Cosa succede a Kanye West

Ha detto che la schiavitù fu «una scelta» per gli afroamericani, portando a un nuovo livello le critiche e l'indignazione raccolte nelle ultime settimane

Il rapper americano Kanye West, una delle più popolari e influenti celebrità dell’industria discografica mondiale degli ultimi dieci anni, sta ricevendo molte critiche per avere detto che la schiavitù degli africani in America fu «una scelta». Da qualche settimana West sta facendo parlare di sé sui media americani e sui social network, perché dopo diversi mesi in cui si era sostanzialmente ritirato dalla vita pubblica è tornato a usare Twitter prendendo posizioni controverse e inaspettate, che hanno portato diverse altre celebrità e molti fan a prenderne le distanze o a criticarlo.

Intervistato nella redazione di TMZ, famoso sito di gossip americano, West ha commentato le sue ultime uscite, in cui tra le altre cose ha espresso simpatia per il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e per Candace Owens, un’opinionista afroamericana famosa per avere posizioni vicine all’alt-right, l’estrema destra americana. A un certo punto, West ha detto: «Quando senti che la schiavitù è durata per 400 anni. 400 anni? Sembra una scelta».

I due intervistatori, tra cui c’era il fondatore di TMZ Harvey Levin, sono rimasti in silenzio imbarazzato, stupiti dopo le parole di West, che ha poi provato goffamente a spiegarsi: «È come se fossimo mentalmente imprigionati. Mi piace la parola “imprigionati”, perché “schiavitù” è troppo collegata all’idea degli afroamericani. La schiavitù per i neri è come l’Olocausto per gli ebrei. La prigione è qualcosa che ci unisce come unica razza, neri e bianchi».

Quello della schiavitù è notoriamente un tema centrale nell’identità afroamericana, l’evento tragico e violento dal quale ha avuto origine tutta la cultura nera nel Nord America. Il fatto che una frase così superficiale e storicamente infondata sia arrivata da West, che è considerato (o almeno lo era prima delle ultime uscite) un simbolo e un portavoce delle istanze afroamericane, ha generato un grande dibattito. Gli elogi reciproci tra West e Trump delle ultime settimane erano già stati accolti in maniera molto negativa tra i suoi fan, e in particolare tra quelli afroamericani: ma il commento sulla schiavitù ha portato a un livello ancora superiore l’indignazione nei confronti di questa sua recente serie di provocazioni.

West sostiene che le sue ultime uscite controverse dipendano dal suo pensare “liberamente”, e da giorni sostiene che il suo sia un tentativo di comunicare “amore” a discapito degli odi e delle divisioni che hanno interessato gli Stati Uniti negli ultimi anni, soprattutto quelli che ruotano intorno alla figura di Trump. Su Twitter ha provato a rimediare all’uscita sulla schiavitù, dicendo: «ovviamente so che gli schiavi non furono incatenati e messi su una barca di loro spontanea volontà». Ha scritto che quello che voleva dire è che «il fatto che siamo rimasti in quella posizione anche se i numeri erano dalla nostra parte significa che eravamo asserviti mentalmente». «Abbiamo bisogno di pensare liberamente. Anche quella frase era un esempio di libero pensiero. Era solo un’idea».

Dopo la sua intervista, West si è rivolto alla redazione di TMZ e Van Lathan, un giornalista afroamericano, si è alzato per rispondergli, con un discorso che è stato molto ripreso e apprezzato perché ha riassunto molte critiche mosse a West in questi giorni:

Kanye, hai diritto alle tue opinioni, a pensare quello che vuoi. Ma ci sono delle conseguenze nel mondo reale a tutto quello che hai appena detto. Mentre tu fai musica, e sei un artista, e vivi una vita che ti sei guadagnato per essere un genio, noi altri nella società dobbiamo avere a che fare con queste minacce alla nostra vita. Dobbiamo avere a che fare con l’esclusione che deriva dai 400 anni di schiavitù che tu hai detto essere stata una scelta per il nostro popolo. Francamente sono deluso, sono sconcertato e, fratello, sono incredibilmente ferito dal fatto che ti sei trasformato in qualcosa che per me non ha senso.

West, che è considerato uno dei più importanti artisti hip hop di sempre, e in generale una delle più importanti figure per la musica degli ultimi 15 anni, ha abituato fin dall’inizio della sua carriera a uscite controverse e provocatorie. Già l’anno scorso aveva detto durante alcuni concerti che se avesse votato alle presidenziali avrebbe scelto Trump, che aveva anche incontrato di persona. Se ne era parlato parecchio, ma presto si era scoperto che West aveva avuto alcuni problemi di salute che lo avevano portato a un esaurimento nervoso, per il quale poi era stato ricoverato in ospedale. Per molti mesi, quindi, quella breve parentesi di sostegno a Trump di West era stata sostanzialmente dimenticata.

