C’è una scissione dentro Potere al Popolo

Rifondazione Comunista ha chiesto di boicottare il voto in corso per decidere tra due bozze di statuto, mettendosi fuori dalla lista che prese l'1 per cento alle elezioni

Potere al Popolo, Roma, 18 marzo 2018. (ANSA/MASSIMO PERCOSSI)

Da sabato 6 e fino a martedì 9 ottobre i sostenitori e le sostenitrici di Potere al Popolo (PaP) potranno votare online per stabilire lo statuto del proprio movimento: una delle due proposte è però rimasta senza i suoi autori, cioè Rifondazione Comunista, che ha di conseguenza invitato i suoi iscritti a non partecipare al voto. Il punto principale del contrasto ha a che fare proprio con la forma che dovrebbe avere Potere al Popolo nel futuro: se debba cioè essere un “soggetto unico” o se debba mantenere l’attuale struttura di coalizione di partiti e associazioni già esistenti, e che hanno scelto inizialmente di aderirvi. Da tutto questo dipenderanno le scelte future del movimento, compresa se e come presentarsi alle elezioni europee del 2019.

Potere al Popolo è nata come lista per le elezioni politiche dello scorso marzo, senza costituirsi come un partito: da subito è stata creata un’associazione per presentare la lista ma era stato già annunciato (come indicato nel manifesto) che la lista sarebbe stata uno strumento per dare vita a un soggetto politico più ampio. Al momento della sua formazione Potere al Popolo era composto e sostenuto principalmente – ma non solo – da Rifondazione Comunista e dal gruppo di attivisti che fa riferimento all’ex Ospedale psichiatrico giudiziario di Napoli (l’ex Opg Je so’ pazzo) tra cui ci sono la portavoce Viola Carofalo e altri movimenti anticapitalisti come Eurostop. Alle elezioni del 4 marzo la lista di PaP ottenne l’1,13 per cento alla Camera e l’1,06 per cento al Senato, venendo votata da circa 300.000 persone e non eleggendo alcun parlamentare.

Al voto online in corso in questi giorni si sono iscritte circa 9.500 persone: un ottimo risultato, scrivono sul sito di Potere al Popolo, che aveva fissato la soglia minima a 3 mila e che considerava molto positivo un sostegno di 5 mila persone. Per aderire alla votazione era necessario versare dieci euro e inviare il proprio documento di identità. Fino a domani sera gli iscritti voteranno dunque due testi di bozze di statuto.

La scorsa estate si sono tenute diverse riunioni del coordinamento nazionale, durante le quali intorno alla questione dello statuto e delle future regole si erano già manifestate delle divergenze, che fanno riferimento a una questione sostanziale: che cosa debba diventare Potere al Popolo. Rifondazione Comunista vorrebbe un movimento che continui a contenere realtà differenti e già esistenti, con un loro peso individuale e costitutivo. Dall’altra parte c’è invece chi pensa che PaP non debba essere un semplice contenitore ma una formazione unica e autonoma: e che, di conseguenza, i singoli soggetti non debbano avere un peso costitutivo in quanto singoli soggetti.

Da queste due visioni derivano altri punti di divergenza, che si rovesciano nelle regole organizzative vere e proprie e nelle modalità con cui prendere le decisioni. A partire da quella per le elezioni europee del 2019: Rifondazione e il suo segretario Maurizio Acerbo vorrebbero creare il “Quarto polo della sinistra”, una lista unica della sinistra anti-liberista in cui potrebbe entrare anche l’attuale sindaco di Napoli Luigi De Magistris, allo scopo di superare lo sbarramento del 4 per cento sfruttando il simbolo di “L’altra Europa con Tsipras” (cosa che permetterebbe tra l’altro di evitare la raccolta delle firme, perché è una forza politica che ha già eletto dei propri rappresentanti al Parlamento europeo). L’altra parte di Potere al Popolo ritiene invece che la decisione sulle elezioni europee debba essere presa solo dopo che si sarà deciso che cosa il movimento stesso diventerà. Solo a quel punto sarà infatti possibile, dicono, ragionare su cosa converrà fare: presentarsi con il proprio simbolo? In coalizione con altri? Oppure non presentarsi affatto.

Tutte queste differenti visioni si sono concretizzate nei due statuti messi al voto online. Dal 9 al 30 settembre si sono riunite circa 80 assemblee territoriali: circa 38 assemblee si sono espresse per lo Statuto 1, quello che fa riferimento all’ex Opg di Napoli, mentre circa 20 hanno invitato a elaborare uno statuto unico. Al coordinamento nazionale è stato allora deciso di presentare una proposta di Statuto 1, “Indietro non si torna”, che integrasse gli emendamenti proposti dalle assemblee territoriali e che accogliesse alcune esigenze dello Statuto 2. La proposta di rendere questo nuovo testo la base per uno statuto unico non è stata però accettata da chi sostiene lo Statuto 2. Alla fine è stato approvato il seguente ordine del giorno: «Il Coordinamento nazionale di Potere al Popolo prende atto che dopo lunga, approfondita e diffusa discussione, legittime differenze non hanno permesso di giungere ad una proposta unica di Statuto. Pertanto spetterà alle e agli aderenti, il 6/7/8/9 ottobre, di decidere con il proprio voto. Voto che valuterà anche quanto e come siano stati accolti, nelle proposte sottoposte a consultazione, gli emendamenti usciti dalle assemblee territoriali».

Venerdì sera, in una nota, i dirigenti di Rifondazione comunista hanno preso posizione rifiutando la ricostruzione fatta dal coordinamento nazionale e chiedendo ai loro iscritti «di non partecipare a una consultazione per la quale mancano i requisiti minimi di agibilità democratica». Dall’ex Opg spiegano che al di là della questione sui testi, la frattura di Rifondazione era prevedibile. Il partito è attraversato da diverse tensioni e una sua parte consistente da sempre non condivide il percorso fatto fin qui con Potere al Popolo. Queste contraddizioni si sarebbero ora riversate dentro PaP.

Su Contropiano (sito di informazione di Eurostop e legato alla parte di PaP che fa riferimento all’ex Opg di Napoli), si dice: «Oggi (l’altro giorno, ndr) a Firenze si riuniscono 200 dirigenti di Rifondazione che da mesi sparano contro la segreteria del partito, “colpevole” di aver accettato il percorso di Potere al popolo (almeno fino a venerdì) e di non aver imposto dentro Pap la linea della costruzione di un non meglio precisato “Quarto polo della sinistra”. Non ci sembra una coincidenza che la decisione di ritirare la propria bozza di statuto sia arrivata alla vigilia di tale appuntamento».

Martedì sera si conosceranno i risultati del voto: molto probabilmente verrà riconvocato il coordinamento nazionale e, a seconda di come sarà andata, si prenderà una decisione. Per come stanno ora le cose, Rifondazione sembra essere comunque già fuori dal progetto.

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