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  • martedì 27 novembre 2018

Storia di Harvey Milk

Il famoso consigliere comunale di San Francisco, simbolo del movimento per i diritti delle persone omosessuali, fu ucciso 40 anni fa

Harvey Milk in una manifestazione a San Francisco, il 26 giugno 1978. (AP Photo/File)

Il 27 novembre del 1978, in un ufficio del municipio di San Francisco, il consigliere comunale Harvey Milk fu ucciso con cinque colpi di pistola, sparati da un ex collega che si era dimesso pochi giorni prima. Insieme a Milk fu ucciso George Moscone, il sindaco Democratico di San Francisco con il quale pochi mesi prima Milk aveva approvato quella che all’epoca fu la più completa legge comunale contro le discriminazioni. Milk, che fu il primo consigliere comunale apertamente gay di una grande città americana, è diventato nel tempo un simbolo delle battaglie per i diritti civili, e in particolare del movimento per i diritti delle persone gay, lesbiche, bisessuali e transessuali che in quegli anni si diede forma e organizzazione proprio a Castro Street, la famosa strada di San Francisco di cui Milk era ufficiosamente considerato “sindaco”.

Harvey Milk e George Moscone nel 1977. (AP Photo/File)

Milk non era nato a San Francisco ma a New York, nel 1930. Crebbe in una famiglia di origini lituane, proprietaria di un grande magazzino e impegnata nella comunità ebraica locale. Dopo essersi laureato in matematica, si arruolò nella Marina durante la guerra in Corea, dove prestò servizio a bordo di un sottomarino. Nel 1955 Milk si congedò dopo che fu interrogato formalmente sul suo orientamento sessuale.

Tornò quindi a New York, dove lavorò come insegnante a Long Island, come consulente di borsa e nella produzione di alcuni musical di Broadway, tra cui Jesus Christ Superstar Hair. In quel periodo, Milk non aveva ancora fatto coming out, e per un po’ fece addirittura campagna elettorale per Barry Goldwater, candidato Repubblicano alla presidenza nel 1964 e considerato pioniere della rinascita del movimento conservatore statunitense. Dopo essere passato da un lavoro all’altro, spesso ottenendo successi ma senza trovare quello giusto per sé, Milk si spostò a Dallas, per poi tornare a New York finché, nel 1972, si trasferì a San Francisco. Già allora la città californiana era una delle più tolleranti e progressiste degli Stati Uniti, e aveva una comunità gay molto radicata e vivace organizzata intorno a Castro Street.

In quella strada Milk aprì un negozio di fotografia, diventando in fretta un punto di riferimento per la comunità locale e facendosi notare per il suo carattere estroverso e carismatico, oltre che per il suo acume e per il suo senso dell’umorismo. Nel 1973 si candidò per la prima volta a consigliere comunale, ricevendo però un’accoglienza piuttosto fredda dai leader della comunità LGBT di San Francisco, che non videro subito di buon occhio l’attivismo del nuovo arrivato. Ma Milk aveva un grande talento politico, e si fece portavoce di un’agenda molto progressista e radicale sui diritti civili: raccolse così un grande consenso e alle elezioni ottenne la maggioranza dei voti a Castro e negli altri quartieri più di sinistra, senza però venire eletto.

Harvey Milk davanti al suo negozio di fotografia in Castro Street, nel 1977. (AP photo)

In brevissimo tempo Milk si era fatto conoscere e apprezzare, e lavorò da subito per migliorare le condizioni di vita dei membri della comunità LGBT di Castro, dimostrando un’innata capacità di stringere alleanze e collaborare con le altre realtà politiche. Dopo che alcuni commercianti locali avevano provato a impedire a due persone gay di aprire un negozio, fondò la Castro Village Association, per tutelare le attività gestite dalle persone omosessuali nel quartiere. Si tagliò i capelli, smise di fumare marijuana e disse che non avrebbe più frequentato le saune gay di Castro, per presentarsi come candidato “istituzionale”: funzionò, e Milk iniziò a ottenere il sostegno di varie associazioni locali, dai pompieri ai costruttori edili.

Si ricandidò a consigliere comunale nel 1975, un’altra volta senza essere eletto. Ma il clima in città stava iniziando a cambiare, e nel 1976 fu eletto sindaco George Moscone, un liberal che aveva visitato di persona l’ufficio del comitato elettorale di Milk e che si era già fatto portavoce della comunità gay quando, al Parlamento della California, si era battuto contro una legge che dichiarava illegali i rapporti orali e anali, una delle cosiddette “leggi sulla sodomia”. Nel 1976, Moscone nominò Milk commissario nell’ente cittadino che si occupava di appalti, facendone il primo funzionario di questo tipo dichiaratamente gay negli Stati Uniti.

Dopo aver provato senza successo a essere eletto al Parlamento statale, Milk lavorò con Moscone per una nuova legge che organizzasse l’elezione dei consiglieri sulla base dei quartieri, e si ricandidò una terza volta nel 1977. Il suo principale avversario era uno stimato avvocato locale, membro da molto più tempo della comunità LGBT locale e che aveva subito anche un trattamento con l’elettroshock per via della sua omosessualità. Ma Milk vinse facilmente, grazie alle sue doti da comunicatore e una proposta più radicale (in un certo senso “populista”, diremmo oggi).

