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  • sabato 17 marzo 2018

Lo strano caso dell’uomo vivo dichiarato morto da un tribunale, in Romania

Constantin Reliu non riesce a far revocare il suo certificato di morte, perché ormai è passato troppo tempo

Constantin Reliu, l'uomo rumeno dichiarato morto ma ancora vivo, il 14 marzo 2018 fuori dal tribunale di Vaslui, nel nord della Romania (Simona Voicu, Adevarul via AP)

Negli ultimi giorni i giornali di tutto il mondo hanno raccontato la strana storia di un uomo rumeno che è stato dichiarato morto pur essendo ancora vivo, e ora non è in grado di far annullare il proprio certificato di morte. L’uomo si chiama Constantin Reliu, ha 63 anni e fu dichiarato morto nel 2016, mentre si trovava in Turchia. Lo ha però scoperto da poco, e ha fatto subito ricorso per poter ottenere l’annullamento del proprio certificato di morte. Il tribunale di Vaslui, nel nord della Romania, ha però respinto il suo appello perché è passato troppo tempo da quando il certificato è stato emesso. Ora Reliu si trova quindi in un limbo legale.

Negli anni Novanta, Reliu si trasferì in Turchia e a un certo punto interruppe completamente i contatti con la propria famiglia: ci andò per la prima volta nel 1992, per cercare lavoro, ma ha raccontato che tornò in Romania nel 1995. Scoprì però che sua moglie lo tradiva, e decise quindi di tornare in Turchia nel 1999. Da lì in avanti smise di avere contatti con la moglie. Il quotidiano rumeno Adevarul dice che fin da quell’anno la moglie di Reliu, non avendo più sue notizie, cominciò a chiedere che fosse dichiarato morto: disse alle autorità che pensava fosse rimasto ucciso nel grosso terremoto che nel 1999 colpì il nord-ovest della Turchia, causando la morte di circa ventimila persone. Il certificato di morte è stato emesso solo nel 2016 e indica come anno di morte di Reliu il 2003.

Reliu ha detto all’Adevarul che sua moglie chiese che fosse dichiarato morto in modo che il loro matrimonio fosse annullato e lei potesse risposarsi. Ora la donna vive in Italia, e Reliu non è in contatto con lei. Nemmeno i giornali internazionali che si sono occupati della storia sono riusciti a contattarla.

Reliu è venuto a sapere della propria “morte” perché lo scorso dicembre le autorità turche lo hanno fermato e si sono accorte che i suoi documenti erano scaduti: a gennaio lo hanno quindi rimandato in Romania. Reliu pensava che gli sarebbe bastato rinnovare il proprio passaporto per poter tornare in Turchia, dove ha spiegato di essere il titolare di una piccola attività, ma ha poi scoperto di non poterlo fare per via del certificato di morte. La notizia gli è stata data dalla polizia di frontiera, che poi lo ha interrogato per sei ore per verificare le sue affermazioni sulla propria identità: tra le altre cose hanno controllato le sue impronte digitali e misurato la distanza tra i suoi occhi per confrontarla con la fotografia sul suo vecchio passaporto.

Il 15 marzo Reliu ha perso l’appello per far annullare il proprio certificato di morte, per ragioni procedurali: la richiesta di annullamento si può fare solo entro due anni dalla sua emissione, e il limite è già scaduto.

L’avvocato di Reliu Liviu Bran ha spiegato che ora può provare ad appellarsi al tribunale della propria città d’origine, Barlad, ma deve essere in grado di dimostrare di essere stato in vita finora con documenti e testimonianze di altre persone.

Se anche Reliu dovesse riuscire a riottenere un passaporto che certifichi la sua identità, non è detto che possa tornare in Turchia come vorrebbe: le autorità turche lo hanno infatti bandito a vita, a causa della sua permanenza illegale nel paese. Per questo l’uomo pensa di scrivere una lettera al presidente Recep Tayyip Erdoğan per chiedere di essere accolto nel paese. Reliu non ha fonti di reddito al momento, ed è malato di diabete.