Quanto conta la religione nella scelta di non vaccinarsi

Parecchio, secondo i dati raccolti dal Confidencial, ed è una questione che riguarda diverse religioni e diversi paesi europei

di Antonio Villareal – El Confidencial
(GEORGES GOBET/AFP/Getty Images)

Nel 2018 in Europa ci sono state due epidemie gravi: una di influenza e l’altra di morbillo, che hanno causato centinaia di morti: troppi, visto che erano evitabili. Secondo il Sistema de Vigilancia de la Gripe en España, centro nazionale che si occupa della diffusione dell’influenza nel paese, durante l’ultima stagione influenzale ci sono stati «circa 700 mila casi non gravi e circa 52 mila ricoveri, di cui 14 mila con complicazioni gravi e 3 mila per cui è stato necessario il ricovero in terapia intensiva». In totale, negli ultimi 12 mesi, sono morte per influenza 927 persone, il doppio rispetto all’anno precedente. Il 49 per cento delle persone morte non si era vaccinato, pur facendo parte di categorie a cui era stato raccomandato di farlo.

Gli ultimi dati del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) hanno rivelato che solo sei paesi europei possano vantare un tasso di copertura vaccinale (con somministrazione di due dosi di vaccino trivalente) del 95 per cento: Portogallo, Svezia, Croazia, Islanda, Ungheria e Slovacchia.

Perché l’immunità di gregge viene fissata al 95 per cento e non al 100 per cento della popolazione? Perché si tiene conto di chi non si può vaccinare a causa di indicazioni mediche specifiche, per esempio perché è allergico ai vaccini. Tuttavia, l’eccezione non è fatta solo da chi rientra in questi casi: fra i non vaccinati cominciano a comparire anche nuove categorie, fra cui chi ha particolari convinzioni religiose.

In Polonia, dove all’inizio di novembre è iniziata una epidemia di morbillo, la vaccinazione è obbligatoria. Ciò nonostante, nella prima metà dell’anno 34 mila persone si sono rifiutate di vaccinarsi, più che in tutto l’anno precedente. Negli ultimi 8 anni i genitori polacchi hanno presentato 140 mila istanze per essere esonerati dall’obbligo di vaccinare i propri figli.

Il caso della Polonia è paradigmatico, ma non isolato. Nei sondaggi sulla salute pubblica condotti dalla Commissione Europea, la Polonia è sempre in fondo alle classifiche per quanto riguarda la fiducia nei vaccini. «Sono importanti per mio figlio?». Rispetto a una media europea del 90 per cento che risponde di sì, è di questo parere solo il 76 per cento dei polacchi. «I vaccini sono sicuri?», sì per l’82 per cento degli europei, ma solo per il 72 per cento dei polacchi. «I vaccini sono efficaci?». Lo sono senza alcun dubbio per 9 finlandesi o portoghesi su 10, ma appena per 7 polacchi su 10.

La spiegazione di tanta diffidenza sta in un’altra domanda del sondaggio: «I vaccini sono compatibili con le mie credenze religiose?». Per gli spagnoli, i vaccini non sono un problema. Nel 2016, la pensava così il 90 per cento del paese. In Polonia invece questa percentuale scende al 59 per cento, la più bassa di tutta l’Unione Europea. Perché?

Il fattore religioso

Lo scorso 3 ottobre, un’associazione polacca chiamata Stop Nop ha presentato 121.000 firme al Parlamento polacco per chiedere l’abolizione dell’obbligo vaccinale. Fra le richieste c’era quella di imporre ai produttori di fornire «informazioni sui tipi di vaccini e su quali sono ricavati da linee cellulari fetali derivate da aborti».

