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  • giovedì 8 novembre 2018

La Grecia non vuole più pagare lo stipendio dei preti ortodossi

Il governo greco e l'Arcivescovo di Atene hanno trovato un primo accordo per modificare i rapporti tra stato e Chiesa, da sempre molto stretti

(AP Photo/Yorgos Karahalis)

In Grecia è stato raggiunto un accordo in base al quale i circa 10mila preti ortodossi del paese non saranno più considerati dipendenti statali e, di conseguenza, direttamente stipendiati dallo Stato. L’accordo è stato firmato dal primo ministro Alexis Tsipras, ateo e a capo di una coalizione di sinistra, e dall’Arcivescovo di Atene Geronimo II, il capo e della Chiesa ortodossa greca. Dovrà ora essere approvato dal Consiglio dei ministri e dal Santo Sinodo della chiesa greca ortodossa. Lo Stato continuerà però a pagare i preti, anche se in modo indiretto: verserà infatti un sussidio alla Chiesa, che a sua volta userà quei soldi per pagare i preti. Il sussidio sarà di circa 200 milioni di euro all’anno e non cambierà al cambiare del numero dei preti.

L’accordo tra Tsipras e Geronimo II prevede anche la creazione di un nuovo fondo condiviso in cui entreranno i guadagni di terreni e proprietà contesi tra Stato e Chiesa greca ortodossa, che si divideranno tutti i guadagni a metà. È un accordo che mette fine a una disputa che dura dal 1952 e, dal punto di vista dello Stato, è un buon risultato: la Chiesa greca ortodossa ha infatti tante e notevoli proprietà i cui guadagni erano finora quasi sempre della sola Chiesa.

In Grecia, Stato e Chiesa continuano comunque a essere molto legati. Nell’articolo 3 della Costituzione, che garantisce libertà di culto, la religione greca ortodossa viene definita «predominante» e in Grecia si dichiara cristiano-ortodosso circa il 90 per cento della popolazione. Nelle scuole del paese le lezioni iniziano ancora con una preghiera mattutina, la religione è insegnata per tutti i 12 anni di scuola dell’obbligo, nei tribunali ci sono simboli religiosi e tutti i primi ministri (compreso Tsipras) hanno parlato della Chiesa nei loro discorsi di insediamento, chiedendo una benedizione per il loro nascente governo.

Tsipras – che oltre a essere ateo non è sposato, non ha fatto battezzare i suoi figli e non ha giurato sulla Bibbia nel giorno del suo insediamento– sta cercando di rendere più secolarizzato lo Stato. Dimitris Tzannakopoulos, portavoce del suo governo, ha detto: «La neutralità religiosa prevede che la Grecia non dia ad alcune religioni più diritti rispetto alle altre. Ma è innegabile che la Chiesa ortodossa abbia la grande maggioranza dei fedeli». L’accordo tra Tsipras e Geronimo II è stato criticato da alcuni preti ortodossi e alcuni politici dell’opposizione, sostenendo che lo status di dipendenti pubblici assicurava ai preti ortodossi certi benefici che ora potrebbero perdere.

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