(AP Photo/Efrem Lukatsky)
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  • martedì 27 Novembre 2018

In Ucraina è stata approvata la legge marziale

Durerà 30 giorni e varrà solo nelle regioni che confinano con la Russia: il presidente Poroshenko teme una nuova invasione, ma pochi ci credono

(AP Photo/Efrem Lukatsky)

Il Parlamento dell’Ucraina ha approvato 30 giorni di legge marziale in risposta al sequestro da parte della Russia di tre navi della marina militare ucraina nello stretto di Kerč’, tra il Mar d’Azov e il Mar Nero. La legge marziale – che dà poteri straordinari all’esercito anche nella gestione delle faccende civili – sarà in vigore solo nelle regioni che confinano con la Russia, ma tra le altre cose potrebbe permettere al governo di restringere la libertà di manifestazione e di stampa.

La legge marziale era stata chiesta dal presidente ucraino Petro Poroshenko, che dopo l’incidente nel Mar d’Azov aveva parlato di «un’aggressione» da parte della Russia, spiegando di avere bisogno di poteri straordinari per fronteggiare una possibile invasione militare. Il Parlamento ha comunque dimezzato la durata della legge marziale rispetto alle richiesta di Poroshenko e ne ha limitato l’efficacia territoriale. Non sono in molti a credere che la Russia si stia davvero preparando a invadere militarmente l’Ucraina, e tra gli oppositori di Poroshenko c’era invece il timore che la legge marziale venisse usata come scusa per rimandare le elezioni presidenziali di marzo, per le quali Poroshenko è dato molto in difficoltà. La riduzione da 60 a 30 giorni della durata della legge marziale eviterà quindi sovrapposizioni con il periodo elettorale, che comincerà il 31 dicembre.

Domenica 25 novembre due navi militari e un rimorchiatore ucraino che stavano cercando di attraversare lo stretto di Kerč’, tra la Russia e la penisola di Crimea, sono stati colpiti e poi sequestrati dalla marina russa, che li tiene ancora prigionieri insieme a 23 marinai (di cui sei feriti dopo lo scontro). Non è ancora chiarissimo cosa sia successo tra le navi dei due paesi, ma lo stretto di Kerč’ è da tempo conteso tra Russia e Ucraina e la situazione è sempre molto tesa. Formalmente quel tratto di mare dovrebbe essere controllato congiuntamente da Ucraina e Russia, ma di fatto la Russia esercita uno stretto controllo sul traffico navale e può impedire il passaggio delle navi ucraine semplicemente bloccando lo stretto nell’unico punto navigabile, sotto il ponte che collega Russia e Ucraina.

L’Ucraina sostiene che le sue navi attaccate domenica avessero chiesto regolarmente il permesso di attraversare lo stretto, ma la Russia nega questa circostanza e sostiene quindi che fossero entrate in una zona di mare russa senza autorizzazione. Entrambi i paesi, quindi, sostengono di essere stati attaccati. La situazione tra Ucraina e Russia è molto tesa da sempre, ma negli ultimi anni è peggiorata dopo l’invasione e l’annessione della Crimea da parte della Russia nel 2014 e la guerra nelle regioni dell’est tra l’esercito ucraino e le milizie separatiste filo-russe, sostenute militarmente dalla Russia. Dopo lo scontro di domenica, la NATO e le Nazioni Unite hanno criticato duramente la Russia, che per il momento sembra aver cercato di calmare la situazione riaprendo lo stretto al passaggio delle navi commerciali.

Nel discorso in Parlamento con cui ha chiesto la legge marziale, Poroshenko ha parlato di una «chiara e franca partecipazione delle unità regolari russe» in un attacco contro l’esercito ucraino e di «una minaccia qualitativamente diversa» rispetto al passato, quando spesso la Russia ha usato milizie non ufficiali per attaccare l’Ucraina. Diversi analisti sentiti dal New York Times si sono comunque detti molto scettici sulla reale possibilità che la Russia voglia attaccare l’Ucraina, principalmente perché in questo momento non sembra esserci un chiaro obiettivo militare raggiungibile. Sia il governo russo che alcuni membri dell’opposizione ucraina hanno invece accusato Poroshenko di voler sfruttare la situazione per aumentare il suo consenso in vista delle elezioni di marzo, dopo mesi di discesa nei sondaggi.