La questione quindi è questa. Alla base dell’antivaccinismo di molti gruppi religiosi ci sarebbe infatti il timore che alcuni vaccini siano ottenuti da feti abortiti. Negli Stati Uniti – dove sono i singoli stati a stabilire l’obbligatorietà o meno delle vaccinazioni – si registra già da alcuni anni un aumento del numero di persone che si fanno esonerare dall’obbligo vaccinale per motivi religiosi, una possibilità ammessa da 48 stati su 50. Un’inchiesta condotta quest’anno dal giornale The Oregonian mostrava che in Oregon due scuole primarie su tre erano sotto la soglia dell’immunità di gregge; vale a dire che se entrasse il morbillo in una di queste scuole, non ci sarebbero abbastanza bambini vaccinati per contenere un’epidemia. E il principale colpevole di questa situazione è l’esonero vaccinale per motivi religiosi.

Nel 2005 il Vaticano si vide costretto a emettere un comunicato per rispondere alla signora Debra L. Vinnedge, una donna della Florida che nel 2003 chiese al cardinale Joseph Ratzinger se doveva vaccinare i figli pur conoscendo l’origine controversa di alcuni vaccini. La Pontificia Accademia per la Vita si prese due anni di tempo per studiare le prove scientifiche disponibili e concluse che i cristiani hanno la responsabilità di cercare vaccini alternativi a quelli che pongono problemi di ordine morale e che, in assenza di alternative, è permesso ricorrere a questi vaccini quando non farlo comporti un rischio maggiore.

«La ragione morale è che l’obbligo di evitare la cooperazione materiale passiva non sussiste se vi è un danno grave», diceva il comunicato del Vaticano, poi pubblicato sulla rivista Medicina e Morale. «Inoltre, riscontriamo in tal caso una ragione proporzionale per accettare l’uso di questi vaccini di fronte al pericolo di favorire la diffusione dell’agente patogeno, a causa della mancata vaccinazione dei bambini».

Religione e antivaccinisti

La guerra in Ucraina e l’esclusione sociale delle popolazioni rom in Grecia e Romania sono state le cause principali per cui l’epidemia di morbillo all’inizio del 2018 è stata una delle più virulente degli ultimi anni; è pur vero che non ci sarebbe stata, se i tassi vaccinali in Europa occidentale (soprattutto in Francia) non fossero stati così bassi.

Ma esiste un legame fra gli antivaccinisti e i gruppi religiosi che diffidano dei vaccini? Uno studio pubblicato sul Croatian Medical Journal nel 2016 affrontava proprio questo aspetto: «Chi si oppone ai vaccini talvolta specula sulle credenze religiose», scrivevano gli autori. «Di recente, il movimento antivaccinista ha cominciato a diffondersi attivamente nei monasteri, nelle chiese e attraverso video autoprodotti». E così un problema di natura fondamentalmente medica «si è trasformato in un argomento di discussione fra credenti».

La questione non riguarda solo i cattolici. Nel 2008 il sinodo della chiesa ortodossa russa si schierò apertamente contro gli antivaccinisti. «I vaccini sono un potente strumento di prevenzione contro le malattie infettive, alcune delle quali estremamente pericolose», scrissero. «In alcuni casi, i vaccini portano complicazioni che spesso sono imputabili al mancato rispetto delle norme, come quelle che ne regolano la somministrazione a bambini malati».

Purtroppo, non tutte le religioni hanno una visione così chiara, e spesso la confusione è terreno fertile per gli anti-vax.

Nei Paesi Bassi, per esempio, ci sono molte scuole antroposofiche – ispirate al pensiero di Rudolf Steiner e con una discreta diffusione in Europa centrale – dove il tasso vaccinale è sensibilmente inferiore rispetto al resto del paese. In alcune religioni, la questione dei vaccini ha stimolato anche dibattiti teologici. I musulmani, per esempio, non possono mangiare cibi haram, ma solo quelli halal, ossia autorizzati secondo le norme coraniche. Dato che i vaccini contengono spesso gelatina di origine animale, per molti musulmani sono stati un problema. La questione è stata risolta riconoscendo che i vaccini non rientrano nella dieta alimentare e che inoltre proteggono la vita, adempiendo quindi ai precetti di prevenzione del danno (izalat aldharar) e garanzia dell’interesse pubblico (maslahat al ummah).

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L’articolo originale è stato pubblicato dal Confidencial e condiviso con l’European Data Journalism Network, lo trovate qui.

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