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  • domenica 7 ottobre 2018

In Brasile si vota il nuovo presidente

Il favorito è Jair Bolsonaro, estimatore della dittatura e noto per le sue frasi razziste, omofobe e misogine: tutti gli altri candidati sono dati molto indietro

Un evento di campagna elettorale di Jair Bolsonaro a Brasilia (EVARISTO SA/AFP/Getty Images)

Domenica in Brasile si vota per eleggere il nuovo presidente, e non solo: verranno eletti anche 27 governatori statali, 54 senatori e quasi 1.600 deputati, in quelle che sono state definite da alcuni osservatori le elezioni più importanti nella storia del paese. Nonostante i moltissimi politici coinvolti nelle diverse competizioni elettorali, nelle ultime settimane l’attenzione di esperti e giornalisti si è concentrata su un candidato particolare, quello che è avanti nei sondaggi e che punta a diventare il nuovo presidente del Brasile: Jair Bolsonaro, ex militare, estimatore della dittatura militare, noto per le sue uscite razziste, omofobe e misogine e considerato da alcuni il Donald Trump brasiliano.

I candidati a presidente sono otto, ma secondo i sondaggi a giocarsi la vittoria finale saranno solo in due: Bolsonaro e Fernando Haddad, esponente del Partito dei lavoratori (PT), il partito degli ex presidenti Luiz Inácio Lula da Silva e Dilma Rousseff.

Chi è Jair Bolsonaro
Nel 1993, quando era un deputato della Camera bassa del Parlamento brasiliano, Bolsonaro fece un discorso che sconvolse diversi suoi colleghi: si disse estimatore del regime militare che era da poco finito in Brasile e aggiunse che la democrazia non era in grado di risolvere i gravi problemi che affliggevano il paese. Da allora, ha scritto Reuters, le sue idee non sono cambiate più di tanto.

Jair Bolsonaro durante un comizio a Brasilia, il 5 settembre 2018 (EVARISTO SA/AFP/Getty Images)

Oggi Bolsonaro ha 63 anni e appartiene al Partito social-liberale, di orientamento conservatore, nazionalista e populista di destra. È considerato per molti versi simile a Donald Trump, ma secondo diversi osservatori sarebbe più azzeccato il paragone con il presidente egiziano Abdel Fatah al Sisi e con il presidente filippino Rodrigo Duterte, entrambi leader autoritari che negli ultimi anni hanno rafforzato il loro potere e hanno limitato molte libertà e diritti fondamentali. Bolsonaro è appoggiato tra gli altri dai cristiani evangelici, un quarto dell’elettorato brasiliano, che con lui condividono le proposte di eliminare l’educazione sessuale nelle scuole, negare i diritti agli omosessuali e ostacolare qualsiasi tentativo di allentare le severi leggi ancora in vigore sull’aborto.

Tra le altre cose, Bolsonaro è famoso per aver detto a una collega deputata che non si meritava nemmeno di essere stuprata da lui (Bolsonaro ha poi detto a un giornale che voleva dire che la donna era brutta e non era il suo tipo, aggiungendo successivamente che il suo era sarcasmo). Nel 2011 disse in un’intervista che non sarebbe stato in grado di «amare un figlio se fosse gay» e che nel caso preferirebbe che il proprio figlio «morisse in un incidente». Attualmente è sotto indagine per alcune affermazioni razziste contro gli afrobrasiliani.

I temi della campagna elettorale: criminalità e corruzione
Criminalità e corruzione sono stati i due temi che hanno dominato la campagna elettorale e sui quali ha puntato di più Bolsonaro.

Lo scorso anno in Brasile sono stati registrati 63.880 omicidi, un record. I diversi candidati si sono confrontati sulle soluzioni da adottare per arginare i crimini più violenti e in particolare le violenze e le rivalità tra le gang. Il discorso più efficace, per lo meno se si guardano i sondaggi, è stato quello di Bolsonaro, che ha definito inaccettabile il fatto che molti brasiliani si sentano prigionieri a casa loro e che abbiano paura di uscire per strada. Bolsonaro ha promesso di rendere più flessibili le leggi riguardanti la vendita di armi, sostenendo che tutti i cittadini debbano avere il diritto di difendersi dai criminali. Ha anche detto che «non possiamo trattare i criminali come persone normali che devono essere rispettate», e ha aggiunto che la polizia dovrebbe sparare contro di loro «10, 15, 30» proiettili ciascuno.

Il secondo grande tema della campagna elettorale è stata la corruzione, che ha condizionato in misura diversa tutti gli ultimi governi che ha avuto il Brasile. Il più colpito dagli scandali è stato il Partito dei lavoratori, la forza politica a cui appartiene l’ex presidente Lula, che lo scorso settembre ha ritirato la sua candidatura alle elezioni dopo essere stato condannato a 12 anni di carcere. Il candidato presidente del partito, Haddad, ha basato la sua campagna sull’idea che, sotto la sua presidenza, il Brasile potrà tornare al boom economico degli anni di Lula. Ma il tema della corruzione – abilmente sfruttato da Bolsonaro – sembra essere stato il più efficace agli occhi di molti brasiliani scontenti della politica tradizionale.

Fernando Haddad durante un evento elettorale a Rio de Janeiro, il 2 ottobre 2018 (MAURO PIMENTEL/AFP/Getty Images)

Cosa potrebbe succedere
Secondo i sondaggi, Bolsonaro è avanti di oltre 10 punti percentuali rispetto al suo principale sfidante, Haddad, ma il vantaggio potrebbe non bastargli per vincere le elezioni al primo turno. Nel caso si dovesse andare al ballottaggio, gli oppositori di Bolsonaro potrebbero creare una sorta di “fronte anti-fascista” che unisca il Partito dei lavoratori con le forze politiche centriste che si presentano alle elezioni di domenica.

Anche in quel caso, comunque, non è detto che Bolsonaro perda. I sondaggi hanno infatti rilevato negli ultimi giorni uno spostamento di voti verso destra nel nord-est del Brasile, una regione tradizionalmente vicina al Partito dei lavoratori di Lula, e nell’elettorato femminile, nonostante le accuse di misoginia contro Bolsonaro. È questa la ragione per cui molti osservatori stanno commentando con prudenza i sondaggi e il possibile esito delle elezioni.