I pulcinella di mare sono sempre meno

Le loro colonie sono ancora molto affollate, ma c'è un grosso problema di ricambio generazionale: e c'entrano i pesci di cui si nutrono

Un pulcinella di mare vicino alla cittadina di Borgarfjörður eystri, nell'est dell'Islanda, il 13 giugno 2018 (Cal Sport Media via AP Images)

I pulcinella di mare, quei piccoli uccelli marini graziosi e un po’ buffi che avete visto nelle foto dei vostri amici che sono andati in vacanza in Islanda, sono sempre meno. Dal 2015 sono considerati una specie “Vulnerable” nella Lista rossa dello IUCN, che compila un ampio e autorevole database di informazioni sullo stato di conservazione delle specie animali e vegetali: significa che si pensa che ci sia un alto rischio che si estinguano. Secondo BirdLife International, la più importante organizzazione internazionale che si occupa della salvaguardia delle specie di uccelli, dal 2000 al 2065 il numero dei pulcinella potrebbe diminuire tra il 50 e il 79 per cento. Le cause sono gli eccessi della pesca, la predazione da parte di specie infestanti (come i ratti), l’inquinamento e il cambiamento climatico, ma anche il fatto che i pulcinella vengono tuttora cacciati per essere mangiati.

I pulcinella di mare sono uccelli marini che vivono nel nord dell’oceano Atlantico: durante l’inverno si trovano in mare aperto, mentre tra maggio e agosto si possono avvistare sulle scogliere delle coste di Islanda, Norvegia, Regno Unito, Irlanda (compresa l’isola Skellig Michael dove è stato girato Star Wars: Gli Ultimi Jedi, in cui i pulcinella sono stati “coperti” creando i porg), Bretagna, in Francia, dell’isola canadese di Terranova e dell’arcipelago danese delle Fær Øer. Nidificano in tane nella roccia e mangiano piccoli pesci, soprattutto quelli che fanno parte della famiglia degli ammoditidi e sono chiamati “anguille della sabbia”. Il loro nome scientifico è Fratercula arctica. Fanno parte del genere Fratercula insieme a due altre specie, i pulcinella dal corno (Fratercula corniculata) e i pulcinella dai ciuffi (Fratercula cirrhata), che vivono nell’oceano Pacifico e per cui il rischio di estinzione secondo lo IUCN è minimo.

Non si sa con esattezza quanti siano i pulcinella di mare: nel 2015 BirdLife International ha stimato che la popolazione europea – che ammonta a più del 90 per cento di tutti i pulcinella di mare – ammonti a un numero compreso tra 9,55 e 11,6 milioni. Sono numeri alti, e infatti prima del 2015 i pulcinella erano considerati una specie “Least Concern”, a rischio minimo, ma è la velocità con cui il loro numero è diminuito dall’inizio degli anni Duemila a essere preoccupante. In Islanda, dove nidifica la maggior parte dei pulcinella di mare, si stima che la popolazione sia passata da circa 7 milioni a 5,4. Sono gli uccelli più comuni nel paese e anche i più cacciati. Osservando le fotografie delle colonie nei mesi estivi sembra che di pulcinella ce ne siano tantissimi, ma sono immagini ingannevoli: i pulcinella vivono più di vent’anni e raggiungono la maturità sessuale tra i quattro e i cinque anni di età, per cui gli adulti che si osservano sulle scogliere sono tutti nati diversi anni fa; a essere diminuiti sono i membri delle nuove generazioni.

Il New York Times ha parlato della diminuzione dei pulcinella in un articolo per cui ha intervistato alcuni scienziati che studiano questi animali: l’ecologa francese Annette Fayet, che fa la ricercatrice all’Università di Oxford, ed Erpur Snaer Hansen, direttore del Náttúrustofa Suðurlands, un centro di ricerca sulla natura dell’Islanda meridionale. Quest’estate Fayet ha osservato lo stato di quattro colonie di pulcinella di mare, due in Islanda, una in Galles e una in Norvegia per provare a capire più precisamente cosa ne stia facendo diminuire la popolazione. Hansen invece dal 2010 fa dei censimenti di questi uccelli due volte all’anno in dodici diverse colonie islandesi: per farlo si cala lungo le scogliere per contare i pulcini e le uova presenti in circa 700 tane.

