Una scena del film Il Grande Gatsby, del 2013
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  • mercoledì 22 agosto 2018

Ai fortunati che sanno iniziare

Una scena del film Il Grande Gatsby, del 2013

«”Si vive nel provvisorio” disse. “Si pensa che per ora la vita va male, per ora bisogna arrangiarsi, per ora bisogna anche umiliarsi, ma che tutto ciò è provvisorio. La vera vita comincerà un giorno. Ci prepariamo a morire col rimpianto di non aver vissuto. A volte quest’idea mi ossessiona: si vive una sola volta e quest’unica volta si vive nel provvisorio, nella vana attesa del giorno in cui dovrebbe cominciare la vera vita. Così passa l’esistenza».

Ignazio Silone, Vino e pane, 1955

Ignazio Silone, pseudonimo e poi nome legale di Secondo Tranquilli, è stato uno scrittore, giornalista e politico italiano, conosciuto soprattutto per il romanzo Fontamara, pubblicato per la prima volta nel 1933 a Zurigo nella traduzione in tedesco di Nettie Sutro, e in Italia nel 1945, dopo il crollo del regime fascista e la fine della Seconda guerra mondiale.

Ignazio Silone in una foto non datata
(ANSA)

Silone nacque a Pescina, in Abruzzo, il primo maggio del 1900, e morì a Ginevra il 22 agosto 1978, 40 anni fa. Trascorse un’infanzia e un’adolescenza di povertà e duro lavoro che lo avvicinò alle rivendicazioni dei contadini poveri, i “cafoni” di cui parlerà in Fontamara, e che lo spinse a trasferirsi a Roma e iscriversi al Partito Socialista; nel 1921 fu tra i fondatori del Partito Comunista d’Italia e dei delegati alla Terza Internazionale di Mosca, dove incontrò Vladimir Lenin. Iniziò a collaborare con il giornale comunista Il Lavoratore di Trieste e, quando il fascismo prese il potere, venne arrestato. Uscito di prigione, si trasferì a Berlino, fece il corrispondente in Spagna e poi a Parigi, dove venne arrestato ed estradato. Continuò l’impegno politico e il lavoro giornalistico e poi, con l’intensificarsi del fascismo, andò in esilio in Svizzera; nel 1931 venne espulso dal partito con l’accusa di essere un trotzkista, lontano quindi dalla corrente dominante vicina a Stalin.

Durante l’esilio svizzero, in povertà e malato di tisi, scrisse in pochi mesi Fontamara, suo primo romanzo e capolavoro letterario, che racconta le rivolte dei “cafoni” contro i potenti di un paesino immaginario. Fondò la rivista tedesca Information, di argomento letterario e artistico, che diresse fino al 1933, e continuò a scrivere saggi e romanzi. Rientrò in Italia nel 1944 e riprese l’impegno politico, stavolta nel partito Socialista. Tra i suoi scritti si ricordano Vino e pane, Una manciata di more, Uscita di sicurezza e L’avventura di un povero cristiano, che vinse il premio Campiello. Ha ricevuto premi letterari, lauree honoris causa.

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