Il discorso molto filorusso di Salvini a Mosca

Ha attaccato le sanzioni, ha detto di non credere alla versione ufficiale sul caso Skripal e ha aggiunto: «Io qua mi sento a casa mia, in alcuni paesi europei no»

Matteo Salvini – vicepresidente del Consiglio, ministro dell’Interno e capo della Lega – è intervenuto oggi all’Assemblea generale di Confindustria Russia, durante una visita a Mosca, dicendo cose molto nette – e molto diverse da quelle di gran parte dei suoi omologhi occidentali – sulla politica estera europea, le sanzioni verso la Russia e i rapporti tra l’Italia, l’Europa e la Russia.

Già in passato Salvini aveva criticato le sanzioni economiche decise dopo l’invasione delle Crimea da parte della Russia nel 2014, e il suo partito aveva firmato un accordo di collaborazione con Russia Unita, il partito di Vladimir Putin. Oggi Salvini ha ribadito di ritenerle ingiuste e dannose, ma nel suo intervento è andato parecchio oltre quello che ci si aspetterebbe dal rappresentante di un governo europeo: ha detto per esempio che non crede sia stata la Russia a tentare di uccidere l’ex spia russa Sergei Skripal, come sembra ormai evidente, e ha accusato l’Ucraina – che da anni deve affrontare attacchi di soldati e artiglieria russa nel suo confine orientale – di voler cominciare una sorta di guerra di religione contro la Russia.

Salvini ha sostenuto che le sanzioni economiche internazionali siano state decise solo per ragioni «di business» e non per punire politicamente la Russia dopo l’invasione della Crimea e dell’est dell’Ucraina, e ha lasciato intendere che alcuni paesi – come la Francia – stiano in qualche modo aggirandole mentre invece l’Italia è costretta ad osservarle («qualcuno si sanziona con le sanzioni, qualcuno gode delle sanzioni», ha detto, «e ogni riferimento alla Francia è puramente casuale»).

Tra gli applausi del pubblico – tra cui molti imprenditori italiani che lavorano in Russia – Salvini ha ripetuto la tesi per cui le sanzioni stanno danneggiando l’economia italiana, una teoria la cui solidità è però stata messa in dubbio da altre analisi e studi. Nel suo intervento, poi, Salvini ha fatto capire di ritenere che l’Europa abbia voluto costruire l’idea che la Russia fosse un nemico e ha citato le indagini sul caso Skripal – che indicano la Russia come responsabile – come esempio delle falsità che vengono raccontate a questo scopo.

Se commerci, lavori, importi o esporti con la Russia sei uno dei peggior delinquenti sulla faccia della terra perché sicuramente il tuo contributo economico andrà ad acquistare boccette di un improbabile veleno usato da altre improbabili spie russe che vanno in giro per l’Europa ad avvelenare persone a caso, facendosi pure prendere, e quindi evidentemente in questa narrazione c’è qualcosa che non mi convince.

In un altro passaggio, parlando dei rapporti tra Unione Europea e Russia, Salvini ha detto che «i problemi si risolvono al tavolo, non con i carri armati sui confini» (lasciando intendere che i carri armati siano quelli dell’Unione Europea), auspicando maggior dialogo. Poco prima, Salvini aveva detto «Io qua mi sento a casa mia, in alcuni paesi europei no. Io qua mi sento sicuro come a casa mia», e all’inizio del suo intervento aveva paragonato l’invasione della Crimea da parte della Russia all’occupazione turca a Cipro: ha detto che è ipocrita da parte dell’Unione Europea chiedere alla Turchia di diventarne un membro – cosa che comunque non è più all’ordine del giorno – e imporre invece sanzioni alla Russia.

Ora a Mosca all’Assemblea generale di Confindustria Russia. Seguitemi in diretta!

Gepostet von Matteo Salvini am Mittwoch, 17. Oktober 2018

Salvini ha poi mostrato molto fastidio per l’ipotesi che l’Unione Europea rigetti la manovra economica del governo italiano, ha difeso le sue politiche di gestione dell’immigrazione e ha detto di sperare comunque che l’Italia rimanga all’interno dell’Unione. Parlando dei nuovi paesi che potrebbero in futuro entrare nell’Unione Europea (per lo più paesi dei Balcani), però, Salvini ha detto di ritenere che la Russia sia più europea di loro.

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