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  • domenica 29 aprile 2018

Quelli che affittano famiglie, in Giappone

C'è chi noleggia una moglie se si sente solo e chi un figlio che sopporti di ascoltare sempre le stesse storie: ma non è sempre facilissimo pagare qualcuno per volerci bene

Una famiglia giapponese in un parco di Tokyo, il 12 dicembre 2015 (YOSHIKAZU TSUNO/AFP/Getty Images)

In Giappone esistono delle agenzie che offrono dei servizi di noleggio di finti familiari: si possono noleggiare una moglie e una figlia con cui cenare a casa ogni sera se si è un uomo che soffre di solitudine, un padre per il proprio figlio che subisce forme di bullismo se si è una madre single o, più comunemente, finti genitori, finti fratelli o amici per un matrimonio. Un lungo reportage della scrittrice Elif Batuman sull’ultimo numero del New Yorker ha raccontato diverse storie sulle famiglie in affitto, sulle ragioni di una pratica che può sembrare strana e sulle difficoltà che nascono quando si paga qualcuno per fingere di volerci bene.

Le prime agenzie di noleggio di familiari aprirono alla fine degli anni Ottanta, cioè quando la società del Giappone divenne com’è anche oggi: pochi bambini, molti anziani molto vecchi e molti adulti senza famiglia, il cui numero nel 2010 ha superato quello delle famiglie nucleari. Nel 1989 Satsuki Oiwa, la presidente di una società di Tokyo che si occupava di formazione per gli impiegati delle aziende, cominciò a noleggiare figli e nipoti a persone anziane rimaste sole: l’idea gli venne perché alcune delle persone che frequentavano i suoi corsi si lamentavano di non aver tempo per andare a trovare i propri genitori. Si parlò molto del servizio offerto da Oiwa e in qualche anno più di cento persone noleggiarono finti familiari. Batuman cita il caso di una coppia di anziani che noleggiò un finto figlio per ascoltare le storie tristi del padre e un finto nipote per poter toccare la pelle di un bambino: il vero figlio viveva con loro ma non voleva ascoltare le storie del padre; il vero nipote era ormai cresciuto. Per poter passare tre ore con un figlio, una nuora e un nipotino a noleggio la coppia pagava l’equivalente di 900 euro.

In breve tempo il fenomeno delle agenzie che noleggiano familiari si diffuse al punto da entrare nella cultura pop: nel 1993 Misa Yamamura, una famosa scrittrice di gialli, pubblicò un romanzo in cui una donna anziana e malata si vendica del figlio che la trascura ipotecando la casa di famiglia e noleggiando un figlio, una nuora e un nipote sostitutivi; nel seguito del libro la donna viene uccisa e spuntano fuori due testamenti, uno dei quali a beneficio dei parenti finti. Negli anni sono usciti molti altri romanzi e altri film in cui i rapporti di affetto tra familiari sono sostituiti da altri tipi di relazioni affettive, in cui spesso c’entra uno scambio di denaro.

Una delle persone che Batuman ha intervistato è Yuichi Ishii, fondatore di Family Romance, un’agenzia di noleggio familiari che esiste dal 2009. La gestisce insieme a un’agenzia che rappresenta artisti e a una società di consulenza specializzata nell’ambito tecnologico; in tutto ha una ventina di dipendenti fissi, sette o otto dei quali lavorano esclusivamente per Family Romance, in aggiunta a circa 1.200 collaboratori occasionali che sono attori freelance.

Il settanta per cento dei guadagni di Family Romance dipendono da grosse commissioni, ad esempio quelle che riguardano i matrimoni. Capita che donne single i cui genitori vorrebbero vedere la figlia sposata chiedano a Family Romance di organizzare interi matrimoni finti, provvedendo tra le altre cose a fornirne tutti gli invitati. In molti altri casi ci sono persone che si sposano per davvero, ma non vogliono dire al proprio futuro coniuge che i propri genitori sono morti e per questo ne noleggiano di finti. O ancora hanno semplicemente bisogno di invitati finti perché solo con le loro conoscenze non riescono a metterne insieme un numero sufficiente per rispettare le tradizioni giapponesi. Di matrimoni interamente falsi Family Romance ne organizza due o tre all’anno: costano quasi 40mila euro.

