• Mondo
  • giovedì 24 maggio 2018

La Corea del Nord dice di avere distrutto il suo unico sito per i test nucleari

Con una serie di esplosioni controllate, prima che il presidente americano Donald Trump cancellasse l'incontro con Kim Jong-un

Una delle esplosioni al sito di Punggye-ri (APTN via AP)

Giovedì è stata una giornata molto agitata in Corea del Nord. Nel giro di poche ore è successo un po’ di tutto: prima il regime nordcoreano ha distrutto l’unico sito nucleare conosciuto del paese – quello di Punggye-ri, dove negli 11 ultimi anni erano stati condotti sei test nucleari; poi il presidente americano Donald Trump ha annunciato la cancellazione dell’incontro con Kim Jong-un che era stato fissato per il prossimo 12 giugno a Singapore, provocando sorpresa e stupore tra diversi esperti. Cosa vuol dire tutto questo?

La giornata è iniziata con un evento unico in Corea del Nord: una ventina di giornalisti provenienti da Russia, Cina, Corea del Sud, Regno Unito e Giappone hanno assistito alla distruzione tramite esplosioni controllate del sito nucleare di Punggye-ri, in un’area remota nel nord-est del paese. Nel corso degli anni a Punggye-ri erano stati fatti diversi test nucleari: nell’ultimo, condotto lo scorso settembre, era stata testata una bomba a idrogeno, la cui esplosione aveva provocato un forte terremoto e forse un danno irreparabile ad una parte del sito.

Uno dei giornalisti presenti, Tom Cheshire, corrispondente in Asia di Sky News, ha raccontato di avere viaggiato 12 ore durante la notte a bordo di un treno con i finestrini oscurati, per non poter vedere fuori; poi quattro ore di autobus e poi una o due ore di camminata tra le montagne superando diversi checkpoint militari. I giornalisti invitati dal regime sono stati anche sottoposti a controlli molto rigidi sui dispositivi di cui erano in possesso: per esempio sono stati sequestrati i dosimetri, apparecchi usati per misurare le radiazioni. Arrivati sul posto, sono stati accompagnati su una montagna da funzionari nordcoreani, a circa 500 metri dal sito, e da lì hanno osservato le esplosioni. Cheshire ha raccontato: «Hanno contato “tre, due, uno”, poi c’è stata un’enorme esplosione, si è sentita. Sono arrivati fino a noi la polvere e il calore. È stata molto forte. Ha fatto saltare in aria una cabina di osservazione costruita in legno, l’ha distrutta in mille pezzi».

Le prime esplosioni hanno riguardato i tunnel della porta nord, ha raccontato Anna Fifield sul Washington Post, cioè quelli dove furono fatti gli ultimi cinque test nucleari. Secondo diversi esperti e analisti, erano proprio questi i tunnel rimasti danneggiati irrimediabilmente dall’esplosione di settembre. I tunnel accessibili dalle entrate ovest e sud, mai stati usati e probabilmente ancora funzionanti per futuri test, sono stati fatti esplodere in un secondo momento. Dopo la distruzione dei tunnel, è toccato alle torri di osservazione e agli altri edifici del complesso. Non si hanno invece notizie della porta orientale che dava accesso ai tunnel dove fu condotto il primo test nucleare, nel 2006: sembra comunque che questa parte di sito fosse stata abbandonata dieci anni fa e che oggi la porta non sia più accessibile dalla strada.

La decisione di far esplodere i tunnel e le strutture del sito di Punggye-ri era stata annunciata dal regime nordcoreano dopo l’incontro che il dittatore Kim Jong-un aveva avuto con il presidente sudcoreano Moon Jae-in, alla fine del mese scorso. Doveva essere un gesto di buona volontà, in vista soprattutto dell’incontro che si sarebbe dovuto tenere tra Kim e Trump il 12 giugno a Singapore. Sarebbe perché pare che non si terrà: Trump l’ha cancellato poche ore dopo la distruzione del sito di Punggye-ri, annunciando la sua decisione con una lettera diretta a Kim Jong-un e diffusa su Internet dalla stessa Casa Bianca. Nella lettera, Trump ha dato la colpa della cancellazione alla retorica molto dura usata negli ultimi giorni da Kim, soprattutto contro il consigliere alla sicurezza nazionale John Bolton: «Purtroppo, a causa dell’enorme rabbia e dell’aperta ostilità mostrata dalle sue recenti dichiarazioni, sento che sarebbe inappropriato, ad oggi, tenere questo incontro», ha scritto Trump.

La notizia è stata accolta con enorme stupore anche in Corea del Nord, hanno detto i giornalisti stranieri che erano in territorio nordcoreano per assistere all’esplosione del sito di Punggye-ri. Il giornalista di CNN Will Ripley ha scritto che quando è arrivata la notizia della lettera di Trump era in una stanza insieme ad alcuni funzionari nordcoreani: «Posso dire che c’era solo un vero senso di shock… Loro avevano appena fatto esplodere il loro sito nucleare».

È difficile fare previsioni su quello che potrebbe succedere ora, anche perché le ultime mosse delle due parti sono state molto ambigue e poco risolutive. Per esempio non si può dire con certezza se le esplosioni di oggi abbiano messo davvero fuori uso il sito di Punggye-ri o se abbiano ridotto in maniera rilevante la capacità della Corea del Nord di compiere test nucleari. Frank Pabian, che scrive sul sito specializzato 38 North, ha detto che le esplosioni di oggi hanno avuto grande significato simbolico e diplomatico, ma allo stesso tempo non cambiano le capacità della Corea del Nord di sviluppare e dotarsi di un’arma nucleare. Inoltre, ha fatto notare l’esperta di armi nucleari Catherine Dill, la Corea del Nord potrebbe non avere più bisogno in futuro di fare test nucleari. Ha condotto finora sei test e potrebbe avere raccolto i dati sufficienti per progettare e miniaturizzare le sue bombe nucleari (quest’ultimo è quel processo che permette di ridurre le dimensioni delle testate nucleari di modo da poterle installare su un missile).

Ugualmente non è chiaro quale sia la strategia di Trump. Alcuni sostengono che Trump abbia fatto bene a cancellare l’incontro previsto, perché la Corea del Nord non starebbe facendo alcuna concessione e avrebbe tutto da guadagnare in termini di legittimità internazionale da un incontro ufficiale con un presidente degli Stati Uniti. Altri dicono che la decisione di Trump sia stata istintiva, dettata dalla rabbia provocata dagli insulti di Kim Jong-un. Altri ancora sottolineano i pericoli di un eventuale fallimento della via diplomatica con la Corea del Nord, un paese che ha armi nucleari e – pare – missili balistici intercontinentali. Quello che è chiaro è che gli eventi di oggi hanno aggiunto, se possibile, nuova diffidenza e ostilità tra americani e nordcoreani.

Mostra commenti ( )