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  • martedì 6 novembre 2018

In Georgia c’è un’elezione importante

Forse più di tutti gli altri 35 stati in cui si vota stanotte: per chi sono i due candidati, e per un grave scandalo elettorale che va avanti da tempo

La candidata Democratica Stacey Abrams, a sinistra, e il Repubblicano Brian Kemp. (John Bazemore-Pool/Getty Images)

Insieme alle elezioni statunitensi di metà mandato, con le quali martedì saranno rinnovati tutti i seggi della Camera e un terzo di quelli del Senato, 36 stati americani oggi eleggono i propri governatori. Si vota in stati grandi e importanti come la California e il Texas, ma una delle elezioni più strettamente osservate e commentate dai media è quella in Georgia, lo stato meridionale dove si trova Atlanta e dove hanno sede CNN e Coca-Cola, con oltre il 30 per cento di abitanti afroamericani e da 16 anni governata dai Repubblicani.

A sfidarsi per il posto di governatore sono Brian Kemp, 55enne Repubblicano attuale segretario di Stato della Georgia, e Stacey Abrams, 44enne avvocata Democratica, che se eletta diventerebbe la prima donna afroamericana a fare la governatrice negli Stati Uniti. Le elezioni in Georgia sono state molto raccontate negli Stati Uniti perché sono incerte e per il significato simbolico della candidatura di Abrams, ma anche perché sono state caratterizzate da un enorme – e per certi versi assurdo – scandalo legato alla registrazione delle persone nelle liste elettorali: Kemp, che in quanto segretario di Stato è a capo dell’ufficio che supervisiona il processo elettorale, e nonostante molte polemiche su questo doppio ruolo non ha voluto dimettersi, è accusato da anni di aver limitato in vari modi l’accesso ai registri elettorali ai cittadini appartenenti a minoranze etniche. Negli ultimi giorni, poi, ha accusato – senza prove concrete – il Partito Democratico di aver pianificato un attacco informatico al sistema che regola il voto nello stato.

Il sito FiveThirtyEight, che ha sviluppato un imponente modello statistico per prevedere i risultati delle elezioni, dà Kemp al 50,5 per cento dei voti, mentre stima Abrams al 48,3 per cento. Perché venga eletto immediatamente, un candidato deve ottenere almeno il 50 per cento dei voti più uno: e non è scontato, visto che è candidato anche l’indipendente Ted Metz, stimato all’1,1 per cento. È insomma un’elezione molto in bilico, sulla quale è particolarmente difficile fare previsioni perché la Georgia non inserisce i cittadini nei registri elettorali dividendoli per affiliazione politica, come avviene in gran parte degli Stati Uniti: non si può quindi sapere se gli oltre due milioni di persone che hanno votato in anticipo alle elezioni siano in prevalenza Democratici o Repubblicani.

Uno stampino per segnalare che si è votato, in un seggio di Atlanta. (Jessica McGowan/Getty Images)

L’incertezza della competizione ha fatto sì che la campagna elettorale sia stata la più costosa di sempre in Georgia, con i Democratici che hanno investito molte risorse in quella che potrebbe essere la prima donna afroamericana a guidare uno stato. I Repubblicani, di riflesso, sono stati costretti a spendere di più. Kemp ha basato buona parte della sua campagna elettorale sulla lotta contro l’immigrazione clandestina, insistendo molto sulla tenuta dei confini, e ha promesso una continuità coi due precedenti governatori Repubblicani, specialmente nell’abbassamento delle tasse. In uno spot molto circolato online, Kemp ha mostrato piuttosto esplicitamente il suo sostegno per i diritti dei possessori di armi da fuoco: punta un fucile contro un ragazzo che vorrebbe uscire con una delle sue figlie.

Abrams, da parte sua, ha concentrato la sua campagna sull’espansione del programma di assistenza sanitaria Medicaid e sui finanziamenti all’istruzione pubblica. Ma Abrams in passato si è a lungo occupata della lotta contro le discriminazioni subite dalle minoranze in Georgia, e tra le altre cose ha fondato il New Georgia Project, un’organizzazione che negli anni ha aiutato i cittadini appartenenti alle minoranze a partecipare al voto.

