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  • domenica 13 maggio 2018

In Indonesia tre chiese sono state colpite da attentati suicidi

È successo a Surabaya, la seconda città più popolosa del paese: i membri di un'unica famiglia si sono fatti esplodere e lo Stato Islamico ne ha rivendicato la responsabilità

Un artificiere indonesiano esamina i dintorni di una delle chiese dove la mattina del 13 maggio 2018 ci sono stati tre attentati suicidi (JUNI KRISWANTO/AFP/Getty Images)

Aggiornamento del 14 maggio: dopo gli attacchi alle chiese ci sono stati altri due attentati suicidi nella zona di Surabaya, uno domenica sera, in un edificio non lontano da una stazione di polizia a circa trenta chilometri dalla città, l’altro lunedì mattina, all’ingresso della sede principale della polizia.

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A Surabaya, la seconda città più popolosa dell’Indonesia, almeno una decina di persone è morta in tre attentati suicidi in altrettante chiese. Gli attentati sono stati rivendicati dallo Stato Islamico e sono stati condotti dai membri di un’unica famiglia: in una delle chiese una donna si è fatta esplodere insieme a due dei suoi figli; il marito della donna e altri tre figli della coppia si sono fatti esplodere nelle altre due. Decine persone sono state ferite e almeno 40 sono state portate in ospedale; le informazioni sul numero dei morti sono discordi sui giornali internazionali. Insieme le tre esplosioni sono l’attentato più grave avvenuto in Indonesia dal 2005.

Il primo attacco è stato compiuto alle 7.30 locali, quando in Italia era l’1.30 di notte, alla chiesa di Santa Maria, che è cattolica. A quell’ora molte persone erano a messa. Il secondo attacco – avvenuto nel parcheggio di una chiesa pentecostale – e il terzo sono avvenuti nel giro dei dieci minuti successivi.

La maggior parte degli indonesiani è musulmana, cosa che rende il paese, che ha più di 255 milioni di abitanti, il primo al mondo per numero di musulmani. Negli ultimi mesi i gruppi terroristi islamisti si sono rinvigoriti, aumentando la frequenza di attacchi alle minoranze cristiane, buddiste e indù.

Prima che arrivasse la rivendicazione dello Stato Islamico i servizi segreti indonesiani ritenevano che gli attentati potessero essere stati organizzati che da un gruppo che si ispira all’ISIS, il Jamaah Ansharut Daulah (JAD). Tra il 9 e il 10 maggio in una prigione di massima sicurezza vicino a Giacarta, la capitale dell’Indonesia, i detenuti avevano organizzato una rivolta durata 36 ore in cui alcuni prigionieri legati all’islamismo radicale avevano ucciso cinque agenti di un corpo antiterroristico. Secondo l’intelligence indonesiana gli attentati di domenica sono legati alla rivolta. Dopo i tre attacchi di domenica, tutte le chiese di Surabaya sono state chiuse temporaneamente per ragioni di sicurezza.