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  • lunedì 5 novembre 2018

Cosa sono e dove sono Milano 2 e Milano 3

Cioè i quartieri residenziali costruiti da Berlusconi, definiti "ghetti per ricchi" e legati alla nascita di Canale 5

di Daniele Conti
Un'immagine di Milano 2 (ANSA/MASSIMO VIEGI/DRN()

Poco fuori Milano ci sono due posti che con Milano condividono il nome, sebbene in modo subalterno: si chiamano Milano 2 e Milano 3, e sono due quartieri residenziali a cui di solito si associano il nome e la storia di Silvio Berlusconi. Fu infatti per iniziativa dell’ex presidente del Consiglio, allora imprenditore impegnato soprattutto nel settore immobiliare, che i due centri furono costruiti nel corso degli anni Settanta.

Milano 2 si trova nel comune di Segrate, a est di Milano; confina a nord con l’ospedale San Raffaele e a ovest con il Parco Lambro. Venne costruita tra il 1970 e il 1979 dalla società Edilnord, di proprietà di Berlusconi, su un terreno di 712 mila metri quadrati precedentemente occupato da un’azienda agricola e acquistato da Berlusconi alla fine degli anni Sessanta. Oggi Milano 2 occupa uno spazio quattro volte maggiore rispetto agli inizi ed è abitata da circa cinquemila persone. Venne realizzata per proporre un’area residenziale tranquilla e sicura, caratterizzata da ampi spazi verdi e lontana dallo stress e dal rumore della metropoli. In un volume promozionale del 1976, la giornalista Natalia Aspesi descriveva così la contrapposizione tra Milano e Milano 2: «Il paesaggio fisico di Milano si è fatto crudele e sopportarlo è talvolta molto acre. […] Si sente la voglia di vivere Milano e nello stesso tempo di esorcizzare Milano: di sdoppiarsi insomma e di provare emozioni corazzate in una città dura e instancabile e provare emozioni indifese in una città dolce e riposata. Una Milano 1 per trovarsi al centro di tutto, una Milano 2 per ritrovare se stessi».

La vocazione di Milano 2 a costituire una sorta di cittadella verde, isolata e autonoma è rimasta invariata nel tempo, così come la sua struttura generale. Il quartiere si sviluppa lungo un asse centrale, in prossimità del quale si trovano i condomini dei residenti (28 palazzi, molti dei quali con nomi di ispirazione botanica: Cedri, Querce, Betulle…), negozi, un supermercato e altre strutture, tra cui un circolo sportivo, un centro religioso, alcune scuole, aule studio, una biblioteca e un centro direzionale. Ci sono anche parchi giochi, campi sportivi (quello di calcio è intitolato a Raimondo Vianello), laghetti e fontane. I costi degli appartamenti sono elevati e di conseguenza la maggior parte dei residenti sono persone benestanti, motivo per cui agli inizi il progetto Milano 2 venne accusato di essere «un ghetto per ricchi».

L’intero quartiere è percorso da vie ciclabili e pedonali che non incrociano quasi mai le strade per le automobili. Queste ultime inoltre sono collocate a un livello inferiore rispetto alle aree urbane, così da limitare l’impatto del traffico sul quartiere. Enrico Hoffer, uno degli architetti che curò il progetto di Milano 2, ha raccontato che «l’idea generale di un quartiere con tanto verde, in cui le auto quasi non si vedono, è stata di Berlusconi. Lui seguiva spasmodicamente quello che veniva fatto nell’ufficio tecnico, scendendo nei particolari. Ad esempio, era presissimo con il discorso degli alberi. Spesso andavamo insieme nei vivai a cercarli, per poi posizionarli nei condomini».

Oltre che per la sua fondazione, la storia di Milano 2 si intreccia a quella imprenditoriale di Berlusconi anche per un altro episodio. Per evitare la presenza di antiestetiche antenne televisive sui tetti dei palazzi, fin dai primi anni 70 il quartiere era stato dotato di un sistema di distribuzione di canali televisivi via cavo. Questo fatto favorì la nascita di una piccola televisione via cavo, Telemilanocavo, che nel settembre del 1974 iniziò a trasmettere dal Palazzo dei Cigni, un edificio nella piazza principale di Milano 2. Grazie a essa, i residenti potevano seguire a distanza i riti della Chiesa del quartiere e le attività che si svolgevano nei campi sportivi di Milano 2, oltre ad alcuni programmi, film e notiziari. Nel 1978 l’emittente, che nel frattempo aveva iniziato a trasmettere via etere col nome di Telemilano, venne ceduta a Berlusconi dal precedente editore, Giacomo Properzj, che non poteva più sostenerne i costi di gestione. Due anni dopo, Telemilano divenne Canale 5, prima televisione privata con diffusione nazionale e rete principale della nascente impresa mediatica di Berlusconi.

Milano 3 condivide con Milano 2 la stessa natura di cittadina tranquilla e autonoma, ma su scala più ampia: occupa circa 14 chilometri quadrati (quasi cinque volte l’estensione di Milano 2) del territorio di Basiglio, un comune a sud di Milano, e ospita settemila abitanti. Il quartiere fu costruito da Edilnord tra il 1980 e il 1991, circa 10 anni dopo la realizzazione di Milano 2, e venne progettato secondo le stesse linee guida: vaste aree verdi, integrazione armoniosa tra architettura e paesaggio, strade che non incrociano le vie ciclabili e pedonali e disponibilità di numerosi servizi e strutture per i residenti (banche, negozi, scuole, campi sportivi, centri religiosi). Ciò che manca, sia a Milano 2 che a Milano 3, sono dei posti per la vita mondana: non ci sono pub, né discoteche né cinema. La sera molti abitanti preferiscono quindi spostarsi a Milano, il cui centro dista nove chilometri da Milano 2 e 13 da Milano 3, sacrificando la tranquillità di questi due quartieri-modello a favore della vitalità della metropoli.

Di recente alcuni giornali hanno scritto di un’operazione Milano 4. Non si tratterebbe però della fondazione di un nuovo quartiere, ma di un progetto che prevede la costruzione di nuovi palazzi su un territorio di 200mila metri quadrati all’interno di Milano 3. In seguito all’opposizione dell’amministrazione del comune di Basiglio, contraria alla cementificazione di un terreno che attualmente rappresenta l’area verde più grande di Milano 3, all’inizio del 2017 il progetto di costruzione venne approvato da un commissario nominato dalla giunta regionale della Lombardia.

Questo e gli altri articoli della sezione Milano per profani sono un progetto del corso di giornalismo 2018 del Post alla scuola Belleville, pensato e completato dagli studenti del corso.