Proprio i documenti presentati dall’organizzazione per conto degli iscritti al programma sono tra quelli al centro di un grosso scandalo che ha coinvolto Kemp, che oltre a essere il suo avversario è anche il responsabile del voto in Georgia ed è accusato – anche in una causa civile federale – di aver limitato i diritti elettorali di oltre 50mila cittadini, in buona parte appartenenti a minoranze etniche. Al centro del caso c’è una legge approvata l’anno scorso su insistenza di Kemp, conosciuta come “corrispondenza esatta”, che prevede che chi si iscrive ai registri elettorali – una condizione necessaria per poter votare – debba presentare dei moduli in cui le informazioni personali siano esattamente corrispondenti a quelle già presenti nei database statali. In caso di incongruenze, che possono essere anche minime come un trattino o un secondo nome, le richieste di registrazione vengono sospese, e chi le ha presentate ha 26 mesi per chiarire l’equivoco, dopo i quali vengono bocciate.

Secondo dei documenti del dipartimento di Stato della Georgia visti da Associated Press, circa 53mila domande di registrazione elettorale sono state sospese per questa legge. Circa il 70 per cento erano di persone afroamericane.

Secondo Kemp e i Repubblicani la legge ha lo scopo di limitare le frodi elettorali, ma Abrams e i Democratici sostengono che abbia gravi effetti nella limitazione dell’accesso al voto. Sul caso si è espressa anche una giudice della Georgia, che pochi giorni fa ha stabilito che il percorso previsto per chi è nella lista delle richieste in sospeso e vuole votare alle elezioni è troppo complicato e impegnativo. È stata quindi estesa la lista dei funzionari pubblici con la facoltà di risolvere i casi di richieste in sospeso, ed è stato intimato all’ufficio di Kemp di fornire istruzioni precise su come poter votare.

Ma non è l’unico caso in cui Kemp è stato accusato di aver limitato l’accesso al voto. Il suo dipartimento di Stato si è distinto per aver eliminato dalle liste elettorali, secondo uno studio del Brennan Center for Justice della New York University, circa 1,5 milioni di elettori considerati inattivi tra il 2012 e il 2016. L’anno scorso, secondo l’Atlanta Journal-Constitution, gli elettori eliminati dalle liste elettorali sono stati 665mila. È una pratica ancora in vigore in pochissimi stati americani, che prevede che gli iscritti ai registri elettorali che non hanno votato o non hanno contattato funzionari elettorali per tre anni siano contattati con una mail per chiedere una conferma sul loro indirizzo. Se entro 30 giorni questi elettori non rispondono, sono inseriti in una lista speciale di elettori “inattivi”: se non votano o non contattano funzionari pubblici nelle successive due elezioni generali, sono cancellati dai registri.

Questa pratica, difesa da una sentenza della Corte Suprema statunitense lo scorso giugno, serve in teoria a combattere le frodi elettorali: ma negli Stati Uniti, dove l’affluenza è molto bassa – fu del 36,4 per cento alle ultime elezioni di metà mandato – è comune che gli elettori possano non votare per anni. Secondo Abrams e i Democratici, quelli di Kemp sono tentativi di impedire che gli elettori afroamericani e delle altre minoranze etniche, poco costanti nel voto ma convinti a questo giro dalla candidatura di una donna afroamericana, possano partecipare alle elezioni.

Per questo, a lungo i Democratici hanno chiesto che Kemp si dimettesse dall’incarico di segretario di Stato, che supervisionando le elezioni dovrebbe essere una figura imparziale. Kemp non solo si è rifiutato, ma a pochi giorni dalle elezioni ha ordinato l’apertura di un’indagine formale sul Partito Democratico della Georgia, per un presunto tentativo di violare il sistema informatico elettorale. Al centro delle accuse c’è una mail che una volontaria del Partito Democratico ha inoltrato a una dirigente del partito: all’interno c’erano le preoccupazioni di un comune cittadino sulla possibilità che il sistema informatico che regola le elezioni potesse essere attaccato. La dirigente girò la mail a due professori di informatica dell’università Georgia Tech, uno dei quali faceva parte di una squadra messa insieme da Kemp per controllare la regolarità del processo di voto.

Il comunicato del comitato elettorale di Kemp scritto per congratularsi con l’indagine avviata dal segretario di Stato della Georgia, cioè Kemp, in cui un funzionario del comitato elettorale di Kemp si congratula con il segretario di Stato della Georgia, cioè Kemp.

È da quella segnalazione che è partita l’indagine, estesamente criticata dal Partito Democratico. Kemp ha negato che il sistema informatico della Georgia avesse dei punti deboli, ma il sito ProPublica ha scritto che nel weekend sono state riprogrammate alcune sue parti.

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