Due are di Spix, Bonita e Ferdinand, fotografate il 17 aprile 2014 al centro di conservazione della fauna selvatica ACTP di Schoeneiche, in Germania (PATRICK PLEUL/AFP/Getty Images)
  • Scienza
  • mercoledì 5 Settembre 2018

Il pappagallo del film “Rio” si è estinto in natura

Insieme ad altre sette specie di uccelli, nell'ultimo secolo: di tre di queste non ci sono esemplari in cattività, quindi non le vedremo più

Due are di Spix, Bonita e Ferdinand, fotografate il 17 aprile 2014 al centro di conservazione della fauna selvatica ACTP di Schoeneiche, in Germania (PATRICK PLEUL/AFP/Getty Images)

Dal 2001 otto specie di uccelli si sono estinte: di tre sono morti tutti gli esemplari, delle restanti cinque ce ne sono solo in cattività oppure non si può escludere con assoluta certezza che ne resti qualcuno. È la conclusione di un’analisi statistica realizzata da BirdLife International, la più importante organizzazione internazionale che si occupa di salvaguardare questi animali. Tra le specie estinte in natura, quelle di cui restano solo esemplari in cattività, c’è anche l’ara di Spix, cioè la specie a cui appartengono Blu e Gioiel, gli uccelli protagonisti del film di animazione Rio.

Non è facile stabilire con certezza se una specie animale molto rara si sia estinta o meno: per molti anni dopo l’ultimo avvistamento sicuro di un esemplare gli scienziati non possono escludere che ce ne siano altri, magari solo molto difficili da vedere, dunque usano molte cautele prima di dichiarare una specie “probabilmente estinta” o “estinta”. Quando succede, viene cambiato lo stato della specie sulla Lista rossa dello IUCN, un ampio e autorevole database di informazioni sullo stato di conservazione delle specie animali e vegetali. Per quanto riguarda gli uccelli è BirdLife International – che riunisce tantissime organizzazioni nazionali che si occupano di uccelli, come la LIPU italiana – ad aggiornare la Lista.

L’analisi statistica con cui si è arrivati a stabilire l’estinzione certa o molto probabile di otto specie di uccelli sarà pubblicata a novembre sulla rivista Biological Conservation. Lo studio è stato fatto prendendo in considerazione 51 specie di uccelli che erano classificate come “in pericolo critico” sulla Lista rossa e usando un nuovo metodo statistico per stabilire per ciascuna specie cosa significhi non aver avvistato esemplari da un certo numero di anni, tenendo conto degli sforzi fatti per favorire gli avvistamenti.

Le tre specie sicuramente estinte e di cui non ci sono più esemplari nemmeno in cattività sono il Cichlocolaptes mazarbarnetti, il ticotico di Novaes (Philydor novaesi), due tipi di uccelli brasiliani, e il poo uli (Melamprosops phaeosoma), un tipo di passero delle Hawaii. Per quanto riguarda l’ara di Spix, che è un altro uccello che popolava le foreste del Brasile, si cercherà di reintrodurla in natura partendo dagli esemplari in cattività. Tra le specie probabilmente estinte c’è anche il Glaucidium mooreorum, un tipo di gufo alto 15 centimetri un tempo endemico nello stato brasiliano di Pernambuco, e l’ara glauca (Anodorhynchus glaucus) che si trovava anche in Argentina e Uruguay.

Stuart Butchart, capo scientifico di BirdLife, ha spiegato al Guardian che il fatto che quattro delle specie estinte vivessero in Brasile è preoccupante, perché in teoria questi uccelli avrebbero avuto a disposizione un habitat molto vasto. In passato si sono estinte soprattutto specie di uccelli che abitavano solo piccole isole che, una volta popolate dalle persone e da altre specie invasive, si trovavano in situazioni di difficoltà per via della caccia, dell’arrivo di malattie o di una maggiore competizione per il cibo. L’estinzione delle specie brasiliane invece ha come probabile causa la deforestazione, che ha causato una considerevole riduzione dell’habitat delle specie di uccelli.

Butchart ha anche spiegato che non bisogna avere fretta a dichiarare una specie estinta perché facendolo si abbandonano anche i tentativi di preservarne l’habitat allo scopo di scongiurarne l’estinzione. Al tempo stesso però bisogna riconoscere quando non c’è più nulla da fare, in modo da usare le risorse economiche disponibili per la salvaguardia della natura per occuparsi di altre specie per cui ci sono più speranze. Oggi più di 26mila specie animali sono a rischio di estinzione secondo la Lista rossa: per questo gli scienziati ritengono che le conseguenze delle attività umane stiano portando a una sesta grande estinzione – la quinta è quella in cui sono spartiti i dinosauri.