Il restante 30 per cento dei guadagni di Family Romance arriva da incarichi meno impegnativi, che però a volte continuano per anni. È il caso ad esempio di Kazushige Nishida, un altro uomo intervistato da Batuman. Nishida ha circa sessant’anni e due anni fa ha deciso di noleggiare una moglie e una figlia perché la sua vera moglie era morta; ha davvero una figlia, ma dopo una grossa lite legata alla scelta di andare a convivere con un uomo che conosceva da poco, Nishida ha smesso di parlarle. Nishida si trova così bene con la moglie e la figlia a noleggio che ormai per lui è una consuetudine cenare con loro nella propria casa ogni tanto. Family Romance ha le chiavi di casa sua e questo permette alla finta moglie e alla finta figlia di Nishida di essere già lì quando l’uomo arriva a casa dal lavoro, per accoglierlo come faceva in passato la sua vera famiglia.

In occasione del loro primo incontro con Nishida le due donne gli avevano fatto qualche domanda sul comportamento di sua moglie e di sua figlia, in modo da poterle imitare: per questo la moglie a noleggio scuote i capelli allo stesso modo della moglie morta di Nishida, e la figlia a noleggio gli fa il solletico sui fianchi come faceva la sua vera figlia. Non tutto il tempo che i tre passano insieme però è una recita: ogni tanto la moglie e la figlia a noleggio escono un po’ dai loro personaggi, ad esempio la moglie si lamenta del suo vero marito e Nishida le dà dei consigli. È anche capitato che la figlia a noleggio desse a Nishida dei consigli: su come riavvicinarsi alla sua vera figlia, che è una sua coetanea. Seguendo questi consigli Nishida è riuscito a parlarle di nuovo, cosa che non sarebbe riuscito a fare senza la figlia a noleggio. Yuichi Ishii ha spiegato a Batuman che questo è lo scopo ultimo dei familiari a noleggio: diventare inutili o ridondanti nelle vite dei propri clienti.

Un altro professionista del noleggio di familiari con cui Batuman ha parlato è Ryuichi Ichinokawa, che nel 2006 fondò l’agenzia Hagemashi-tai. Ichinokawa ha raccontato a Batuman di essere entrato in questo settore perché voleva offrire consulenze psicologiche: in Giappone le vere e proprie psicoterapie non sono molto diffuse perché la psicologia non è vista di buon occhio. Proprio per questo ci sono anche altri generi di servizi simili a quelli dei familiari a noleggio, che come questo possono rappresentare un’alternativa alla psicoterapia. Ad esempio, l’agenzia Ikemeso Takkyubin organizza cerimonie di divorzio, una specie di matrimoni al contrario il cui scopo è rendere una separazione meno traumatica.

Un altro servizio offerto da Ikemeso Takkyubin è l’organizzazione di incontri di gruppo in cui far piangere per sfogare lo stress: di solito sono le aziende che li richiedono per i propri dipendenti. Negli anni Ikemeso Takkyubin ha organizzato più di cinquecento cerimonie di questo tipo; in una delle più recenti un uomo con un grosso costume a forma di bouquet da sposa si è fatto spingere giù da una scogliera attaccato a un cavo da bungee jumping da quella che a breve sarebbe diventata la sua ex moglie. Alla fine di alcune di queste cerimonie di divorzio, in cui vengono anche proiettate presentazioni schematiche in cui sono illustrati i problemi del matrimonio a cui si mette fine, le coppie coinvolte hanno deciso di restare insieme.

