Di Maio dice che la direttiva sul copyright legalizza “la censura preventiva”

Secondo il ministro del Lavoro «stiamo entrando ufficialmente in uno scenario da Grande Fratello di Orwell»

Luigi Di Maio (Vincenzo Livieri - LaPresse)
Luigi Di Maio (Vincenzo Livieri - LaPresse)

Il ministro dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio ha commentato molto duramente l’approvazione da parte del Parlamento Europeo della nuova direttiva sul copyright, che introdurrà nuove regole per quanto riguarda i contenuti condivisi online dagli utenti e i rapporti tra grandi piattaforme (Google, YouTube e gli altri) e i gruppi editoriali. In un post su Facebook, Di Maio ha definito “una vergogna tutta europea” l’approvazione della direttiva, sostenendo che introduca una sorta di censura preventiva per gli utenti:

Stiamo entrando ufficialmente in uno scenario da Grande Fratello di Orwell. Rispetto all’ultimo voto di Strasburgo in cui non fu dato il via libera al testo finale, le lobby hanno avuto il tempo di lavorare e influenzare gli europarlamentari, i quali hanno deciso di ricredersi. D’ora in poi, secondo l’Europa, i tuoi contenuti sui social potrebbero essere pubblici solo se superano il vaglio dei super censori.
Con la scusa di questa riforma del copyright, il Parlamento europeo ha di fatto legalizzato la censura preventiva. Oltre all’introduzione della cosiddetta e folle “link tax”, la cosa più grave è l’introduzione di questo meccanismo di filtraggio preventivo dei contenuti caricati dagli utenti.

In realtà non sarà applicata una “censura preventiva” nei confronti degli utenti. La direttiva prevede che le piattaforme online applichino in modo più severo un controllo per evitare che siano pubblicati, e condivisi, materiali protetti dal diritto d’autore come musica e film. Prima della votazione finale, il Parlamento Europeo ha approvato diversi emendamenti per attenuare alcune regole, accogliendo in parte le critiche e le perplessità che lo scorso luglio avevano portato a una prima bocciatura della direttiva da parte degli stessi parlamentari europei.

Anche nel riferimento alle “lobby” Di Maio non sembra considerare che in questi mesi le pressioni sono arrivate da più parti. Di Maio e il suo partito, il Movimento 5 Stelle, erano contrari alla direttiva tanto quanto Google, Facebook e le altri grande aziende di Internet, che indubbiamente (e legittimamente) fanno lavoro di lobby presso le istituzioni europee. Queste altre lobby hanno in un certo senso perso, contro altre più tradizionali come gruppi editoriali, associazioni degli autori, aziende discografiche e cinematografiche.

Di Maio nel suo post fa riferimento alla cosiddetta “link tax”, ma sembra intenderla come era stata intesa nella prima versione della direttiva, ora ampiamente rivista. L’idea è che gli editori possano chiedere alle piattaforme un compenso, se per esempio mostrano anteprime dei loro articoli, mentre sono decaduti altri meccanismi che avrebbero complicato la pubblicazione di link su blog personali, social network e progetti di conoscenza condivisa (“wiki”), ora esclusi dal provvedimento.

Di Maio ha poi aggiunto:

La rete deve essere mantenuta libera e indipendente ed è un’infrastruttura fondamentale per il sistema Italia e per la stessa Unione Europea.

Molti detrattori della nuova direttiva sul copyright in questi mesi hanno messo in guardia circa una potenziale riduzione della libertà di espressione online, per i singoli utenti, soprattutto con la prospettiva di avere sistemi per escludere la condivisione dei contenuti protetti da copyright. Anche su questo aspetto il Parlamento Europeo ha lavorato per ridurre la portata del provvedimento, che avrebbe per esempio complicato la pubblicazione di “meme” e parodie.

https://twitter.com/EP_President/status/1039858229214433282

Di Maio nel suo post scrive che “d’ora in poi” ci saranno restrizioni sui social per i contenuti pubblicati. In realtà l’approvazione della direttiva di oggi non porta a una sua automatica entrata in vigore. Spetterà infatti agli stati membri, nell’ambito delle istituzioni europee, elaborare e approvare (o respingere) la versione finale della direttiva. I negoziati per farlo richiederanno mesi di lavoro, forse un anno.

La direttiva sul copyright è stata approvata