Il pasticcio dell’abolizione del numero chiuso a Medicina

L'annuncio è comparso a sorpresa nel comunicato stampa che annunciava la manovra, ma i ministeri competenti dicono che non ne sapevano nulla

(ANSA/ CIRO FUSCO)

Nel comunicato stampa che annuncia la manovra economica il governo ha inserito a sorpresa l’abolizione del numero chiuso nei corsi di laurea in Medicina. È una disposizione che era stata ipotizzata dal ministro della Salute Giulia Grillo alla fine di settembre, ma di cui non si era più parlato e che non compariva nelle bozze della manovra circolate negli ultimi giorni. Martedì mattina i dirigenti di entrambi i ministeri competenti, quello della Salute e quello dell’Istruzione, hanno commentato con sorpresa l’annuncio dicendo che non erano stati avvertiti di nulla.

Il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti ha detto: «Voglio essere sincero, a me non risulta questa cosa. Farò le dovute verifiche». In tarda mattinata Bussetti e il ministro della Salute Grillo hanno pubblicato un comunicato in cui sostengono che il governo intende agire “gradualmente” e che quello presente nel testo è solo un “auspicio”. La presidenza del Consiglio dei ministri ha poi confermato che l’abolizione del numero chiuso è un “obiettivo di medio termine”. In altre parole, l’annuncio di abolizione del numero chiuso è stato un errore.

Il comunicato dei due ministri, ammesso che si traduca davvero in una retromarcia, ha tranquillizzato molte persone, perché l’abolizione del numero chiuso avrebbe avuto conseguenze dirompenti. Quest’anno, per esempio, si sono candidate ai corsi di laurea in Medicina oltre 67 mila persone e ne sono state ammesse soltanto 10 mila; senza il numero chiuso è facile immaginare che i candidati sarebbero ancora di più. Le università avrebbero dovuto attrezzarsi in fretta per fare lezione a decine di migliaia di studenti in più rispetto a quelli che vengono accolti oggi, avendo quindi bisogno di molte più risorse, molto più personale e probabilmente anche molto tempo per adattarsi a questo cambiamento. Per il momento non risulta che il governo abbia studiato queste conseguenze, né abbia preparato provvedimenti con cui affrontarle.

Stando alle dichiarazioni del ministro Grillo della fine di settembre, la decisione di eliminare il numero chiuso sarebbe dovuta alla necessità di sopperire al ridotto numero di medici che saranno disponibili per i prossimi anni. In molti però hanno già fatto notare che il collo di bottiglia che riduce il numero di medici disponibili non è affatto determinato dal numero chiuso ai corsi di laurea, bensì dal ridotto numero di borse di studio che vengono bandite dalle scuole di specializzazione da cui i laureati in medicina devono necessariamente passare prima di avere accesso ai concorsi pubblici.

Quest’anno, per esempio, sono state bandite in tutto 7 mila borse di studio dalle scuole di specializzazione, mille in meno del numero di medici andati in pensione e tremila in meno dei diecimila laureati in medicina. Agli altri non resta che aspettare, rinunciare o andare all’estero. «L’abolizione del numero chiuso per l’accesso alle facoltà di Medicina, senza un congruo aumento delle borse di specializzazione, rischia di essere un boomerang», ha detto Pierluigi Marini, presidente dell’Associazione chirurghi ospedalieri italiani: «I giovani laureati in medicina che non entreranno nelle scuole di specializzazione si troveranno in una sorta di imbuto: non potranno accedere ai concorsi pubblici e dovranno per forza di cose cercare lavoro all’estero. Se non si aumentano le borse di specializzazione assisteremo a una nuova fuga di cervelli all’estero».

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