Un servizio derivato da quello delle cerimonie di divorzio è il noleggio di uomini di bell’aspetto che asciughino le lacrime alle donne che piangono. Batuman ha provato a testarlo, ma non è riuscita a piangere nonostante i video “tristi” che le sono stati mostrati allo scopo. Anche Family Romance offre un servizio che va oltre il noleggio di familiari: noleggia “ramanzinatori”, cioè persone il cui lavoro è rimproverare chi li ha assunti in modo da spingerli a fare qualcosa che vorrebbero fare ma non fanno. C’è anche il noleggio di “scusanti”, cioè di persone che vengono assunte da qualcuno che ha commesso un errore, ad esempio con un cliente, e vuole che sia qualcun altro a scusarsi al posto suo. A volte gli scusanti impersonano chi li ha assunti, a volte un loro superiore, senza che il vero superiore lo venga a sapere. In alcuni casi mentre lo scusante chiede scusa in ginocchio impersonando la persona che lo ha assunto, questa finge di essere il proprio superiore e osserva tutta la scena.

In generale gli attori che lavorano per le agenzie di noleggio familiari ricevono le richieste più svariate. Oltre alle persone che hanno bisogno di un coniuge, un figlio o un genitore perché non ce l’hanno, c’è chi non può “usare” quello che ha: Batuman racconta ad esempio il caso di un uomo che per sette anni ha noleggiato una moglie finta perché quella vera era ingrassata e non voleva che uscisse con lui e i suoi amici. La stessa attrice che ha interpretato questo ruolo ha più volte impersonato altre donne, anche loro ingrassate, agli eventi organizzati dalle scuole dei figli: questo perché i figli di genitori grassi possono subire forme di bullismo in Giappone. Un altro caso particolare citato da Batuman è quello di una donna cieca che ha noleggiato un’amica vedente per segnalarle gli uomini attraenti a una serata per persone single.

Com’è fare il familiare a noleggio per lavoro

Un aspetto molto interessante del reportage di Batuman è quello che riguarda le persone che per lavoro fanno mariti, mogli o figli a noleggio. Il 38 per cento della popolazione attiva giapponese è composta da lavoratori irregolari e secondo la stampa giapponese la maggior parte delle persone che interpretano i familiari di altre persone per denaro lo fanno come secondo lavoro, per arrotondare. Per il suo reportage Batuman ha assunto una madre a noleggio, un po’ per provare il servizio, un po’ per intervistare una donna di 56 anni che fa un lavoro del genere: la donna, Airi, le ha raccontato di avers cominciato perché si trovava in difficoltà economiche e che per lei è un problema quando le donne che la assumono come madre a noleggio non sono interessate a rivederla più volte.

Fare il parente a noleggio comunque è un lavoro non semplice soprattutto per via del carico psicologico ed emotivo che si porta dietro. Ishii – fondatore di Family Romance –ha raccontato a Batuman di aver interpretato il marito di circa un centinaio di donne dal 2009; una sessantina di questi incarichi hanno avuto una lunga durata nel tempo. A un certo punto all’inizio della sua carriera stava lavorando per dieci diverse famiglie allo stesso tempo, ma era una condizione insostenibile per l’impegno emotivo che richiedeva: per questo da allora ha stabilito un massimo di cinque ruoli alla volta per ciascun attore di Family Romance.

Il problema principale che le persone che fanno i familiari a noleggio devono affrontare è il rischio che alcuni dei loro clienti sviluppino una dipendenza nei loro confronti. Secondo Ishii tra il 30 e il 40 per cento delle donne che hanno una relazione di lunga durata con un marito a noleggio finisce per fargli una proposta di matrimonio. È più difficile che i clienti uomini sviluppino questa forma di dipendenza perché tra le regole delle agenzie di familiari a noleggio ce n’è una che per ragioni di sicurezza vieta che le mogli a noleggio incontrino i clienti nelle loro case: non sono escort, non è previsto che tra loro e i clienti ci sia un contatto fisico maggiore di quello che si ha quando ci si tiene per mano. La moglie e la figlia a noleggio di Kazushige Nishida fanno eccezione alla regola perché vanno a casa dell’uomo sempre insieme.