Con la sua elezione, Milk era diventato un simbolo a livello nazionale, e di lui si era parlato sui principali quotidiani americani. Al consiglio comunale si dimostrò un politico con cui non era sempre facile lavorare, per via delle sue continue provocazioni e del suo carattere istrionico, ma diventò un prezioso alleato per Moscone in alcune battaglie contro i grandi poteri edilizi e immobiliari locali. Spesso si oppose ad altri stimati politici locali, come Dianne Feinstein, che sarebbe poi diventata una storica senatrice Democratica. Ma ebbe uno scontro soprattutto con Dan White, un altro consigliere che cominciò a boicottare tutte le iniziative di Milk dopo che questi, con un voto decisivo, aveva autorizzato la costruzione di un centro di salute mentale per adolescenti a cui White si opponeva.

Dal punto di vista dei diritti della comunità LGBT, Milk si spese per approvare quella che il New York Times definì «la più severa e completa legge contro le discriminazioni» di tutti gli Stati Uniti, e lavorò a molte iniziative per migliorare l’edilizia popolare, per costruire centri di assistenza per le madri lavoratrici, e per rendere nuovamente attivi gli immobili industriali abbandonati di Castro. Ma i mesi da consigliere di Milk sono ricordati principalmente per la sua opposizione alla cosiddetta “Briggs Initiative”, una proposta legislativa statale per permettere il licenziamento degli insegnanti omosessuali. Milk iniziò una dura campagna contro John Briggs, il promotore dell’iniziativa, partecipando a vari dibattiti in cui tentò di sfatare le false credenze sugli omosessuali, ancora molto radicate. Dopo una grande marcia organizzata a San Francisco contro la proposta, si schierarono contro anche l’ex governatore della California Ronald Reagan e il presidente Jimmy Carter: fu infine bocciata dagli elettori, nel novembre del 1978.

Il 10 novembre Dan White si dimise da consigliere, citando come ragione lo stipendio troppo basso. Pochi giorni dopo cambiò idea, e chiese di essere di nuovo incaricato: Moscone inizialmente sembrò accettare, ma poi fu convinto da alcuni consiglieri – tra cui Milk – a nominare qualcun altro. Erano i giorni del massacro di Jonestown, nel quale oltre 900 membri di una setta religiosa precedentemente stanziata a San Francisco si uccisero nel più grande suicidio collettivo della storia, e l’amministrazione era molto indaffarata.

Un’ora prima della conferenza stampa in cui Moscone avrebbe dovuto annunciare il nuovo consigliere comunale, il 27 novembre, White si intrufolò nel municipio attraverso una finestra laterale, eludendo il metal detector. Andò nell’ufficio di Moscone e lo uccise con quattro colpi, poi incontrò Milk e uccise anche lui. Feinstein, da un ufficio vicino, chiamò la polizia non appena sentì i colpi: poco dopo dovette annunciare ai giornalisti che Moscone e Milk, di 49 e 48 anni, erano stati assassinati. White si consegnò alla polizia, e l’anno seguente fu condannato a poco meno di otto anni di prigione: per il suo passato e la sua estrazione sociale, e per la sua collaborazione, gli furono concesse diverse attenuanti e il crimine fu ritenuto un omicidio colposo, non doloso.

Il corpo di Harvey Milk trasportato fuori dal municipio, il 27 novembre 1978. (AP Photo/James Palmer)

Gli ultimi mesi del 1978, con il massacro di Jonestown e l’omicidio di Moscone e Milk, sono ricordati come il periodo peggiore della storia recente di San Francisco. I giornali dell’epoca descrivono una città «in agonia», e la sentenza decisa per White non fece che aumentare le tensioni a Castro: nel 1980, l’elezione distrettuale per i consiglieri comunali fu revocata, per evitare ulteriori divisioni.

Una manifestazione spontanea dopo l’omicidio di Moscone e Milk, davanti al municipio di San Francisco. (AP Photo)

Oggi Milk è ricordato come uno dei pionieri delle battaglie per i diritti civili negli Stati Uniti, ma è anche considerato uno dei primi politici americani ad aver intuito come i temi nati nella sinistra progressista degli anni Sessanta e Settanta fossero capaci di creare aggregazione e partecipazione a livello locale, anche nei singoli quartieri. In molti hanno anche sottolineato, però, che Castro non trovò nessuno che riuscisse davvero a sostituirlo, probabilmente anche per come Milk personalizzò le battaglie politiche di cui si fece carico. Nel 2008, il regista Gus Van Sandt girò Milk, un famoso film sulla sua vita, in cui fu interpretato da Sean Penn. Oggi nel cuore di Castro c’è Harvey Milk Plaza, dove sventola una bandiera arcobaleno, simbolo della comunità LGBT che ha una storia strettamente legata a quella di Milk.