Come s’insegna a un orso polare a usare un tapis roulant

E soprattutto, perché? C'è un'importante ragione scientifica: capire quante energie consumano ora che il cambiamento climatico potrebbe costringerli a camminare più a lungo

Ci vogliono almeno cinque mesi per insegnare a un orso polare a camminare su un tapis roulant, ma ci sono ottimi motivi per farlo, almeno secondo un gruppo di ricercatori statunitensi. Il principale è capire quanta energia consumano questi animali percorrendo ghiacci e terreni nell’Artide. Gli orsi polari sono solitamente buoni camminatori, ma ogni spostamento è dispendioso in termini di energie, quindi questi animali cercano di non andare oltre lo stretto necessario. Il problema è che negli ultimi anni gli effetti del riscaldamento globale hanno costretto sempre di più gli orsi polari a compiere grandi spostamenti, soprattutto nel periodo estivo, per andare alla ricerca delle loro prede. Circolano spesso notizie e fotografie di orsi visibilmente stremati da lunghe nuotate, mentre gli effetti delle loro traversate sulle zampe non sono ancora molto chiari.

L’idea di usare i tapis roulant è venuta ad Anthony Pagano, un biologo presso l’USGS (United States Geological Survey), l’agenzia scientifica degli Stati Uniti che si occupa di territorio, risorse naturali e terremoti. Si è messo in contatto con gli zoo di San Diego e dell’Oregon, proponendo il suo studio su questi grandi mammiferi. Dopo avere ricevuto il consenso dalle due istituzioni, Pagano si è messo al lavoro con i suoi colleghi per realizzare un tapis roulant resistente a sufficienza per reggere il peso di un orso polare adulto, che varia molto a seconda degli esemplari: si aggira intorno ai 250 chilogrammi per una femmina e può raggiungere i 700 chilogrammi nel caso dei maschi più grandi.

Dopo avere fatto un po’ di ricerche e avere studiato casi precedenti in cui erano stati sperimentati strumenti per analizzare movimenti e corsa di mammiferi di medie dimensioni, come i coguari, Pagano ha deciso di partire da un tapis roulant usato per compiere analisi sui cavalli da corsa. Il macchinario, pesante circa 2 tonnellate e lungo 3 metri, è stato trasportato fino alla Washington State University, dove con un po’ di ingegno e creatività è stato rinforzato per reggere un orso. I tecnici hanno inoltre costruito una struttura con pannelli di plastica trasparente, da inserire sopra al tapis roulant in modo da evitare inattese e pericolose fughe durante i test. La struttura è stata inoltre dotata di particolari sensori, in modo da rilevare la quantità di ossigeno e da questa calcolare lo sforzo compiuto dall’animale durante la camminata.

Lo zoo di San Diego ha messo a disposizione per gli esperimenti Tatqiq, una femmina di orso polare di 16 anni. Per i primi tempi i ricercatori hanno fatto sperimentare a Tatqiq l’ambiente interno del tapis roulant, senza attivarlo e incentivando la permanenza dell’animale con bocconcini di cibo di ricompensa. Dopo alcune settimane, i ricercatori hanno iniziato a far muovere il tapis roulant, seppure molto lentamente. Durante i primi test le reazioni di Tatqiq sono state quelle previste: la sensazione innaturale del movimento della base su cui appoggiava le zampe la inducevano a diffidare, o a cercare l’uscita.

I ricercatori hanno allora aumentato quantità e frequenza delle ricompense, convincendo infine Tatqiq a familiarizzare con quello strano affare in movimento sotto le sue zampe. Ci sono voluti cinque mesi per ottenere risultati soddisfacenti e far abituare Tatqiq al tapis roulant. Un altro gruppo di ricercatori presso lo zoo dell’Oregon ha invece impiegato 8 mesi per ottenere risultati simili, con una femmina di orso polare di 31 anni.

Le zampe di un orso polare di quasi 5 mesi allo zoo ZOOM Erlebniswelt di Gelsenkirchen, in Germania (Roland Weihrauch/picture-alliance/dpa/AP Images)

Gli orsi polari sono tra i più grandi mammiferi al mondo a camminare utilizzando l’intera pianta delle loro zampe. Una camminata di questo tipo offre agli orsi una grande stabilità, ma si rivela problematica nei casi in cui sia necessario fare una corsa. Altri animali, come i grandi felini, corrono poggiando la sola punta delle zampe, traendone chiari vantaggi in termini di velocità e di consumo di energia.

Grazie ai loro esperimenti, i ricercatori hanno calcolato che per un orso polare il consumo di energia durante una camminata raddoppia quando raggiunge una velocità di 5 chilometri orari rispetto alla sua normale camminata. A velocità ancora superiori, secondo studi svolti in passato, l’efficienza energetica di questi animali si riduce ulteriormente. Nel complesso, ha spiegato Pagano, il consumo di energia è comunque paragonabile a quello di altri grandi carnivori, cosa che sembra deporre a favore degli orsi polari. È bene però ricordare che i test sono stati condotti su animali in cattività, ma soprattutto in condizioni ambientali diverse da quelle dell’Artide.

Il cucciolo di orso polare appena nato nello zoo di Columbus, in Ohio, insieme alla madre Anana (AP / Dispatch / Brooke LaValley)

Vivendo in un ambiente ostile per la maggior parte dell’anno, con temperature molto basse e prede non sempre facili da cacciare, gli orsi polari cercano di consumare meno energia possibile. Questo si riflette in buona parte dei loro comportamenti, compresa la caccia. Di solito si appostano nei pressi di buchi nel ghiaccio, in attesa che una foca riemerga per qualche istante per respirare prima della successiva immersione. In media prede di questa taglia sono cacciate una volta alla settimana, ma lo scioglimento anomalo dei ghiacci sta costringendo questi animali a cacciare lontano dall’acqua, per esempio rincorrendo animali di taglia più piccola come gli uccelli acquatici.

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