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  • martedì 25 settembre 2018

Com’è andata la sfilata di Gucci a Parigi

Si è tenuta nello storico teatro Le Palace: oltre ai modelli c'era Jane Birkin, che ha cantato, e un vero cacatua

La sfilata di Gucci, Parigi, 24 settembre 2018 (Dan Lecca – Gucci)

La prima giornata della Settimana della moda di Parigi è stata aperta, oltre che dalla sfilata di Dior, anche da quella di Gucci. Il direttore creativo Alessandro Michele ha presentato a Parigi la sua collezione per la primavera/estate anziché a Milano, come di consueto, per concludere la cosiddetta “trilogia francese”, iniziata con la pubblicità dedicata al ‘68 francese e proseguita con la collezione cruise, quella per le vacanze, in una necropoli romana ad Arles.

La sfilata è stata ospitata nel teatro Le Palace, diventato negli anni Sessanta una celebre discoteca paragonabile al newyorkese Studio 54 e frequentata da Karl Lagerfeld, Roland Barthes, Andy Warhol e Mick Jagger. È un richiamo non solo a un pezzo della storia francese ma anche quella personale di Michele, visto che sua madre lavorava come assistente di un produttore cinematografico.

Nel pubblico c’erano, oltre a giornalisti e buyer (cioè le persone che scelgono quali vestiti comprare per rivenderli nei negozi e nei grandi magazzini), i soliti ammiratori e volti noti di Gucci, tra cui Jared Leto, Salma Hayek, la modella e artista Petra Collins, la cantante Soko, Maurizio Cattelan e Faye Dunaway. L’invito era un sacchetto di bulbi, tra cui fresie e tulipani, da piantare.

La sfilata è stata aperta dallo spezzone di un video realizzato dal regista Leo de Bernardinis e dall’attrice Perla Peragallo, due artisti esponenti del teatro d’avanguardia degli anni Settanta: Michele li ha definiti «i due dioscuri più trasgressivi e appassionati, più decadenti e irregolari del teatro di ricerca italiano. Il loro “teatro di contraddizione” è stato un luogo di dissidenza permanente».

Dopo il video, modelli e modelle hanno iniziato a uscire da due porte laterali per dirigersi sul palco dove sono rimasti per tutta la durata della sfilata, interrotta a metà da Jane Birkin che ha cantato Baby Alone in Babylone, la canzone che il compagno Serge Gainsbourg scrisse per lei nel 1983.

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La collezione di 84 proposte ha seguito la solita formula di successo di Michele, fatta di abbinamenti ricercati e imprevedibili al limite del kitsch, che si reggono su un enorme lavoro di archivio e conoscenza della storia dell’arte e della moda.

Tra velluti, frange, pantaloni a zampa, tuniche, c’erano le solite stranezze ed eccentricità: modelli con mutande in pelle portate sui pantaloni, occhialoni da sole simili a maschere, coroncine, una giacca con stampata sopra la faccia della cantante Dolly Parton, borsette a forma di Topolino, ricami di maialini volanti, e un vero cacatua, che ha sfilato insieme alla modella Mae Lapres, appassionata di uccelli. Alla fine della sfilata, Michele è salito sul palco per ricevere il solito applauso: anche stavolta ha funzionato.

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