Fico e Casellati litigano su vitalizi

Il presidente della Camera sta per approvare una delibera per ricalcolare i vitalizi degli ex deputati, ma la presidente del Senato non è d'accordo

(ANSA/ANGELO CARCONI)

Da giorni il presidente della Camera Roberto Fico e la presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati si scambiano dichiarazioni appuntite sul ricalcolo dei vitalizi degli ex parlamentari, una misura che porterebbe a una riduzione degli assegni pensionistici ricevuti da deputati e senatori delle passate legislature. Fico, infatti, vuole procedere al ricalcolo rapidamente, entro la fine di luglio; Casellati invece dice che bisogna agire con maggiore calma. Il risultato rischia di essere che mentre circa 1.300 deputati si troveranno presto la pensione tagliata, alcune centinaia di senatori continueranno a ricevere quella intera.

La discussione è iniziata mercoledì, quando il presidente della Camera Fico ha presentato al suo ufficio di presidenza una delibera che, se approvata, porterà al ricalcolo degli assegni attualmente ricevuti da decine di ex deputati. Casellati ha subito risposto sostenendo che la delibera della Camera rischia di essere incostituzionale e che sarebbe meglio ricominciare il procedimento partendo da un tavolo comune tra le due camere. La delibera proposta da Fico (qui potete leggerne il testo completo) non è una legge, ma un semplice atto dell’ufficio di presidenza della Camera, l’organo presieduto da Fico e formato dai deputati eletti agli incarichi di vicepresidente della Camera, questore e segretario (Lega e Movimento 5 Stelle hanno la maggioranza assoluta negli uffici di entrambe le camere).

Il meccanismo che porterà alla riduzione dei vitalizi si chiama “ricalcolo contributivo”. Significa che se la delibera di Fico venisse approvata i vitalizi calcolati con metodo retributivo (cioè, semplificando, in percentuale all’ultimo stipendio ricevuto) saranno ricalcolati con un metodo, il contributivo, che prevede che l’assegno pensionistico sia proporzionato ai contributi effettivamente versati durante il mandato parlamentare. Se la delibera venisse approvata, il nuovo sistema entrerà in vigore dal prossimo primo novembre. Il voto dell’ufficio di presidenza della Camera è previsto per la seconda settimana di luglio, tra il 9 e il 13. Il nuovo metodo dovrebbe portare 40 milioni di euro di risparmi.

Il principale dubbio espresso da Casellati e da molti altri esponenti del suo partito, oltre che del PD, è se lo strumento della delibera dell’ufficio di presidenza sia il metodo migliore per effettuare il ricalcolo. L’associazione che riunisce gli ex parlamentari ha già annunciato che inizierà azioni legali contro la delibera. Secondo Casellati, se non sarà utilizzato lo strumento di una legge ordinaria per il ricalcolo, sarà più facile far bocciare la norma dai tribunali. «La cosa migliore sarebbe stata quella di sederci intorno ad un tavolo, capendo quali possano essere i limiti del pensiero di ciascuno di noi», ha detto Casellati, che ha aggiunto che bisogna capire «se la competenza sia davvero degli uffici di presidenza. O se una regolamentazione spetti ad una norma ordinaria».

Anche quasi tutta Forza Italia è molto scettica sulla proposta del Movimento 5 Stelle. In molti, per esempio, sostengono la teoria secondo cui il ricalcolo dei vitalizi sarebbe l’anticamera del ricalcolo generale delle pensioni retributive (e infatti, proprio in questi giorni, il ministro del Lavoro Luigi Di Maio ha illustrato una proposta in questo senso). Mara Carfagna, importante dirigente del partito e vicepresidente della Camera, ha scritto in un comunicato pubblicato ieri: «Sì al ricalcolo dei vecchi vitalizi per eliminare un privilegio, no alla rapina di Stato contro le vecchiette rimaste vedove. I totem si possono abbattere, ma con intelligenza, senza pretendere lo scalpo del, presunto, incolpevole, nemico».

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