Le situazioni di dipendenza più complesse sono quelle che riguardano le madri single, che quando noleggiano un padre per i propri figli si aspettano che il rapporto duri nel tempo. Quando una di queste madri comincia a mostrare un attaccamento eccessivo al padre a noleggio, questo cerca di ridurre la frequenza degli incontri con la donna a una volta ogni tre mesi. Se questo approccio non funziona, l’incarico viene rifiutato.

Perché in Giappone ci sono cose come il noleggio di familiari?

È la domanda che sorge spontanea leggendo il reportage di Batuman e quella a cui la scrittrice prova a dare una risposta spiegando come si è evoluto nel tempo il concetto di famiglia giapponese: dalla tradizione dei gruppi familiari retti su rapporti simili a quelli tra feudatari, all’ideale di famiglia nucleare promosso dall’immaginario americano del Dopoguerra, fino all’attuale situazione un po’ più disgregata. Il bisogno di noleggiare dei familiari si spiega un po’ mettendo insieme questa storia sociale e l’opposizione tra due concetti che caratterizza la cultura giapponese: da una parte l’honne, cioè i sentimenti degli individui, dall’altra il tatemae, cioè le aspettative della società.

È per rispettarli entrambi che i giapponesi fanno cose come noleggiare finti genitori per il proprio matrimonio: capita ad esempio a chi ha genitori con problemi mentali, oppure in carcere. Quando poi la persona che ha fatto una cosa del genere al proprio futuro coniuge gli rivela la verità, succede che questa persona si mostri comprensiva e anzi apprezzi la sua scelta, in quanto ha reso più felici le nozze. Per i giapponesi riuscire a nascondere il vero honne dietro le convenzioni del tatemae è un atto di altruismo e di considerazione verso gli altri piuttosto che una forma di inganno o di ipocrisia.

Detto questo, è giusto sottolineare che anche in altri paesi e in altri periodi storici ci sono state cose simili al noleggio di familiari. Nell’antica Grecia, nell’antica Roma e nell’antica Cina, ma anche agli albori della civiltà cristiana e di quella islamica, c’erano persone che in cambio di denaro si mostravano sofferenti ai funerali delle persone. In Cina esistono ancora e così in India. Nell’Essex, in Inghilterra, esiste un’agenzia che fornisce questo servizio dal 2013: si chiama Rent A Mourner. Altrove ci sono altre forme di noleggio di persone che fanno finta di essere qualcosa che non sono: ad esempio, nella Silicon Valley ci sono modelle che vengono pagate per fingersi partecipanti alle feste aziendali di fine anno.

Batuman ha cercato di andare un po’ oltre con la sua riflessione su questo tema arrivando a dire che anche le babysitter e le badanti sono familiari a noleggio, in quanto hanno ruoli che tradizionalmente venivano occupati da madri, figlie e mogli. Inoltre, l’idea che ciò che rende tale una famiglia sia l’amore incondizionato, “l’amore che non si può comprare”, è relativamente recente nella storia umana: prima della rivoluzione industriale la famiglia era prima di tutto un’unità economica, in cui ogni nuovo bambino era sia una bocca in più da sfamare che un nuovo paio di braccia da sfruttare. Oggi nelle società più avanzate alcune delle cose più impegnative che l’avere una famiglia richiede, come la cura degli anziani e quella dei bambini, vengono affidate a persone esterne alla famiglia in cambio di denaro, mentre molte persone sentono come un peso mantenere certi legami da cui non ricevono gratificazioni. Per questo in fondo al suo articolo Batuman finisce per chiedersi se sia possibile avere dell’amore incondizionato senza pagare.

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