• Cultura
  • mercoledì 31 ottobre 2018

A Hong Kong ha chiuso l’ultima libreria che vendeva testi censurati dalla Cina

Dove arrivavano cinesi da tutto il paese per comprare libri che parlavano liberamente di politica, sesso e religione

Copie di L'assassinio del commendatore, l'ultimo romanzo di Haruki Murakami, nella vetrina di una libreria di Hong Kong, accompagnate da note che avvisano che l'opera è stata giudicata "indecente" dai censori cinesi, 26 luglio 2018 (ANTHONY WALLACE/AFP/Getty Images)

A Hong Kong ha chiuso la People’s Bookshop, l’ultima libreria dov’era possibile comprare i libri vietati dal Partito comunista cinese nel resto della Cina. Si tratta di un ulteriore passo verso la restrizione della libertà di espressione a Hong Kong, che è tornata a far parte della Cina nel 1997 dopo 156 anni di dominio coloniale britannico. La Cina aveva promesso di applicare il principio “One country, two system”, “Un paese, due sistemi”, e mantenere il sistema capitalistico della regione e le sue libertà democratiche, ma negli ultimi tempi le ingerenze del governo di Pechino sono diventate sempre più pesanti.

Fino a pochi anni fa a Hong Kong si stampavano e vendevano libri che nel resto della Cina erano vietati. Tra le tante librerie dove trovare testi del genere c’era anche la People’s Bookshop, aperta nel 2004 da Paul Tang nel quartiere di Causeway Bay: «le case editrici stampavano un libro dietro l’altro e vendevamo centinaia di libri al giorno», ha raccontato al Guardian, che venivano spesso comprati da clienti arrivati dal resto della Cina. Non si trattava solo di testi politici e anti-comunisti, visto che la censura cinese si applica anche alla religione e al sesso: biografie sulla vita privata del presidente Mao, storie sulla rivoluzione culturale, saggi sulle proteste in piazza Tiananmen e guide sul sesso orale.

La pressione sempre maggiore del governo cinese ha portato alla chiusura di case editrici e librerie e all’arresto, nel 2015, di cinque librai vicini alla casa editrice Mighty Current, che pubblicava testi critici verso la Cina. Sempre il Guardian riporta quando detto da persone vicine a Tang, cioè che avrebbe cioè chiuso «l’ultimo posto di contrabbando letterario» di Hong Kong su pressione del governo cinese. Di fatto, dice Malinda Ye della casa editrice Chinese University Press, «i libri proibiti non vengono più pubblicati». Secondo Agnes Chow Ting del partito pro-democratico Demosisto, «la situazione è molto preoccupante. Molte catene di librerie e case editrici di Hong Kong sono ora controllate da un ufficio collegato al governo di Pechino».

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