Valentino Rossi allo stadio Meazza di Milano lo scorso novembre per Inter-Barcellona di Champions League (AP Photo/Luca Bruno)
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  • sabato 16 Febbraio 2019

Valentino Rossi ha 40 anni

Più della metà dei quali passati in giro per il mondo in sella a una moto, e forse è anche per questo che non li dimostra per niente

Valentino Rossi allo stadio Meazza di Milano lo scorso novembre per Inter-Barcellona di Champions League (AP Photo/Luca Bruno)

Oggi Valentino Rossi, tra i più famosi e longevi sportivi italiani di successo ancora in attività, compie quarant’anni. Li compie a poche settimane dall’inizio della nuova stagione del Motomondiale, il motivo per cui da oltre vent’anni tantissime persone sentono il suo nome un po’ ovunque, quasi a scandire l’anno ogni weekend dall’inverno all’autunno.

Il 10 marzo, in Qatar, Rossi prenderà parte alla sua ventesima stagione nella massima categoria del Motomondiale, quella che un tempo si chiamava soltanto 500 e dal 2002 MotoGP. Se si contano anche le classi inferiori, quelle dalle quali iniziano le carriere dei piloti, il numero di anni nel Motomondiale per Rossi arriva a ventiquattro, più della metà dei suoi anni. È l’unico pilota nella storia del motociclismo ad aver conquistato più di duecento podi nelle tre classi del Motomondiale, e non è ancora finita.

Dei nove titoli mondiali vinti in quattro classi differenti, l’ultimo risale al 2009. Negli ultimi dieci anni, oltre a un inevitabile calo fisiologico e all’arrivo nel Motomondiale di due piloti spagnoli talentuosi come Jorge Lorenzo e Marc Marquez, la carriera di Rossi ha subìto una flessione dovuta anche alle difficoltà incontrate dalle due scuderie per cui ha corso, Ducati e Yamaha, in periodi differenti.

A metà degli anni Duemila, Rossi riuscì infatti a far diventare la Yamaha la prima casa costruttrice del Motomondiale. Nel 2011 decise di passare alla Ducati, ma l’esperienza con l’azienda bolognese fu estremamente complicata. Rossi e la Ducati non riuscirono mai a trovare continuità nei risultati, anche per le note difficoltà di adattamento dei piloti con le moto prodotte dalla casa italiana, molto potenti ma spesso incontrollabili.

Dal 2013 Rossi è tornato alla Yamaha. L’ambientamento ha richiesto alcuni anni, prima di tornare in cima alla classifica del Motomondiale tra il 2014 e il 2016, dove però non riuscì mai a battere le Honda, fra le molte polemiche legate alla rivalità con lo spagnolo Marquez. L’ultimo episodio fra i due — dopo quello che costò a Rossi il Mondiale del 2015 — risale allo scorso aprile, quando a quattro giri dal termine del Gran Premio d’Argentina, Marquez provocò la caduta di Rossi dopo averlo urtato sul fianco sinistro per sorpassarlo. Rossi era sesto, dopo la caduta si rialzò e riuscì a ripartire, ma concluse la gara al diciannovesimo posto. Marquez invece arrivò quinto ma fu poi retrocesso in diciottesima posizione dai giudici di gara per le scorrettezze commesse in gara.

Negli ultimi due anni la Yamaha —  con cui Rossi ha firmato un prolungamento del contratto fino al 2020 — ha avuto grossi problemi di gestione, spesso criticati dallo stesso Rossi. Le moto giapponesi hanno avuto problemi soprattutto all’elettronica, che si sono aggiunti a performance generali inferiori a quelle di Honda e Ducati, le due migliori scuderie dell’ultimo Motomondiale. In vista della nuova stagione l’azienda giapponese ha provveduto alla riorganizzazione del reparto corse, rafforzando le aree tecniche più in difficoltà per aprire un nuovo ciclo con Rossi e lo spagnolo Maverick Viñales ancora in sella alle due moto ufficiali.

Nonostante il titolo mondiale manchi da dieci anni e l’ultima vittoria in gara risalga al 2017, la presenza di Rossi in MotoGP rappresenta ancora un’enorme parte commerciale dell’organizzazione. Nei circuiti dei sedici paesi che ospitano il Motomondiale (nei tre spagnoli un po’ meno), il giallo è il colore preponderante sugli spalti e il 46 il numero più riconoscibile su maglie, cappellini e bandiere. Questo perché oltre alle vittorie, Rossi è stato per anni uno dei personaggi più stravaganti e originali degli sport motoristici.

Rossi rimane l’unico motociclista in attività la cui fama può competere con quella dei piloti di Formula 1, storicamente più ricchi e conosciuti. Dal 2013, poi, Rossi è presente nel Motomondiale con una sua scuderia, la SKY Racing Team VR46, nata per fare emergere e valorizzare i giovani più di talento del motociclismo italiano. L’anno scorso il team VR46 ha ottenuto il suo primo titolo mondiale, nella classe Moto2, con l’italiano Francesco Bagnaia. Il fatto che Rossi, quarantenne, possieda già una scuderia vincente, potrebbe far pensare a un imminente ritiro dalle corse. Ma finora non ne ha mai parlato seriamente e l’impressione è che lo vedremo ancora gareggiare finché riuscirà a essere competitivo in sella a una moto.