Una persona a bordo della Sea Watch 3 in una foto scattata il 24 dicembre (Chris Grodotzki/Sea Watch Via AP)
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  • giovedì 3 gennaio 2019

La situazione delle due navi che non vuole nessuno è ancora bloccata

Malta ha concesso l'ingresso nelle sue acque territoriali ma solo per ripararsi dalle onde: a bordo da giorni ci sono 49 persone

Una persona a bordo della Sea Watch 3 in una foto scattata il 24 dicembre (Chris Grodotzki/Sea Watch Via AP)

Da giorni due navi gestite dalle ong Sea Watch e Sea Eye vagano nel mar Mediterraneo in attesa di ricevere l’autorizzazione ad attraccare in un porto sicuro e far sbarcare le 49 persone che hanno salvato in mare e che hanno a bordo. Ieri Malta ha concesso alle navi l’ingresso nelle acque territoriali dell’isola, ma solo per ripararsi da condizioni meteo difficili e in ulteriore peggioramento. Malta non si è dunque impegnata a risolvere la situazione e non l’ha fatto, finora, nessun altro governo europeo. Sea Watch 3, con a bordo 32 persone tra cui 3 minori non accompagnati, 2 bambini piccoli e un neonato, si trova in mare da tredici giorni; Sea Eye, con a bordo 17 persone, si trova in mare da cinque giorni.

Nelle ultime ore il ministro dell’Interno maltese, Michael Farrugia, ha precisato su Twitter che Malta non è l’autorità competente per il soccorso e ha pubblicato le immagini che mostrano le posizioni delle due navi al momento in cui hanno salvato 32 e 17 persone migranti al largo della Libia.

Ieri i Paesi Bassi hanno dichiarato di essere disponibili ad accogliere alcuni dei migranti della Sea Watch 3, a condizione che altri paesi europei facciano la stessa cosa. Lo ha dichiarato il portavoce del ministero della Sicurezza e della Giustizia Lennart Wegewijs aggiungendo che sono in corso tra diversi paesi i negoziati coordinati dalla Commissione europea. In Germania, sabato scorso, un portavoce del governo aveva fatto dichiarazioni simili a quelle del governo olandese spiegando che il paese avrebbe potuto accettare solo alcuni dei migranti delle due navi, ma a condizione di un impegno simile da parte di altri paesi europei. In Germania, infine, diverse singole città, tra cui Berlino, Amburgo e Brema hanno detto di voler accogliere le persone soccorse. Così ha dichiarato anche il sindaco di Palermo Leoluca Orlando. La situazione è però ancora bloccata.

Nel frattempo, le condizioni delle persone a bordo sono sempre più complicate. Sulle navi, hanno fatto sapere le due ong, si trovano bambini e adulti stremati dalla traversata e dall’inverno, e traumatizzati dalla permanenza nei campi di detenzione della Libia. «A causa della lunga permanenza a bordo con cattive condizioni meteo, molti degli ospiti soffrono di forte mal di mare. Per una persona malnutrita e indebolita, la conseguente disidratazione può mettere a repentaglio la sua condizione».

La Sea Watch 3, nave della ong tedesca Sea Watch che batte bandiera olandese, aveva soccorso 32 migranti al largo delle coste libiche il 22 dicembre. Nelle ore successive al soccorso, il comandante della nave aveva chiesto a diversi paesi europei – Italia, Malta, Spagna, Grecia – e alla Tunisia di poter attraccare in uno dei loro porti, ricevendo risposta negativa. Il 29 dicembre un’altra nave umanitaria tedesca, la Sea Eye, aveva soccorso 17 persone al largo della Libia e poi si era rifiutata di consegnarle alla Guardia costiera libica perché, secondo la ong, sarebbe stata una «violazione delle leggi internazionali».

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