Paul Manafort lo scorso giugno a Washington. (Mark Wilson/Getty Images)
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  • sabato 15 Settembre 2018

La collaborazione di Manafort è una svolta per l’indagine sulla Russia?

Forse sì, perché è il più importante tra le persone vicine a Trump che hanno accettato di condividere informazioni con il procuratore Mueller

Paul Manafort lo scorso giugno a Washington. (Mark Wilson/Getty Images)

Secondo molti giornalisti americani ed esperti di diritto e procedure legali, l’accordo stretto venerdì tra Paul Manafort, ex capo della campagna elettorale di Donald Trump, e il procuratore speciale Robert Mueller, a capo dell’indagine sulle interferenze russe nella campagna elettorale del 2016, potrebbe essere uno dei momenti chiave del lungo percorso con il quale i procuratori stanno costruendo il caso giudiziario più discusso della storia recente degli Stati Uniti. Manafort non è il primo stretto collaboratore di Trump ad accettare di collaborare con le autorità nell’indagine sulla Russia, ma è di gran lunga il più importante, e potrebbe fornire informazioni decisive per accertare i molti punti ancora oscuri dell’operazione della Russia per interferire con le presidenziali americane, e della presunta collusione con il comitato elettorale di Trump.

Manafort, lobbysta e consulente politico di 69 anni, è stato infatti a capo della campagna elettorale di Trump per tre mesi nell’estate del 2016: cioè il periodo, si pensa, in cui potrebbero essere avvenuti alcuni eventi chiave tra quelli oggetto dell’indagine: l’attacco informatico ai server del Partito Democratico, e l’incontro alla Trump Tower di New York tra alcuni cittadini russi – tra cui l’avvocata Natalia Veselnitskaya – e Donald Trump Jr. (figlio di Trump), Jared Kushner (genero di Trump) e lo stesso Paul Manafort. L’incontro era stato organizzato perché al comitato elettorale di Trump erano state offerte informazioni che avrebbero danneggiato l’avversaria Hillary Clinton, e si pensa che possa essere un elemento chiave per le indagini.

Manafort ha firmato un accordo che richiede che risponda «completamente, onestamente, esaustivamente e direttamente» a qualsiasi domanda gli sia posta dai procuratori, su qualsiasi materia. Questo anche se il suo patteggiamento è avvenuto nell’ambito di un processo che non c’entra con Trump e la Russia, ma bensì con il suo precedente lavoro di lobbysta. Manafort era accusato di aver fatto lobbying per il governo ucraino filorusso di Viktor Janukovyč senza registrarsi formalmente negli Stati Uniti. Si è dichiarato colpevole di due capi di imputazione dei sette che gli erano contestati, ottenendo uno sconto di pena.

Da tempo i giornali americani sottolineano come Mueller abbia investito molte risorse nel tentativo di ottenere la collaborazione di Manafort. Lo dimostra il fatto che ha tenuto per sé il caso, invece di delegarlo ad altre squadre di procuratori distaccate come ha fatto con l’avvocato di Trump Michael Cohen, nonostante i reati contestati a Manafort non fossero direttamente collegati all’indagine. Questo significa che probabilmente conta di ottenere informazioni molto importanti dalla sua collaborazione.

Manafort aveva promesso che non avrebbe “tradito” Trump, che ancora recentemente aveva ventilato la possibilità di una grazia nei suoi confronti se fosse stato condannato. La sua collaborazione con l’indagine non era quindi scontata. Prima di lui avevano accettato di collaborare con Mueller altre persone vicino a Trump, tra cui l’ex consigliere per la sicurezza nazionale Michael Flynn, l’ex consigliere George Papadopulos e l’ex presidente del comitato elettorale Rick Gates.

Ma Manafort è di gran lunga quello potenzialmente più utile a Mueller e alla sua squadra, anche perché i suoi stretti legami con la Russia risalgono a prima della campagna elettorale di Trump, e potrebbero quindi essere stati decisivi nel presunto contatto tra il comitato elettorale di Trump e i funzionari russi. L’incontro alla Trump Tower è probabilmente uno degli eventi principali su cui si concentreranno le indagini, perché è «la cosa più vicina alla pistola fumante» che si possa trovare, ha spiegato l’avvocato Jeffrey Jacobovitz al Washington Post.

In queste ore molti esperti di materie legali e processuali americane stanno spiegando come Mueller abbia costruito sapientemente il caso, e come abbia lavorato con pazienza e disciplina per arrivare alla collaborazione di Manafort. Samuel Buell, professore di diritto alla Duke University, ha spiegatoPolitico che «finora è come se Trump e la sua operazione politica praticamente non esistessero per lui. Quello che sta succedendo agli obiettivi di Mueller è la stessa cosa capitata a centinaia di altri, da anni, quando si sono trovati davanti procuratori e agenti con esperienza, talento, determinazione e pazienza».