• Mondo
  • sabato 6 ottobre 2018

Brett Kavanaugh è stato confermato alla Corte Suprema

Dopo un divisivo e controverso processo durato settimane, il Senato degli Stati Uniti ha infine approvato la sua nomina con 50 voti a favore e 48 contrari

(Drew Angerer/Getty Images)

Il Senato degli Stati Uniti ha confermato definitivamente la nomina del giudice Brett Kavanaugh alla Corte Suprema, chiudendo un lungo, discusso e controverso processo durato settimane. Hanno votato favorevolmente alla conferma di Kavanaugh 50 senatori, mentre 48 hanno votato “no”: il più stretto margine per la conferma di un giudice della Corte Suprema dal 1881. È una grande vittoria politica per il presidente Donald Trump, che è riuscito a spostare a destra gli equilibri della Corte Suprema potenzialmente per decenni. Il prezzo pagato da Trump e dai Repubblicani è stato però un’ulteriore polarizzazione del dibattito pubblico e dell’elettorato americani, che si è acutizzata quando la discussione sulla nomina ha smesso di riguardare la giurisprudenza e si è concentrata sulle accuse di molestie sessuali contro Kavanaugh.

I Repubblicani, che sostenevano Kavanaugh, avevano trovato i voti necessari per confermare la sua nomina soltanto venerdì, quando gli ultimi decisivi senatori incerti avevano annunciato di aver deciso di votare “sì”. Hanno evitato così di dover ricorrere al voto del vicepresidente Mike Pence, che può decidere i casi di stallo al Senato. Lisa Murkowski, Repubblicana dell’Alaska, Susan Collins, Repubblicana del Maine, Jeff Flake, Repubblicano dell’Arizona, e Joe Manchin III, Democratico della West Virginia che il mese prossimo cercherà la rielezione in uno stato molto Repubblicano, erano gli ultimi senatori indecisi. Hanno votato tutti sì, tranne Murkowski che ha votato “presente”: in realtà aveva deciso di votare “no”, ma ha accettato di cambiare il voto perché il suo collega Steve Daines non ha potuto partecipare al voto per il matrimonio di sua figlia. Il voto di Murkowski ha così mantenuto il margine di due voti.

Venerdì erano state presentate ai senatori le conclusioni della breve e contestata indagine dell’FBI, che aveva lo scopo di verificare le accuse di molestie sessuali mosse contro Kavanaugh da due donne. La prima, Christine Blasey Ford, aveva testimoniato la settimana scorsa davanti alla Commissione Giustizia del Senato accusando Kavanaugh di aver tentato di stuprarla quando i due erano al liceo. Dopo Ford aveva testimoniato Kavanaugh, difendendosi dalle accuse in un modo giudicato da tutti sorprendentemente emotivo e risentito e soprattutto fornendo – secondo la maggior parte degli osservatori – alcune dichiarazioni contraddittorie o controverse.

Al termine delle testimonianze, uno dei senatori indecisi – Jeff Flake dell’Arizona, che alla fine ha votato sì – aveva chiesto che l’FBI indagasse sulle accuse. Il fatto che l’indagine avesse un limite di sette giorni era però stato criticato da molti. Le conclusioni dell’indagine non sono state rese note, ma secondo le informazioni raccolte dai giornalisti americani l’indagine non sembra aver trovato conferme alle accuse, né sembra abbia scoperto cose significative. Una seconda donna, Deborah Ramirez, aveva raccontato pubblicamente che Kavanaugh le appoggiò il pene in faccia durante un’altra festa universitaria. Ramirez non ha però testimoniato al Senato.

L’esterno del Campidoglio durante il voto. (Jose Luis Magana / AFP)

Sulla conferma di Kavanaugh, che ha 53 anni, i Repubblicani e Trump avevano investito un grande capitale politico. Hanno così nominato il secondo giudice conservatore di fila nella Corte Suprema dopo Neil Gorsuch, spostandola radicalmente verso destra. Ma è una vittoria arrivata a un prezzo molto caro, visto che il dibattito sulle accuse mosse contro Kavanaugh ha ulteriormente polarizzato la politica e l’elettorato americani. Da giorni a Washington c’erano animate proteste per spingere i senatori a bloccare la nomina di Kavanaugh, organizzate soprattutto da movimenti per i diritti delle donne e per le vittime di violenze sessuali.

Con Kavanaugh i Repubblicani possono contare su una maggioranza di 5 a 4 tra i giudici: Anthony Kennedy, il membro della Corte Suprema che si è dimesso lasciando il posto vacante, era considerato “l’ago della bilancia” e aveva spesso determinato decisioni in senso progressista. Kavanaugh è invece un conservatore molto più tradizionale, contrario all’invadenza dello Stato nella vita privata dei cittadini e nel sistema economico, allineato con l’ala più radicale del Partito Repubblicano sulle armi e la religione, e soprattutto sull’aborto. Nei prossimi anni la situazione potrebbe farsi ancora più complicata per i Democratici: la giudice più progressista della Corte, Ruth Bader Ginsburg, è anche la più malata e anziana (ha 85 anni). Nel caso morisse o si dimettesse nei prossimi due anni, Trump potrebbe scegliere un terzo giudice della Corte, dopo Neil Gorsuch e Brett Kavanaugh.