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  • lunedì 18 giugno 2018

Per le giovani podiste diventare donne è una “sfida crudele”?

Lo suggerisce un criticato articolo del New York Times su un'atleta sedicenne molto promettente, le cui performance potrebbero rallentare con il naturale sviluppo fisico

L'ex atleta americana Lauren Fleshman durante i 5000 metri piani, il 6 agosto 2011, allo stadio Crystal Palace di Londra; all'epoca Fleshman aveva 30 anni (AP Photo/Tom Hevezi)

La settimana scorsa negli Stati Uniti c’è stato un piccolo dibattito sullo sviluppo fisico delle atlete che corrono. È cominciato da un articolo del giornalista sportivo Matthew Futterman pubblicato dal sito del New York Times l’8 giugno e dedicato alla sedicenne Katelyn Tuohy, che potrebbe già essere «la migliore podista liceale di sempre».

Il titolo dell’articolo, tradotto, è “La nuova grande speranza dell’atletica americana e uno dei più crudeli cambiamenti degli sport giovanili”; il testo spiega che Tuohy dovrà affrontare la «sfida» di continuare a essere all’altezza delle sue attuali performance nonostante i cambiamenti del corpo femminile fisiologici durante l’adolescenza. Molte persone, tra cui l’ex podista Lauren Fleshman, hanno criticato l’articolo di Futterman accusandolo di diffondere un messaggio di paura nei confronti del normale sviluppo fisico delle donne.

Nel suo articolo Futterman nota che dal 1980 solo una podista che si era fatta notare per le sue performance prima di compiere i 20 anni è poi entrata nella squadra olimpica statunitense, mentre di podisti uomini ce ne sono stati sette. Bill Pierce, professore di scienze della salute della Furman University ed esperto di corsa citato da Futterman, spiega che è praticamente impossibile indovinare quale giovane atleta avrà una carriera importante nel mondo della corsa perché negli anni dell’adolescenza il corpo delle donne cambia moltissimo: per correre sulle lunghe distanze servono una grande capacità polmonare e una grande forza in relazione al peso corporeo, e quest’ultima caratteristica si può ridurre in modo fisiologico con la crescita e il naturale accumulo di grasso in alcune parti del corpo femminile.

Futterman usa l’aggettivo «crudele», parlando di questi cambiamenti, perché in passato giovani atlete promettenti hanno fatto fatica ad accettare i cambiamenti del proprio corpo e il conseguente cambiamento delle proprie capacità fisiche. Futterman fa l’esempio di Melody Fairchild, che nel 1991 fu definita la più grande podista liceale di sempre: Fairchild non arrivò mai a far parte della squadra olimpica, in parte perché poco dopo il suo diploma sua madre morì per un tumore e lei dovette riprendersi da un infortunio, in parte, come la stessa ex atleta ha raccontato a Futterman, perché in un anno prese circa 10 chili e fece fatica a riadattarsi al suo nuovo corpo.

Sul sito della rivista Outside il giornalista Martin Fritz Huber ha riassunto le critiche fatte all’articolo di Futterman su Twitter. Oltre a dire che non bisognerebbe suggerire l’idea che la pubertà sia un problema per le giovani sportive, Fleshman ha scritto che sarebbe meglio non parlare troppo dei «bambini prodigio» fino a quando non vincono medaglie nelle competizioni degli adulti, perché non siano danneggiati dall’attenzione mediatica. Una cosa probabilmente condivisa dai genitori di Katelyn Tuohy, che si sono rifiutati di essere intervistati per l’articolo del New York Times e stanno cercando di non far sentire alla figlia troppe pressioni esterne.

Altre persone hanno criticato la scelta di Futterman di citare Mary Cain come esempio di una giovane atleta che crescendo non ha avuto performance all’altezza di quelle che aveva all’età di Tuohy: Cain infatti ha appena compiuto 22 anni e ha ancora molti anni di carriera sportiva davanti a sé, considerando peraltro che ci sono podiste che si distinguono dalle altre dopo aver compiuto 25 anni. Anche Mo Farah, il mezzofondista britannico di origine somala più volte campione olimpico e mondiale, si è distinto tra i 25 e i 30 anni: ha vinto i 5.000 metri piani e i 10.000 metri piani alle Olimpiadi di Londra a 29 anni, alle Olimpiadi di Rio de Janeiro a 33. Anche se lo sviluppo fisico è diverso e avviene in tempi diversi per uomini e donne, per entrambi i sessi è necessario un certo tempo per adattarsi.

La maratoneta Kara Goucher ha spiegato a Huber che crescendo le atlete affrontano diverse fasi, ma che questo non significa che perdano il proprio talento: una volta che si sono adattate al cambiamento del proprio corpo, le loro capacità tornano a farsi vedere. Però non bisogna costruire attorno alle giovani sportive aspettative troppo alte per non fare loro subire pressioni esterne.

Attraverso il racconto di Faichild, l’articolo di Futterman cercava di trasmettere il messaggio che le giovani atlete devono essere messe nella posizione di accettare i cambiamenti dei propri corpi e non vederli come qualcosa di negativo, ma partendo dalla premessa che lo sviluppo fisico dell’adolescenza riduce le capacità delle podiste sembra fare esattamente il contrario. Huber ha notato che anche se non invita le sportive a cercare di tornare alla forma fisica precedente alla pubertà, sottolinea il fatto che quella forma fisica è più vantaggiosa se si vuole correre sulle lunghe distanze. Peraltro Futterman non dice mai che gli attuali record mondiali nelle discipline atletiche di corsa su lunghe distanze sono stati fatti da donne e non da ragazze. Huber ha criticato anche l’uso dell’aggettivo «crudele» per descrivere un processo naturale.

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