La partita a “ce l’hai” che va avanti da 27 anni

La stanno giocando dieci amici statunitensi: «è come essere un cervo quando è stagione di caccia»

A giugno uscirà negli Stati Uniti la commedia TagIl film non ha ancora una data di uscita e un titolo per l’Italia, ma è probabile che si chiamerà “Ce l’hai”, perché parla di cinque amici adulti che giocano a un’interminabile e agguerritissima partita a quel gioco in cui qualcuno deve toccare qualcun altro, che a sua volta deve toccare qualcun altro, e così via, in un continuo ricevere e scaricare ad altri il “ce l’hai”. Quel gioco che qualcuno in Italia chiama anche acchiappino/a o chiapparello/a.

Il sottotitolo del film Tag è: “Tratto da un storia vera. Davvero”. Esistono infatti dieci amici che dal 1990 stanno giocando a “ce l’hai”. La storia fu raccontata per la prima volta da Russell James nel gennaio 2013, in un articolo pubblicato in prima pagina sul Wall Street Journal. Iniziava così:

Qualche giorno fa Brian Dennehy ha cominciato il suo nuovo lavoro da capo del marketing della società Nordstrom. Dopo un paio di giorni ha preso da parte un collega e gli ha chiesto: «Quanto sarebbe difficile per un non dipendente entrare in questo edificio?». Dennehy non aveva un particolare interesse per la sicurezza della società. Voleva solo evitare il “ce l’hai”.

I dieci amici iniziarono a giocare a “ce l’hai” mentre frequentavano la scuola superiore di Spokane, nello stato di Washington. Uno di loro ha raccontato che il gruppo nacque perché erano tutti un po’ sfigati e quindi respinti dagli altri ragazzi. Quello che si trovò vittima del “ce l’hai” l’ultimo giorno dell’ultimo anno di superiori fu Joe Tombari: era il 1982 e ha raccontato che la cosa fu «piuttosto devastante», perché voleva dire che avrebbe dovuto «tenersi il “ce l’hai” per sempre».

Otto anni dopo gli amici si ritrovarono però per passare un weekend insieme e Tombari – che nel frattempo era diventato insegnante di matematica – decise che era il momento giusto di riattivare il “ce l’hai” dormiente. Comunicò la cosa agli amici e Patrick Schultheis, che stava studiando da avvocato, elaborò un documento che tutti firmarono: «L’accordo di partecipazione al “ce l’hai”». Nel documento i firmatari accettarono le richieste di Tombari «in nome della sportività, dell’amicizia e della lealtà». Fu previsto il divieto di ridare il “ce l’hai” all’amico da cui lo si aveva appena ricevuto e fu decisa anche un’altra regola: il gioco poteva essere attivo solo un mese l’anno, a febbraio; perché, si legge, «le parti in causa non si augurano che il sopracitato gioco degeneri nel raccapricciante trionfo di disordine, caos, terrore, devastazione, pestilenza e pericolo in cui precipitò nel giugno 1982».

Nonostante il contratto, il gioco è stato piuttosto provante per molti partecipanti.

Qualcuno ha parlato del «misto di paura e umiliazione» che si prova dopo un “ce l’hai”; molti hanno raccontato che, specie negli ultimi giorni di febbraio, la tensione e l’ansia aumentano: «ci sono pedinamenti, complotti, paranoie». Tombari, che ha parlato della cosa sul Guardian, ha detto che ora che gli anni avanzano, «le armi principali sono i sotterfugi e la pianificazione in combutta con altri complici».

Molti hanno fatto lunghi viaggi per andare a casa di un amico a cui dare il “ce l’hai”, tanti si sono travestiti e appostati per lunghi nascondigli. Mike Konesky si intrufolò di notte nella camera da letto di Dennehy, che fu svegliato dalla moglie che gli disse «Scappa Brian, scappa». Tombari ha parlato di un giorno di febbraio in cui un suo vicino di casa bussò alla porta della sua casa, in California, dicendogli «devo farti vedere cosa ho comprato» e accompagnandolo poi verso il bagagliaio della sua auto. Dal bagagliaio saltò fuori Sean Raftis, che ora fa il prete ed era volato fin lì da Seattle. Parlando degli ultimi giorni di febbraio, Tombari ha detto: «È come essere un cervo quando è stagione di caccia». Adams ha scritto: «Si formano alleanze, e si vola da una parte all’altra del paese. Le mogli possono essere arruolate come spie, e colleghi e colleghe sono ben informati sulle persone a cui vietare l’accesso negli uffici».

C’è anche stato un passaggio di “ce l’hai” al funerale del padre di uno dei partecipanti, Patrick Schultheis. Alla fine della cerimonia Joseph Caferro gli si avvicinò e dopo avergli appoggiato la mano sulla spalla gli sussurrò “ce l’hai”. Schultheis ha detto che a suo padre piaceva molto tutta la storia di quel gioco, e avrebbe di certo apprezzato. Caferro, che una volta finì in un tranello perché sua madre lo tradì, ha detto che «non esiste onore in questo gioco». C’è anche chi si è detto disposto, dovesse mai servire, a passare il “ce l’hai” a Raftis, il prete, quando è “un bersaglio facile”: cioè la domenica mentre dice messa.

L’1 marzo 2013, qualche mese dopo il primo articolo sul Wall Street Journal e poco dopo la fine della “stagione di caccia”, Adams pubblicò un aggiornamento sulla storia. Iniziava così: «Sarà un altro lungo anno per Mike Konesky». Si era preso il “ce l’hai” la sera dell’ultimo giorno di febbraio, mentre accompagnava le figlie alla recita scolastica.

Non ci sono invece molte informazioni sull’andamento della partita negli ultimi anni. Si sa solo che qualche mese dopo gli articoli del 2013 i dieci amici scelsero a chi cedere i diritti per un film sulla loro storia, tra le tante case di produzione che fecero loro una proposta. Konesky ha detto che gli amici avranno un ruolo nella promozione del film e che per ora l’ha visto solo Raftis, che essendo prete voleva essere certo non ci fosse niente che lui ritenesse offensivo prima di partecipare alla promozione. Pare gli sia molto piaciuto.

Abbonati al

Dal 2010 gli articoli del Post sono sempre stati gratuiti e accessibili a tutti, e lo resteranno: perché ogni lettore in più è una persona che sa delle cose in più, e migliora il mondo.

E dal 2010 il Post ha fatto molte cose ma vuole farne ancora, e di nuove.
Puoi darci una mano abbonandoti ai servizi tutti per te del Post. Per cominciare: la famosa newsletter quotidiana, il sito senza banner pubblicitari, la libertà di commentare gli articoli.

È un modo per aiutare, è un modo per avere ancora di più dal Post. È un modo per esserci, quando ci si conta.