Perché ci baciamo

Non ne sappiamo molto, nemmeno se c'entra più la cultura o l'evoluzione: probabilmente ha un ruolo la saliva e il fatto che non abbiamo un buon olfatto

I profili di un uomo e una donna che stanno per baciarsi vicino a un falò, il 31 marzo 2018, a Oldenburg, in Germania (Mohssen Assanimoghaddam/picture-alliance/dpa/AP Images)

Non sappiamo bene perché le persone, o almeno una parte, si bacino sulla bocca, anche se in inglese c’è addirittura una parola per definire la scienza dei baci: philematology, “filematologia”. Le poche certezze che abbiamo sull’argomento sono che gli esseri umani sono praticamente gli unici animali a baciarsi, almeno per le ragioni per cui lo fanno, e che hanno cominciato a farlo solo in certe culture e solo dopo decine di migliaia di anni. Sul perché lo facciano, invece, ci sono solo alcune teorie.

Gli animali più vicini all’Homo sapiens, la specie a cui apparteniamo, sono gli scimpanzé (Pan troglodytes) e i bonobo (Pan paniscus): sia tra gli uni che tra gli altri i biologi hanno osservato dei baci sulla bocca. Inizialmente si pensava che i baci derivassero dall’uso di passare cibo già parzialmente masticato a un proprio simile, poi si sono prese in considerazione altre possibilità. Il primatologo olandese Frans de Waal, ricercatore alla Emory University di Atlanta e divulgatore scientifico, ha studiato il modo in cui gli scimpanzé si baciano e si abbracciano dopo aver risolto una controversia: per questi animali molto aggressivi i baci sono una forma di riconciliazione e sono più comuni tra esemplari maschi che femmine. Non c’entrano nulla con l’accoppiamento. I bonobo si baciano di più e spesso lo fanno con la lingua: anche nel loro caso i baci – e gli atti sessuali – sono un metodo per risolvere conflitti e per stringere legami, un po’ come quando le persone si stringono le mani.

Gli altri animali si toccano e annusano i musi reciprocamente, ma anche quelli che hanno le labbra non le avvicinano per farle entrare in contatto o scambiare della saliva. Secondo i biologi è perché non ne hanno bisogno: il loro modo di conoscersi a vicenda allo scopo di accoppiarsi passa spesso per gli odori e per il senso dell’olfatto. In alcune specie di animali, come i cinghiali, i maschi diffondono un odore pungente da cui le femmine sono attratte. La sostanza che produce questa reazione è un feromone chiamato androstenone; i maschi che ne producono di più sono anche i più fertili. Tra i criceti invece sono le femmine a produrre un feromone che eccita i maschi, mentre tra i topi i feromoni aiutano gli animali a capire quali siano i potenziali partner con maggiori differenze genetiche e quindi più adatti per l’accoppiamento, dato che una maggiore variabilità genetica dà più probabilità di generare una prole sana.

Anche tra gli esseri umani nella scelta dei partner sessuali è coinvolto l’olfatto, in mezzo ad altri e numerosi fattori. Secondo uno studio del 1995 per esempio le donne preferiscono l’odore degli uomini più diversi da loro dal punto di vista genetico. Sembra che nel sudore degli uomini ci sia una versione del feromone dei cinghiali maschi che fa aumentare in minima parte l’eccitazione nelle donne. Rafael Wlodarski, un ricercatore di neuroscienze dell’Università di Oxford che si occupa di processi sociali ed evolutivi, ha studiato molto a lungo le preferenze in materia di baci e nel 2013 ha chiesto a centinaia di persone quale fosse per loro la cosa più importante nei baci. L’odore del partner era tra i fattori più importanti, soprattutto tra le donne più fertili.

Dato che l’olfatto degli esseri umani non è sviluppato come quello degli altri animali, avvicinarsi è una cosa necessaria per poter percepire l’odore altrui: i baci potrebbero essere anche un modo culturalmente accettato per annusare gli altri, un’evoluzione del semplice avvicinarsi per percepire l’odore altrui.

Un’altra possibile spiegazione della funzione dei baci c’entra con la saliva. Dato che la saliva umana contiene ormoni sessuali, come il testosterone, e la mucosa della bocca è sensibile a questi ormoni, l’atto di baciarsi – e farlo con la lingua – potrebbe essere un modo per cominciare a conoscersi dal punto di vista sessuale. Nel 2007 a più di mille studenti universitari americani (tutti eterosessuali) furono fatte delle domande sulle proprie preferenze in merito di baci: emerse che agli uomini piacciono i baci con molta saliva più che alle donne, e per questo gli autori dello studio ipotizzarono che gli uomini, «meno sensibili ai messaggi chemosensoriali», abbiano bisogno di una maggior quantità di saliva per decidere se accoppiarsi o meno con una donna. Un’altra ipotesi è che per gli uomini i baci appassionati siano un modo inconsapevole per trasmettere testosterone alle donne, dato che questo ormone può aumentare l’eccitazione.

Che si tratti di un modo per annusare da vicino o per scambiarsi la saliva, il bacio non è diffuso in tutte le culture: secondo uno studio del 2015 pubblicato sulla rivista American Anthropologist solo nel 46 per cento delle 168 culture umane è diffuso l’uso di toccarsi reciprocamente le labbra tra partner e potenziali partner. Per questo gli antropologi autori dell’articolo hanno messo in discussione che l’atto di baciarsi abbia motivazioni legate alla sopravvivenza della specie e dunque evoluzionistiche.

In molti gruppi di cacciatori-raccoglitori contemporanei le persone non si baciano: in alcuni di questi gruppi, tra cui la tribù brasiliana dei Mehinaku, l’atto di baciare è considerato addirittura rivoltante. Non lo si può dire con certezza, ma il fatto che negli attuali gruppi di cacciatori-raccoglitori le coppie non si bacino sulla bocca suggerisce che nemmeno i nostri antenati lo facessero e che questa pratica sia nata nelle società occidentali e poi si sia trasmessa di generazione in generazione. A sostegno di questa tesi c’è la sequenza di documentazioni storiche sull’atto di baciare: la più antica testimonianza del bacio sulla bocca risale a un testo in sanscrito, l’antica lingua indiana, di oltre 3.500 anni fa. In esso l’atto di baciarsi viene descritto come il respirare a vicenda l’anima dell’altro. Nei geroglifici egizi, che risalgono più o meno allo stesso periodo, invece non ci sono persone che si baciano sulle labbra, al massimo molto vicine.

Per quanto ne sappiamo nell’antica Grecia e nell’antica Roma i baci erano soprattutto scambiati tra gli uomini e non con un significato sessuale o romantico, ma per mostrare rispetto e ammirazione. Però nelle poesie di Catullo – il poeta latino famoso soprattutto per Odi et amo – si parla di baci e lì hanno una funzione sessuale. L’aspetto romantico dei baci compare più tardi nella letteratura dei paesi europei e sembra aver avuto origine nell’ideale dell’amore cortese medievale. In questo contesto erano descritti soprattutto i baci tra amanti sfortunati che non potevano stare insieme – ad esempio Paolo e Francesca nella Commedia di Dante – e per questo il bacio diversamente dall’atto sessuale era un simbolo di amore vero, diverso da quello dei matrimoni combinati, e spirituale.

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