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  • Mercoledì 20 giugno 2018

Il Lazio vuole provare a regolare i rider

La giunta di Zingaretti ha approvato una proposta di legge che garantisce maggiori tutele ai fattorini, ma non è detto che possa entrare in vigore

(TOBIAS SCHWARZ/AFP/Getty Images)
(TOBIAS SCHWARZ/AFP/Getty Images)

La giunta regionale del Lazio, guidata dal governatore del Partito Democratico Nicola Zingaretti, ha approvato oggi una proposta di legge che regola il settore dei “rider”, come vengono chiamati i fattorini che eseguono le consegne per piattaforme digitali come Foodora, Deliveroo e Glovo. La legge, nelle intenzioni della giunta, garantisce maggiori diritti e tutele ai fattorini, e soprattutto sancisce che debbano essere pagati su base oraria, e non sul numero di consegne.

È la prima volta in Italia che una regione approva una legge specifica, e arriva pochi giorni dopo l’esteso dibattito nazionale sul tema, sul quale si è impegnato il ministro del Lavoro Luigi Di Maio. Alcune complicazioni, però, non renderebbero automatica l’effettiva entrata in vigore della legge anche una volta approvata.

I problemi: il Consiglio regionale e la costituzionalità
Innanzitutto, la proposta di legge deve ancora essere approvata dal Consiglio regionale, dove la giunta di Zingaretti non ha la maggioranza, e deve quindi trovare i voti di qualcuna tra le altre forze politiche, come Forza Italia o il Movimento 5 Stelle. Zingaretti si è detto fiducioso, e ha prospettato che si possa riuscire ad approvarla entro l’anno. Ma anche se dovesse riuscirci, c’è chi ha espresso dubbi sulla possibilità che la legge possa entrare effettivamente in vigore. L’esperto di diritto del lavoro Federico Martelloni aveva infatti spiegato al Manifesto che una legge regionale di questo tipo viola l’articolo 117 della Costituzione, che prevede che sia lo stato, e non le regioni, ad avere competenza esclusiva su questa materia. Zingaretti aveva risposto dicendo che sarebbe comunque andato avanti con l’approvazione della legge, ritenendo inadeguata la legislazione nazionale, ma ammettendo di essere consapevole che la legge potrebbe essere incostituzionale.

Presentando la legge, mercoledì Zingaretti ha detto di sperare che il governo non presenti ricorso, e che anzi Di Maio usi la legge del Lazio per arrivare a una legislazione nazionale. Ha poi negato che l’iniziativa sia stata presa per fare “concorrenza” al governo, visto che i lavori erano cominciati già a inizio maggio. A rendere la legge di interesse nazionale, infatti, è il fatto che Di Maio sta provando a fare la stessa cosa: trovare un modo perché i rider siano più tutelati e meglio pagati rispetto alle attuali condizioni lavorative, giudicate da molti inaccettabili e alla stregua dello sfruttamento.

Cosa prevede la legge
Il punto probabilmente più importante della legge, preparata con una consultazione pubblica sul sito della regione e con una serie di incontri tra lavoratori e datori di lavoro, c’è l’abolizione del lavoro a cottimo, cioè il calcolo del compenso ai rider sulla base delle consegne effettuate. I lavoratori, dice la legge, devono essere pagati su base oraria con un minimo da stabilire con contrattazioni tra aziende e sindacati. Attualmente, in genere i rider ricevono circa 5 euro a consegna, cioè 3,6 euro netti tolte tasse e contributi. Alcuni ricevono anche una parte di retribuzione fissa, legata al numero di ore in cui si rendono disponibili.

A differenza della proposta di cui ha parlato Di Maio, però, i rider non vengono trasformati da lavoratori autonomi a lavoratori subordinati. Questo è uno dei punti più critici della proposta del ministro del Lavoro, e più in generale uno dei grandi temi del dibattito sui rider: sono lavoratori autonomi, come per esempio gli idraulici, oppure sono lavoratori subordinati, con tutti gli obblighi e i diritti che ne derivano? Esperti, giuslavoristi e sindacalisti, oltre che ovviamente i datori di lavoro, si erano detti preoccupati delle possibili conseguenze di una legge che decidesse per la seconda opzione.

La legge del Lazio prevede poi che società come Foodora e Deliveroo debbano stipulare a proprio carico delle assicurazioni per i rider, contro infortuni, malattie professionali, danni a terzi, maternità e paternità. È previsto però un contributo di 2 milioni di euro della Regione, nel biennio 2019-2020, per stipulare delle convenzioni specifiche con l’INPS e l’INAIL. Alle piattaforme digitali spetta anche provvedere alla manutenzione dei mezzi di trasporto dei rider, come bici e moto, a fornire ai lavoratori dei “dispositivi di sicurezza” (si presume dei caschi) e all’organizzazione di corsi specifici sulla sicurezza.

L’altro punto importante della legge è che le società dovranno garantire «chiarezza e trasparenza» sui metodi con cui assegnano le consegne ai rider, e su quelli con cui sviluppano una valutazione delle prestazioni del lavoratore. La legge porterebbe inoltre all’istituzione di una Consulta dell’economia e del lavoro digitale e un Portale del lavoro digitale, a sua volta composto dall’Anagrafe regionale e dal Registro regionale delle piattaforme digitali: un sistema gratuito per accedere alle forme di tutela integrative che saranno finanziate dalla Regione.