L'attivista premio Nobel per la pace Malala Yousafzai insieme ai suoi familiari e alla ministra dell'Informazione pakistana Marriyum Aurangzeb, la prima da sinistra, nella sua casa a Mingora, in Pakistan, il 31 marzo 2018 (AP Photo/Abdullah Sherin)
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  • sabato 31 Marzo 2018

Malala Yousafzai è tornata nella città in cui le spararono

L'attivista pakistana ha tenuto un discorso a Mingora, la sua città natale, che non è più controllata dai talebani

L'attivista premio Nobel per la pace Malala Yousafzai insieme ai suoi familiari e alla ministra dell'Informazione pakistana Marriyum Aurangzeb, la prima da sinistra, nella sua casa a Mingora, in Pakistan, il 31 marzo 2018 (AP Photo/Abdullah Sherin)

Oggi l’attivista e studentessa ventenne Malala Yousafzai, premio Nobel per la pace nel 2014, è tornata a Mingora, la sua città natale in Pakistan, per la prima volta da quando i talebani cercarono di ucciderla nel 2012. Per ragioni di sicurezza si è saputo del suo viaggio in Pakistan solo giovedì, Yousafzai era già arrivata nel paese: per lo stesso motivo la visita a Mingora, che si trova nella valle di Swat, è stata incerta fino all’ultimo. Yousafzai e i suoi familiari hanno raggiunto la città in elicottero. Yousafzai vive nel Regno Unito da anni e studia all’Università di Oxford.

Malala Yousafzai e i suoi familiari a Mingora (AP Photo/Abdullah Sherin)

Yousafzai fu attaccata dai talebani perché con il suo diario di studentessa pubblicato su BBC, in cui parlava degli abusi subiti dai militanti talebani e dell’importanza dell’istruzione femminile, aveva acquisito notorietà in tutto il mondo. Il 9 ottobre 2012 fu colpita da un colpo di arma da fuoco alla testa, mentre stava tornando a casa da scuola. Per alcuni giorni rimase in condizioni critiche in un ospedale di Rawalpindi, e appena possibile fu trasferita nel Regno Unito, dove si riprese. L’attentato di cui fu vittima la rese una delle attiviste più famose del mondo.

A Mingora Yousafzai ha tenuto un discorso in una scuola maschile e tra le altre cose ha detto: «Il mio sogno è diventato realtà. La pace è tornata nella valle di Swat grazie agli inestimabili sacrifici dei miei fratelli e delle mie sorelle». Nel suo viaggio in Pakistan, oltre che dai suoi familiari, Yousafzai è accompagnata da alcuni funzionari dell’organizzazione da lei fondata insieme al padre, il Malala Fund, il cui scopo è promuovere l’istruzione delle bambine e delle donne in tutto il mondo. Domani dovrebbe tornare nel Regno Unito.

In Pakistan molte persone la apprezzano e la considerano un modello positivo; altre, di posizioni conservatrici, la criticano considerandola portatrice di idee contrarie all’Islam e eccessivamente influenzata dallo stile di vita occidentale. Venerdì alcune scuole private pakistane hanno dichiarato la giornata “I Am Not Malala Day”, per criticare l’attivista. Un portavoce delle scuole ha detto che non sono allineate con la sua «ideologia anti-Islam e anti-Pakistan». In risposta a questa iniziativa Yousafzai ha detto di non capirne le motivazioni e ha aggiunto: «L’unica cosa che posso dire è che amo il Pakistan, sono pakistana e voglio un futuro migliore per questo paese».