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  • domenica 11 novembre 2018

Perché ci sono le carovane di migranti in America Centrale?

In paesi come El Salvador e Honduras è sempre più difficile vivere, a causa delle violenze delle potentissime gang criminali

Ilopango, El Salvador (Jose CABEZAS/AFP/Getty Images)

Nelle ultime settimane si è parlato in tutto il mondo delle cosiddette “carovane di migranti” partite dall’America centrale e dirette verso gli Stati Uniti. Le attenzioni mediatiche che hanno ricevuto sono dipese in parte dal grande numero di persone – diverse migliaia – che hanno partecipato alle ultime carovane, ma soprattutto perché il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il Partito Repubblicano ne hanno fatto un tema centrale della campagna elettorale per le elezioni di metà mandato. Trump e diversi suoi sostenitori e media vicini alla sua amministrazione hanno sostenuto che le carovane fossero una minaccia imminente e molto pericolosa per la sicurezza nazionale statunitense, anche per la presunta presenza (mai provata e anzi smentita dai giornalisti sul posto) di terroristi provenienti dal Medio Oriente.

Al di là dell’uso che ne ha fatto Trump per la sua campagna elettorale, le carovane di migranti hanno fatto tornare di attualità il problema della violenza in Centro America, in particolare in El Salvador, Honduras e Guatemala.

La presenza di potenti gang criminali in questa zona di America non è una novità, ma negli ultimi anni il fenomeno sembra essersi aggravato, provocando conseguenze molto rilevanti sulla vita quotidiana dei normali cittadini. Se prima le gang criminali uccidevano soprattutto per conquistare pezzi del mercato della marijuana, della cocaina e dell’eroina, rimanendo legate per lo più ai meccanismi tradizionali dei cartelli della droga, oggi sono qualcosa di diverso, di più violento, ha raccontato un recente articolo del Wall Street Journal: invece che fare soldi facendo affari all’estero, rubano alle loro stesse comunità, imponendo sistemi di estorsione molto duri.

La situazione è particolarmente grave a El Salvador, dove circa un terzo della popolazione guadagna meno di 5,50 dollari al giorno. Funzionari governativi salvadoregni citati dal Wall Street Journal hanno stimato che una delle principali gang, MS-13, compia sistematiche estorsioni in 248 delle 262 municipalità del paese, senza subire grandi pressioni dalle autorità. MS-13 si divide il controllo del territorio con un altro gruppo criminale molto violento, Barrio 18: entrambe sono organizzazioni criminali transnazionali, cioè operano in diversi paesi del Centroamerica ma anche negli Stati Uniti e in Canada. A San Salvador, la capitale del paese, le gang controllano la distribuzione dei beni di consumo e accumulano denaro minacciando i lavoratori di ristoranti e call center, e i proprietari di negozi. Nelle aree rurali minacciano di bruciare le piantagioni di zucchero a meno che i contadini non accettino di pagare. Il ministro della Giustizia e della Sicurezza di El Salvador, Mauricio Ramírez Landaverde, ha detto che le gang sono diventate così pervasive che «non sai dove finisce lo stato e dove iniziano le organizzazioni criminali».

Per dare una dimensione del fenomeno: funzionari salvadoregni sostengono che le gang criminali del paese guadagnino circa 20 milioni di dollari all’anno dalle attività di estorsione, a cui vanno aggiunti i soldi ottenuti da altre attività, legali e illegali.

Secondo il ministro della Difesa salvadoregno, le gang criminali MS-13 e Barrio 18 impiegano circa 60mila persone nelle loro varie attività, molte di più delle due principali aziende del paese, Hanesbrands e Fruit of the Loom, che danno lavoro a circa 20mila persone. Amilcar Rivera, direttore di una scuola elementare a San Salvador, ha raccontato al Wall Street Journal che diversi suoi alunni hanno iniziato a lavorare per una o per l’altra gang quando avevano 10 anni: utilizzati come scaricatori di camion nel mercato più grande della città, o per altri incarichi simili, i giovani guadagnano circa 300 dollari a settimana; facendo estorsioni per le gang criminali, possono arrivare a guadagnare fino a mille dollari a settimana: «Cosa pensate che scelgano questi giovani?».

La situazione a El Salvador è peggiorata negli ultimi anni. Nell’aprile 2012 il governo dell’allora presidente salvadoregno Mauricio Fuentes firmò una tregua con le gang MS-13 e Barrio 18, allo scopo di ridurre il numero di omicidi nel paese: tra le altre cose, il governo accettò di spostare i leader dei gruppi criminali dalle celle d’isolamento a carceri di massima sicurezza con regole più flessibili. Era per esempio permesso loro di comunicare con l’esterno, ordinare cibo e alcol “a domicilio” e ricevere visite dalle prostitute.

All’iniziò la mossa funzionò – gli omicidi scesero del 42 per cento – ma la fiducia della popolazione nel governo e nello stato di diritto crollò. Poco più di un anno dopo, e sotto la pressione degli Stati Uniti, El Salvador decise di fare un passo indietro: mise fine alla tregua, ma nel 2015 fece registrare un tasso record di omicidi per abitanti, 103 ogni 100mila. Oggi è di 60,1 ogni 100mila abitanti, il più alto del mondo e quasi 12 volte quello registrato negli Stati Uniti, uno dei paesi sviluppati in cui il problema è più grave. Da allora, inoltre, il potere delle gang sembra essere aumentato ulteriormente, come se la tregua avesse dimostrato come la violenza possa essere usata dai gruppi criminali per raggiungere certi politici.

Appena dietro a El Salvador, nella classifica dei paesi più violenti del mondo c’è l’Honduras, da dove sono partite la maggior parte delle carovane di migranti dirette verso gli Stati Uniti.

Anche in Honduras, la principale ragione che nelle ultime settimane ha spinto migliaia di persone a emigrare verso nord è la violenza: e anche qui, come in El Salvador, la responsabilità è soprattutto delle gang criminali rivali, tra cui MS-13 e Barrio 18. In un rapporto diffuso nel 2017 da Medici senza Frontiere (PDF), si legge che l’Honduras sta sperimentando dei «livelli di violenza senza precedenti per una zona non in guerra» e che «i cittadini sono uccisi con impunità, e i sequestri e le estorsioni sono all’ordine del giorno». Per le donne la situazione è spesso ancora più critica: nel suo rapporto, MSF ha parlato di numerosissimi casi di stupro e di «uso della violenza sessuale come strumento di intimidazione e controllo». Secondo il Centro per i diritti delle donne dell’Honduras, nel paese viene uccisa una donna ogni 16 ore, il tasso più alto registrato nel mondo.

Molte delle persone che nelle ultime settimane si sono unite alle carovane di migranti dirette verso gli Stati Uniti, quindi, l’hanno fatto principalmente per scappare dalle violenze subite nei loro paesi. Le principali responsabili di queste violenze sono le gang criminali che operano ormai da molti anni in diversi paesi centroamericani e che impiegano decine di migliaia di persone nelle loro attività illegali. Per il momento non sembra che la forza di queste gang possa essere messa in discussione dai governi locali, bloccati dalla corruzione e incapaci di trovare delle soluzioni per ridurre il potere dei gruppi criminali.