Le prime foto dalla superficie di un asteroide

Le hanno scattate i rover dell'Agenzia spaziale giapponese, che da qualche giorno saltellano su una roccia spaziale a circa 300 milioni di chilometri da noi

di Emanuele Menietti – @emenietti
La superficie dell’asteroide Ryugu fotografata da Rover 1A (JAXA)

Nel fine settimana un nuovo primato si è aggiunto nella storia delle esplorazioni spaziali, e di conseguenza in quella dell’umanità. Per la prima volta, due robot automatici (rover) dell’Agenzia spaziale giapponese (JAXA) si sono mossi sulla superficie di un asteroide, fotografandola e inviando le immagini sulla Terra. Il set fotografico spaziale è stato allestito a oltre 300 milioni di chilometri da noi ed è uno dei successi di Hayabusa-2, una missione organizzata per studiare gli asteroidi e capire meglio come si formò il nostro sistema solare, circa 4,6 miliardi di anni fa.

Dallo scorso giugno, la sonda Hayabusa-2 attraversa lo Spazio profondo – nella fascia principale degli asteroidi tra Marte e Giove – in compagnia di Ryugu, un asteroide con un’ampiezza massima intorno al chilometro e una forma che per alcuni ricorda un diamante, per altri una trottola. La sonda ha raggiunto il suo asteroide dopo tre anni e mezzo di viaggio ed è solo all’inizio della sua esplorazione, che richiederà circa un anno di lavoro.

L’asteroide Ryugu fotografato a giugno dalla sonda Hayabusa-2 (JAXA)

Giovedì 20 settembre, Hayabusa-2 ha iniziato una lenta discesa verso Ryugu, per avvicinarsi fino a 55 metri di altezza dalla superficie dell’asteroide. Dopodiché ha espulso un piccolo contenitore, chiamato Minerva II-1, all’interno del quale erano custoditi i due robot – Rover 1A e Rover 1B – che hanno regolarmente raggiunto Ryugu. Per due giorni, i tecnici della JAXA sono rimasti ansiosamente in attesa di un messaggio dall’asteroide, per avere la conferma sull’avvenuto atterraggio dei due rover. C’era infatti il rischio che i robot mancassero il loro obiettivo o che, a causa della scarsa gravità, rimbalzassero sulla superficie senza riuscire a fermarsi su Ryugu.

Fotografia scattata da Rover 1A subito dopo la separazione dalla sonda Hayabusa-2, visibile nella parte alta dell’immagine; la chiazza bianca in basso a sinistra è la superficie di Ryugu. L’immagine è mossa perché è stata scattata dal rover mentre girava velocemente su se stesso (JAXA)

I due rover sono di forma cilindrica e ricordano un po’ i Roomba e gli altri robot per aspirare la polvere dai pavimenti, qui sulla Terra. Gli esploratori dell’asteroide non hanno però ruote: si muovono compiendo brevi e misurati balzi, resi possibili da alcuni motori interni cui sono collegate piccole masse ottenendo il movimento (movimento meccanico, un po’ come avviene alla lavatrice quando si sposta durante la centrifuga) e dal tenue campo gravitazionale di Ryugu.

I rover trasportati da Hayabusa-2, in un’elaborazione grafica (JAXA)

Rover 1A e Rover 1B sono inoltre dotati di fotocamere, che hanno ripreso da vicino la superficie dell’asteroide, inviando sulla Terra le prime immagini di questo piccolo frammento di roccia, dove un giorno dura circa sette ore e mezza (cioè il tempo che impiega a fare un giro su se stesso). Le immagini diffuse per ora da JAXA non sono molto definite, ma servono per calibrare gli strumenti e avere le prime indicazioni sulla posizione dei robot automatici, in vista delle loro prossime attività. Le immagini e i dati raccolti vengono trasmessi dai rover alla sonda Hayabusa-2, che ha antenne più potenti per poterli poi trasmettere verso la Terra.

La superficie dell’asteroide ripresa da Rover 1B poco dopo essersi separato dalla sonda Hayabusa-2: l’alone in alto a sinistra è dovuto al riflesso della luce solare (JAXA)

A inizio ottobre, Hayabusa-2 farà depositare su Ryugu il lander Mascot, progettato e realizzato dall’Agenzia spaziale tedesca (DLR) e da quella francese (CNES). A differenza di un rover, un lander quando atterra resta dov’è, senza muoversi sulla superficie. Mascot avrà il compito di effettuare ulteriori rilevazioni e di scattare fotografie ai dintorni.


Fotografia scattata da Rover 1A mentre esegue un piccolo balzo sulla superficie dell’asteroide, visibile a sinistra, mentre l’alone a destra è dovuto al riflesso della luce solare (JAXA)

Tutti i dati raccolti dai rover e dal lander saranno utilizzati per affinare la fase finale della missione, che prevede un coinvolgimento diretto di Hayabusa-2. Il piano molto ambizioso della JAXA prevede che la sonda si avvicini all’asteroide e ne prelevi alcuni campioni. Se tutto andrà come previsto, in seguito Ryugu dovrà fare i conti con una piccola carica esplosiva, che sarà fatta esplodere per esporre parti interne dell’asteroide non contaminate da miliardi di anni di esposizione all’ambiente spaziale. Hayabusa-2 dovrebbe poi raccogliere nuovi campioni di roccia “fresca”, dal cratere dell’esplosione, e infine trasportare tutte le rocce raccolte sulla Terra, per poterle studiare più approfonditamente.

L’attuale posizione di Ryugu rispetto alla Terra e ad alcuni altri pianeti del Sistema solare

La partenza di Hayabusa-2 dall’asteroide è in programma per il dicembre del 2019. Il periodo sarebbe ideale per sfruttare una maggiore vicinanza di Ryugu a noi, in virtù del suo movimento orbitale e del nostro, consentendo ad Hayabusa-2 di raggiungerci già nel 2020. Intanto, da quasi due anni, una missione organizzata dalla NASA, OSIRIS_REx, è in viaggio verso un altro asteroide per tentare qualcosa di simile.

Gli asteroidi sono ciò che è rimasto dopo i turbolenti processi che portarono alla formazione del nostro sistema solare. I ricercatori pensano che contengano elementi e molecole che potrebbero avere innescato i meccanismi di formazione della vita sul nostro pianeta: acqua, composti del carbonio e metalli. Dalla loro analisi si possono quindi scoprire e capire molte cose su come andarono le cose miliardi di anni fa, quando ancora il nostro pianeta si stava formando.