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  • domenica 8 luglio 2018

Il super-agente marocchino che lotta contro l’estremismo islamista

Si chiama Abdellatif Hammouchi, è potente e stimato ma anche molto controverso: praticamente un personaggio da film

Abdellatif Hammouchi (FADEL SENNA/AFP/Getty Images)

Abdellatif Hammouchi è uno degli uomini più potenti del Marocco. Non è un politico e nemmeno un ricco uomo d’affari: è il direttore generale dell’agenzia marocchina incaricata di combattere il terrorismo (DST) e contemporaneamente il capo della Sicurezza nazionale (DGSN), il principale corpo di polizia del paese. Negli ultimi anni si è parlato di Hammouchi come si fa con i personaggi da film: la stampa marocchina lo ha descritto come «l’uomo che non dorme mai» e «l’agente meglio informato di tutto il Marocco»; un diplomatico contattato dal quotidiano spagnolo El País ha detto che «è l’uomo verso cui tutti guardano» durante le riunioni bilaterali con i paesi europei, che ha una memoria straordinaria e che è un grande conoscitore di estremismo islamista; perfino la Francia, che anni fa lo aveva accusato di violazione dei diritti umani, gli ha consegnato un’importante onorificenza e lo ha elogiato pubblicamente in diverse circostanze.

Hammouchi è un personaggio molto controverso, con una storia particolare, ma da qualche anno collaborare con lui e la polizia marocchina è diventato centrale per combattere il jihadismo in Europa. Di Hammouchi si sono occupati in passato diversi giornali francesi e più di recente il giornalista Francisco Peregil sul País. Due mesi fa, inoltre, Hammouchi è stato inserito nella lista dei personaggi più potenti dell’Africa stilata da Jeune Afrique, importante settimanale pubblicato a Parigi che si occupa di cose africane.

Hammouchi è nato a Taza, nel Marocco settentrionale, si è laureato in Legge e oggi è padre di quattro figli. Divenne capo dell’antiterrorismo marocchino nel 2005, incarico che gli ha permesso di acquisire sempre più conoscenze sul mondo del jihadismo e dell’estremismo islamista, ma iniziò a lavorare nel campo della sicurezza per il ministero dell’Interno marocchino molto prima, nel 1991. Tra le cose per cui è stato elogiato nel corso degli anni c’è la modernizzazione della polizia marocchina, di cui prese la guida nel 2015, sia dal punto di vista della tecnologia che da quello delle competenze dei suoi agenti. Un agente europeo di stanza a Rabat ha raccontato al País che Hammouchi ha fatto entrare in polizia diversi uomini con titoli universitari legati alla lotta antiterrorista. Hammouchi è descritto spesso come un lavoratore instancabile, molto riservato, «uno che non riempie le pagine di Wikipedia» e che parla fluentemente tre lingue: oltre all’arabo, anche l’inglese e il francese (e capisce lo spagnolo).

Fino all’inizio del 2014 Hammouchi era un personaggio praticamente sconosciuto. La sua notorietà attuale risale per lo più a un intenso scontro diplomatico tra Marocco e Francia iniziato il 20 febbraio 2014 e terminato circa un anno dopo. Quel giorno Hammouchi si trovava nella residenza dell’ambasciatore marocchino a Parigi e fu raggiunto da quattro agenti della polizia giudiziaria francese che cominciarono a fargli domande su diverse denunce relative a presunte torture praticate da agenti del DST, l’antiterrorismo marocchino, nella città costiera di Temara, vicino alla capitale Rabat. Hammouchi si rifiutò di presentarsi di fronte a un giudice francese e i rapporti tra Marocco e Francia si fecero molto tesi: tra le altre cose, i due paesi interruppero la collaborazione giudiziaria, una misura che nel lungo periodo mostrò di danneggiare soprattutto la Francia.

Poco più di un anno dopo, nel giugno 2015, il Parlamento francese fece un passo indietro: approvò un nuovo accordo di cooperazione con il Marocco che prevedeva che le denunce presentate in Francia contro cittadini marocchini accusati di aver compiuto crimini in Marocco sarebbero state reindirizzate alla giustizia marocchina, anche in presenza di vittime francesi. L’accordo fu molto criticato da diverse organizzazioni per la difesa dei diritti umani, come Amnesty International e Human Rights Watch, che sostennero che le nuove regole non avrebbero fatto altro che favorire l’impunità di funzionari marocchini accusati di violazione dei diritti umani. Non solo: nel febbraio 2015, nonostante l’opposizione di diversi commentatori e opinionisti francesi, il governo decorò Hammouchi con la Legion d’onore, l’onorificenza più alta attribuita dalla Francia.

Le accuse contro Hammouchi non hanno riguardato solo il presunto impiego della tortura negli interrogatori compiuti dalla polizia e dall’antiterrorismo marocchino, ma anche la dura repressione delle manifestazioni che si tennero nel 2017 ad al Hoceima, nel nord del Marocco, le più grandi proteste nel paese dai tempi di quelle ispirate alle cosiddette “primavere arabe”. Diversi attivisti parlarono di arresti arbitrari e di violenze eccessive da parte della polizia controllata da Hammouchi: furono processate circa 400 persone e un uomo fu ucciso.

Nonostante le critiche, comunque, Hammouchi ha mantenuto ottimi rapporti con le sue controparti europee, anche perché nel corso degli anni la sua collaborazione in ambito dell’antiterrorismo si è rivelata particolarmente utile. Secondo diverse ricostruzioni, dopo gli attentati di Parigi del novembre 2015 fu proprio Hammouchi a mettere la polizia francese sulle tracce di Abdelhamid Abaaoud, il cittadino belga di origine marocchina considerato il responsabile della progettazione dell’attentato. Inoltre, dopo gli attentati di Barcellona del 17 agosto 2017 compiuti tra gli altri da alcuni uomini con cittadinanza marocchina, fu sempre Hammouchi a contattare il capo dell’antiterrorismo spagnolo e a mettere a disposizione i propri uomini per realizzare decine di perquisizioni. Vista la sua eccellente reputazione negli ambienti della sicurezza marocchina ed europea, è improbabile che la posizione di Hammouchi si indebolisca nel prossimo futuro e diversi esperti ritengono che i vertici dell’antiterrorismo e della polizia marocchina rimarranno invariati ancora per diverso tempo.

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