(Kaeli Swift)

A volte i corvi fanno sesso con i morti

I casi di necrofilia sono stati scoperti per caso da una ricercatrice, che ha provato a capirne le cause

(Kaeli Swift)

Era una soleggiata giornata di primavera, l’aria fresca smuoveva le fronde degli alberi e Kaeli Swift aveva appena finito di posare delicatamente la carcassa di un corvo, in un viale di un parco cittadino di Seattle. Ornitologa presso l’Università di Washington, Swift stava lavorando con una troupe televisiva per mostrare il comportamento dei corvi quando s’imbattono in un loro simile morto a terra, organizzando una sorta di cerimoniale che ricorda i nostri funerali. Mentre si allontanava dal corvo morto per l’esperimento, Swift non immaginava che le cose in quella giornata di aprile del 2015 sarebbero andate molto diversamente dal previsto, ispirandole una nuova e insolita ricerca.

Appostati a debita distanza, Swift e la troupe videro un corvo su un ramo di un albero che aveva appena notato il suo simile steso a terra. Invece di iniziare a gracchiare per attirare altri corvi, planò velocemente verso il viale e si avvicinò all’animale morto. Dopo averlo osservato per qualche istante, il corvo piegò le ali e rizzò la piume della coda: si stava preparando per fare sesso con la carcassa. Non capendo bene che cosa stesse accadendo, qualcuno della troupe chiese ingenuamente se il corvo stesse cercando di rianimare l’altro animale. Swift e il suo collega John Marzluff scossero la testa, limitandosi a spiegare che per qualche motivo il corvo stava copulando. Incuriosita dall’inatteso comportamento del corvo, Swift ha deciso di approfondire per capire quanto siano diffusi i casi di necrofilia tra i corvi.

(Kaeli Swift)

Come succede a diverse specie di uccelli, ai corvi non sfugge quasi mai la presenza di un loro simile morto. Quando lo notano, gracchiano a lungo attirando l’attenzione di altri corvi che si uniscono a loro. L’impressione è che in un certo senso veglino la carcassa, ma secondo diversi ricercatori in realtà la presenza di un morto è l’occasione per imparare qualcosa sui pericoli nella zona. In uno studio del 2015 – realizzato proprio da Swift e Mazluff e che aveva poi ispirato la troupe per la ripresa nel parco di Seattle – si legge che i corvi diventano più attenti ai rischi nelle zone dove hanno avvistato loro simili morti, assumendo talvolta comportamenti più aggressivi nei confronti di altre specie (compresa la nostra) che si trovano nella zona. La necrofilia, però, non sembra adattarsi molto a questo tipo di comportamento: perché avvicinarsi a una carcassa se questa indica che la zona è pericolosa?

Per scoprirlo Swift ha trascorso tre primavere consecutive a collocare carcasse di corvi nei parchi cittadini di Seattle e nelle aree residenziali vicine, ottenendo gli esemplari per gli esperimenti dal Museo di storia naturale della città, che riceve spesso da cittadini e organizzazioni animali morti da donare alla scienza. Prima di collocare le carcasse, Swift andava alla ricerca dei nidi dei corvi, attendeva che questi li lasciassero per andare in cerca di nuove prede e depositava nelle vicinanze un loro simile morto, in modo da non farsi vedere. Poi attendeva a distanza il ritorno degli abitanti del nido, per osservarne il comportamento.

Come spiega Swift nella sua ricerca, condotta con Marzluff e pubblicata sulla rivista scientifica Philosophical Transactions of the Royal Society B, nella maggior parte dei casi i corvi si sono comportati come previsto, cioè gracchiando e valutando la loro presenza come un’indicazione di pericolo. In quasi un caso su quattro, i corvi osservati si sono comunque avvicinati alla carcassa per toccarla, spostarla o provare a beccarla. Nel quattro per cento dei casi, invece, i corvi hanno provato a fare sesso con i loro simili morti. Nei casi più estremi, si avvicinavano gracchiando, facevano sesso con la carcassa e poi la riducevano a pezzi. In alcune circostanze la strana cerimonia coinvolgeva più di un corvo.

La ricerca spiega che compiendo le osservazioni a distanza non è stato possibile verificare il genere dei corvi, ma che il comportamento riguarda probabilmente ambo i sessi. Come molte specie di uccelli, anche i corvi maschi non hanno un pene vero e proprio. I rapporti sessuali non avvengono per penetrazione, ma per sovrapposizione degli organi sessuali sotto le loro code.

Swift ha inoltre notato che il comportamento dei corvi variava a seconda delle pose in cui erano posizionate le carcasse. Essendo sottoposte a impagliatura per preservarne le caratteristiche, la ricercatrice aveva la possibilità di lasciarle in varie pose, scegliendo tra quelle assunte tipicamente dai corvi vivi o più semplicemente lasciandole in pose tipiche degli uccelli morti.

Gli episodi di necrofilia erano più frequenti all’inizio della stagione degli accoppiamenti, ma questo non significa che i corvi fossero alla disperata ricerca di un partner e quindi più inclini a fare sesso con un loro simile, anche se morto. Swift ha infatti segnalato nella sua ricerca che i casi di necrofilia riguardavano anche esemplari che avevano nelle vicinanze il loro partner.

Non è chiaro che cosa induca alcuni corvi ad avere rapporti sessuali con i loro simili morti, ma Swift e Marzluff offrono un’ipotesi plausibile. Secondo loro, ci sono corvi con meno esperienza che a causa del forte carico ormonale, tipico della stagione degli accoppiamenti, perdono la loro capacità di gestire correttamente circostanze e stimoli imprevisti. La carcassa di un corvo raccoglie diverse caratteristiche: all’apparenza è al tempo stesso un intruso nel proprio territorio, una potenziale fonte di cibo e un possibile partner. Davanti a tutte queste variabili, alcuni corvi vanno in tilt e rispondono a tutte le possibilità, assumendo un comportamento che appare quasi schizofrenico.

Swift confida di condurre ulteriori ricerche per comprendere meglio il comportamento dei corvi, mettendo in relazione il loro comportamento con altri casi di necrofilia già noti nel mondo animale. Negli anni sono stati osservati e documentati comportamenti necrofili tra delfini e altri cetacei, nei rospi, tra le lucertole e in diverse specie di scoiattoli.

Abbonati al

Dal 2010 gli articoli del Post sono sempre stati gratuiti e accessibili a tutti, e lo resteranno: perché ogni lettore in più è una persona che sa delle cose in più, e migliora il mondo.

E dal 2010 il Post ha fatto molte cose ma vuole farne ancora, e di nuove.
Puoi darci una mano abbonandoti ai servizi tutti per te del Post. Per cominciare: la famosa newsletter quotidiana, il sito senza banner pubblicitari, la libertà di commentare gli articoli.

È un modo per aiutare, è un modo per avere ancora di più dal Post. È un modo per esserci, quando ci si conta.