Il Parlamento della Macedonia durante il voto sulla riforma costituzionale per cambiare nome al paese, il 19 ottobre 2018; i deputati del Partito Democratico per l’unità nazionale (Vmro-Dpmne), all'opposizione, si sono messi in piedi sul lato destro dell'aula per protesta (AP Photo/Boris Grdanoski)

La Macedonia prova a cambiare nome col Parlamento

A maggioranza di due terzi ha avviato la procedura per approvare l'accordo con la Grecia, quello del referendum che non aveva raggiunto il quorum

Il Parlamento della Macedonia durante il voto sulla riforma costituzionale per cambiare nome al paese, il 19 ottobre 2018; i deputati del Partito Democratico per l’unità nazionale (Vmro-Dpmne), all'opposizione, si sono messi in piedi sul lato destro dell'aula per protesta (AP Photo/Boris Grdanoski)

Il Parlamento della Macedonia ha avviato una procedura per cambiare la Costituzione del paese e modificarne il nome in “Repubblica della Macedonia settentrionale”, come proposto dal referendum dello scorso 30 settembre, che non aveva raggiunto il quorum del 50 per cento. Era però un referendum consultivo, che comunque avrebbe avuto bisogno di un iter parlamentare per portare al cambio di nome. I parlamentari a sostenere la proposta del governo, frutto di un accordo con la Grecia che ha lo scopo di avvicinare la Macedonia all’Unione Europea, sono stati 80 su 120, i due terzi necessari perché la procedura venisse avviata. Otto deputati dell’opposizione hanno votato insieme alla coalizione di governo del primo ministro Zoran Zaev.

Nei prossimi tre mesi il Parlamento discuterà la mozione per il cambio di nome, dopodiché ci sarà un altro voto, per cui basterà la maggioranza semplice di 61 deputati per proseguire il processo. Nel terzo e ultimo voto invece servirà di nuovo una maggioranza dei due terzi. Entro gennaio tutto il processo dovrebbe essere completato.

Il governo della Macedonia vuole cambiare il nome al paese per via di una storica disputa con la Grecia a causa della quale finora non ha potuto entrare né nella NATO, né nell’Unione Europea. Nel 1991 la Macedonia dichiarò la sua indipendenza dalla Jugoslavia scegliendo il nome “Repubblica di Macedonia”, lo stesso nome che aveva quando faceva parte della federazione jugoslava: alcuni cittadini e politici greci accusarono il nuovo paese di essersi appropriato di un nome e di un’identità culturale e storica appartenente a un’area geografica che rientra nei confini dello stato greco, la regione della Macedonia appunto. Secondo questa tesi, la Repubblica di Macedonia si era appropriata di una parte della cultura greca, “sfruttando” la figura storica di Alessandro Magno (a cui era fino a poco tempo fa era intitolato l’aeroporto di Skopje, la capitale della Macedonia).

La situazione ha cominciato a sbloccarsi lo scorso giugno, quando Zaec ha firmato un accordo con il primo ministro greco Alexis Tsipras, dopo un voto favorevole da parte del Parlamento greco: l’accordo, che dovrà essere nuovamente votato dal Parlamento greco, stabilisce che se la Macedonia cambierà nome la Grecia smetterà di opporsi al suo ingresso nell’Unione Europea. Una scadenza informale per la riforma costituzionale macedone è stata fissata per marzo 2019: dopo infatti ci saranno le elezioni politiche in Grecia e una nuova maggioranza potrebbe opporsi alla ratifica dell’accordo con la Macedonia.

Durante il voto in Parlamento i deputati del Partito Democratico per l’unità nazionale (Vmro-Dpmne), la forza nazionalista all’opposizione che aveva fatto campagna elettorale per boicottare il referendum, si sono messi in piedi sul lato destro dell’aula per mostrare che non avrebbero votato in favore del cambio di nome. Al referendum il 91,4 per cento dei votanti si era espresso in favore del cambio di nome, ma solo il 36,9 per cento degli aventi diritto aveva votato.

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