Una delle storie più strane dei Mondiali è su Rafa Marquez

Il capitano del Messico non può indossare le maglie da allenamento dei suoi compagni né bere dalle stesse bottigliette, perché è in una blacklist del governo statunitense

Rafael Marquez, al centro, in mezzo ai compagni di nazionale dopo la vittoria contro la Germania (YURI CORTEZ/AFP/Getty Images)

Rafael Marquez, storico difensore e capitano della nazionale messicana di calcio, ex giocatore di Monaco, Barcellona ed Hellas Verona, ormai 39enne e attualmente impegnato nel suo quinto Mondiale, non può indossare le stesse maglie da allenamento dei suoi compagni di squadra, né bere dalle stesse bottigliette. Non può essere nominato “Uomo partita” dalla FIFA, né può essere intervistato davanti ai cartelloni che normalmente fanno da sfondo alle interviste. Questo perché dall’agosto del 2017 è nella blacklist del dipartimento del Tesoro statunitense per il suo presunto coinvolgimento in una operazione di riciclaggio di denaro proveniente dai cartelli del narcotraffico messicani. La conseguenza principale è che i marchi e le banche statunitensi non possono avere alcun tipo di relazione commerciale con lui: una bella complicazione, per un calciatore così importante e visibile.

Rafael Marquez durante un allenamento in Russia, con una maglietta diversa dai suoi compagni, senza il logo Coca-Cola (YURI CORTEZ/AFP/Getty Images)

Marquez, che oggi gioca nella squadra messicana dell’Atlas, è stato negli anni Duemila uno dei più forti difensori a giocare in Europa. Con il Barcellona vinse due Champions League e quattro campionati. A fine carriera fece due stagioni al Verona, non proprio esaltanti, ma ha continuato ad essere uno dei più forti e amati calciatori messicani di sempre. Negli ultimi vent’anni – disputò la sua prima partita in nazionale nel 1997 – è diventato un simbolo nel suo paese. Entrando al 74mo minuto della partita contro la Germania di domenica, è diventato il quarto giocatore dopo Gianluigi Buffon, Antonio Carbajal e Lothar Matthäus a partecipare a cinque edizioni dei Mondiali.

Nell’agosto del 2017 Marquez fu accusato dal dipartimento del Tesoro statunitense di utilizzare alcune società a lui riconducibili per riciclare denaro proveniente dal traffico di droga. Marquez, secondo l’accusa, avrebbe legami con il trafficante Raul Flores Hernandez, e svolgerebbe l’operazione di riciclaggio attraverso nove diverse attività, compresa una fondazione benefica e una scuola di calcio. Non fu formalmente incriminato ma i suoi beni negli Stati Uniti vennero congelati, così come le sue attività collegate a imprese statunitensi. Lui ha negato ogni accusa, e da quasi un anno sta portando avanti una battaglia legale per essere tolto dalla blacklist del dipartimento del Tesoro.

Per come funzionano le leggi americane infatti, a oggi qualsiasi società statunitense non può avere rapporti con Marquez. Questo significa che Marquez non può prendere un aereo di una compagnia americana, per esempio, né che può essere sponsorizzato, anche solo indirettamente, da una società americana. Non può comparire davanti al logo della Coca-Cola sui tabelloni usati come sfondo nelle interviste calcistiche, mentre per fortuna della Nazionale può indossare l’abbigliamento dello sponsor tecnico Adidas, che è tedesco. Lo stesso vale per Puma, il suo sponsor personale.

La FIFA, l’ente che governa il calcio mondiale e che ha dato 1,5 milioni di dollari a ogni squadra del Mondiale per prepararsi al torneo, ne ha forniti al Messico una parte in euro e attraverso banche europee non collegate agli Stati Uniti, per poter fare avere a Marquez la sua quota. Inizialmente, però, la federazione messicana non era nemmeno sicura di poterlo convocare ai Mondiali, finché non si è accordata con la FIFA: le due organizzazioni si sono impegnate a risolvere con pazienza e cautela ogni ostacolo alla partecipazione di Marquez ai Mondiali, evitando ogni possibile collegamento economico con gli Stati Uniti, ha detto una fonte anonima della FIFA al New York Times. Questo significa, tra le altre cose, anche che in ogni intervista a Marquez il moderatore non può essere americano.

Il dipartimento del Tesoro prevede multe molto severe per le violazioni della sua blacklist: si parla di cifre fino a 1,5 milioni di dollari per quelle involontarie, e di 10 milioni e 30 anni di carcere per quelle volontarie. Spesso, poi, è difficile districarsi tra le restrizioni e i regolamenti: Oliver Krischik, un avvocato specializzato in questo tipo di casi, ha parlato di molte “zone grigie” al New York Times.

Rimane il problema di cosa succederà se Marquez dovesse essere votato il miglior giocatore di una partita di questi Mondiali dagli spettatori americani, visto che il premio ufficiale della FIFA è associato al marchio Budweiser. Lo aveva vinto quattro anni fa, e nonostante oggi non sia titolare non è da escludere che possa succedere, anche dopo la grande prestazione della sua squadra nella vittoria per 1-0 contro la Germania: in quel caso, probabilmente, sarà annunciato senza nominare né mostrare Budweiser.

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