Dal mese scorso è tornato però a scrivere con grande frequenza su Twitter, da sempre uno dei suoi mezzi preferiti, principalmente frasi motivazionali e altri brevi pensieri. In mezzo, però, ci sono stati gli elogi a Trump e a Owens (una che ha espresso a sua volta posizioni controverse sulla schiavitù ed è una critica del movimento Black Lives Matter), che gli hanno procurato gli apprezzamenti di alcuni importanti esponenti dell’alt-right. Da giorni opinionisti e giornalisti musicali si stanno interrogando su cosa ci sia dietro questa apparente virata a destra di West, che in passato aveva sostenuto Barack Obama e temi tradizionalmente vicini ai Democratici.

Qualcuno ha attribuito questo comportamento a suoi presunti disturbi psichici, ma in molti hanno invitato a non fare “diagnosi a distanza” e a non trattare con superficialità il tema delle malattie mentali. Altri hanno ipotizzato sia soltanto una trovata per promuovere i suoi due prossimi dischi, che usciranno l’1 e l’8 giugno, uno da solista e uno insieme al rapper Kid Cudi. Anche in questo caso, però, ci sono molti scettici: i nuovi consensi ottenuti con queste uscite controverse sembrano essere molto limitati, rispetto alle reazioni negative che hanno provocato.

Chi conosce meglio West ha suggerito un’altra lettura: le sue recenti prese di posizione sono semplicemente l’ultima versione di un comportamento che ha tenuto per tutta la carriera, e cioè mettersi al centro dell’attenzione dicendo cose provocatorie e che nessun altro dice. Nel 2005, per fare un esempio, disse che al presidente George W. Bush non interessava dei neri, in riferimento alla gestione dell’uragano Katrina. Allora, però, quella espressa da West era una posizione che, fondata o no, era molto condivisa nella comunità afroamericana. A questo giro, invece, la rivalutazione di Trump e il revisionismo della schiavitù sono posizioni molto minoritarie, e soprattutto condannate duramente dalla stragrande maggioranza degli afroamericani, tradizionalmente il principale bacino di fan dell’hip hop negli Stati Uniti.

West, pur essendo considerato uno dei maggiori talenti musicali della sua generazione, e nonostante molti suoi testi abbiano ricevuto grandi apprezzamenti di critica, in alcune occasioni è stato accusato di non possedere una sensibilità culturale all’altezza della sua rilevanza pubblica: come quando aveva imprudentemente scritto “BILL COSBY INNOCENTE” su Twitter. Quest’accusa gli è stata nuovamente mossa in occasione dell’uscita della schiavitù, insieme a un’altra che da sempre viene fatta a West: quella di essere una persona profondamente egocentrica, che non pensa alle conseguenze delle proprie azioni sugli altri, in questo caso gli afroamericani. Questi tratti del suo carattere, uniti alla sua inclinazione per spararle grosse e per pensare poco alle possibili reazioni del pubblico, sarebbero secondo molti la ragione del suo recente comportamento, che quindi non risponderebbe a un disegno politico o a una strategia commerciale.

In una lunga intervista uscita martedì con il conduttore radio Charlamagne Tha God, West aveva già parlato del tema della schiavitù, sostenendo che venga ricordata troppo spesso e che sulle banconote da 20 dollari, al posto dell’attivista afroamericana Harriet Tubman, dovrebbe essere messo il cestista Michael Jordan, e che Martin Luther King e Malcolm X siano icone «troppo del passato e nelle quali non ci si può più identificare».

Ma West aveva anche raccontato del suo esaurimento nervoso, attribuendolo alla rapina subita da sua moglie Kim Kardashian, e al fatto che le canzoni del suo ultimo disco The Life of Pablo non fossero molto trasmesse in radio. Ha detto di avere avuto problemi di dipendenza dagli oppioidi, e di aver perso la fiducia in sé. TMZ ha scritto che alcune fonti vicine a West sostengono che abbia interrotto le sue cure. Lo stesso West ha detto di avere avuto problemi ad assumere la quantità di pillole di antidolorifici consigliata dai medici dopo un intervento di liposuzione: «Volevano che ne prendessi tre al giorno, ma ne prendevo una, due a settimana». A Charlamagne Tha God aveva detto di voler «cambiare lo stigma intorno alle malattie mentali».