A luglio Fayet e Hansen hanno passato due giorni sull’isola di Grímsey, che si trova al largo delle coste dell’Islanda del nord e per cui passa il Circolo polare artico, per analizzare lo stato della locale colonia di pulcinella. Sull’isola hanno catturato (e poi liberato) una dozzina di pulcinella per raccogliere dati. Dopo la cattura ogni uccello è stato infilato in un tubo di plastica che per qualche ragione li mantiene calmi, pesato, e reso identificabile con una fascetta metallica applicata a una zampa. Fayet ha prelevato cinque piume da ciascun uccello per analizzare il DNA e determinarne il sesso e Hansen ha fissato tra le ali di ognuno un piccolo tracciatore GPS del valore di circa 700 euro. I tracciatori sono stati attaccati ai pulcinella con un nastro adesivo resistente a qualche tuffo in mare: grazie a questi dispositivi, che per qualche giorno restano attaccati agli uccelli, i ricercatori possono rilevare quanto i pulcinella si debbano allontanare dalla costa e quanto in profondità si debbano spingere per trovare delle prede.

I dati rilevati dai tracciatori sono importanti perché si pensa che una delle ragioni per cui i pulcinella di mare stanno diminuendo sia la diminuzione delle anguille della sabbia di cui si nutrono, che causa la morte per fame di molti pulcini. Dato che ci sono meno anguille della sabbia i pulcinella devono allontanarsi maggiormente dalle coste per trovare del cibo per sé e per i propri piccoli: i dati su questi spostamenti raccolti da Fayet in Norvegia mostrano che gli adulti si spingono molto più lontano di quanto si pensasse e dato che volare a lungo richiede un grosso dispendio di energia si pensa che gli uccelli siano costretti a scegliere se nutrire sé stessi o i propri pulcini. Secondo i dati raccolti nei censimenti di Hansen il 40 per cento dei pulcini di pulcinella di mare islandesi perde peso nel tempo.

Indirettamente sarebbe quindi il cambiamento climatico a causare la diminuzione del numero dei pulcinella, dato che quella del numero delle anguille della sabbia dipende dal riscaldamento delle acque oceaniche superficiali. Solo che non si può dire in quale misura sia colpa del cambiamento climatico perché negli oceani esistono dei cicli di oscillazione delle temperature naturali che coprono periodi decennali: attualmente siamo in un periodo in cui l’acqua è più calda, dopo il periodo di acqua più fredda andato avanti dal 1965 al 1995. Secondo Rong Zhang, uno scienziato del NOAA, l’agenzia federale statunitense che si occupa di meteorologia e ambienti marini, il peso del cambiamento climatico nell’innalzamento delle temperature della acque a sud del Circolo polare artico è piccola rispetto all’effetto dei cicli naturali. Per Andrew Dessler, un climatologo della Texas A&M University, nel tempo l’effetto del cambiamento climatico però aumenterà e sarà maggiore di quello del ciclo naturale.

Per quanto riguarda la caccia, l’Islanda negli ultimi anni ha ridotto le quote di pulcinella di mare che si possono cacciare ogni anno, ma molti uccelli continuano a essere cacciati: la carne di pulcinella viene venduta a ristoranti locali che la servono soprattutto a turisti curiosi. Hansen mantiene un buon rapporto con i cacciatori per poter usare i dati raccolti in 138 anni dalle loro associazioni: li ha anche convinti a lasciare che il suo assistente fotografi le teste dei pulcinella uccisi per poter stimare la loro età dalle strisce sui loro becchi e quindi capire quanto le nuove generazioni risentano della caccia.