Container al porto di Anversa, in Belgio (EMMANUEL DUNAND/AFP/Getty Images)
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  • domenica 4 marzo 2018

Anversa e la cocaina

Il principale porto del Belgio è usato dai cartelli sudamericani per far entrare la cocaina in tutta Europa: ora il governo ha deciso di muoversi

Container al porto di Anversa, in Belgio (EMMANUEL DUNAND/AFP/Getty Images)

Poco più di una settimana fa la polizia del Belgio ha trovato 4.500 chilogrammi di cocaina in un container al porto di Anversa, la più importante città nella regione delle Fiandre. La cocaina era nascosta in un carico di banane proveniente dalla Colombia. Per scoprire a chi fosse diretta, la polizia belga ha tolto la droga dal container seguendolo però fino a destinazione, a Oss, nei Paesi Bassi. A quel punto è intervenuta la polizia olandese, che ha arrestato quattro uomini e due donne. Quel carico di cocaina, ha detto un portavoce della polizia, aveva un valore stimato di circa 170 milioni di euro.

L’enorme operazione congiunta delle polizia di Belgio e Olanda non è la prima di questo tipo, e non è la prima che coinvolge un carico che arriva al porto di Anversa, il secondo porto più grande in Europa dopo Rotterdam (Paesi Bassi). Da diversi anni Anversa è considerata la “porta d’entrata della cocaina in Europa” e le tonnellate di droga sequestrate ogni anno sono in costante aumento. In parte si spiega col fatto che Anversa è un porto di destinazione di diversi prodotti provenienti dall’America Latina, dove la cocaina viene prodotta in grande quantità, ed è quindi più facile per i cartelli sudamericani nascondere grandi carichi di droga in mezzo ad altri beni, per esempio le banane. Inoltre il porto di Anversa è particolarmente vulnerabile. Si estende per più di 120 chilometri quadrati, include strade accessibili al pubblico ed è anche piuttosto vicina a Rotterdam – le due città distano un centinaio di chilometri – dove operano molte delle principali organizzazioni criminali di traffico di droga in Europa.

C’è poi un’ultima cosa: le autorità belghe sostengono che nel traffico siano finiti in mezzo diversi imprenditori locali, funzionari e poliziotti corrotti, che facilitano il transito di cocaina.

Negli ultimi anni la polizia belga ha cercato in diversi modi di arginare l’enorme traffico di cocaina che passa dal porto di Anversa, con risultati per ora piuttosto modesti. Il sindaco di Anversa, Bart De Wever, ha però annunciato di recente la creazione di una nuova squadra anti-droga incaricata di smantellare il sistema di riciclaggio di denaro messo in piedi dai trafficanti e di scovare i poliziotti e i funzionari corrotti. La nuova squadra – guidata dal capo della polizia locale, Stanny De Vlieger – si chiama Kali, dal nome della divinità femminile hindu con quattro braccia, ma anche da “Cali”, noto cartello colombiano della droga. Kali sta collaborando con la polizia olandese e la Drug Enforcement Administration americana, più nota come DEA, cioè l’agenzia anti-droga degli Stati Uniti.

Il lavoro della squadra Kali non è per nulla facile, anche perché il traffico di droga al porto di Anversa è legato a quello che succede a migliaia di chilometri di distanza, nei paesi produttori di cocaina dell’America Latina.

Negli ultimi anni la produzione è aumentata, per diversi motivi. In Colombia per esempio è cresciuta da quando nel 2015 il governo decise di fermare l’irrorazione aerea di un particolare diserbante sulle piantagioni di cocaina perché c’era il sospetto che provocasse il cancro: fino a quel momento l’irrorazione era stata uno degli strumenti più importanti del programma anti-droga dal governo colombiano. Il Wall Street Journal ha scritto: «La produzione della regione è cresciuta così velocemente che se prima i trafficanti facevano di tutto per nascondere la droga nelle scatole di frutta o nelle unità refrigeranti, ora capita che semplicemente la mettano in sacchetti infilati tra le casse di banane». Inoltre, hanno spiegato alcuni funzionari statunitensi, il traffico è complicato dal fatto che sono emersi diversi trafficanti “freelance”, che agiscono cioè fuori dai cartelli, e che in un certo senso sono più imprevedibili e difficilmente tracciabili.

La vulnerabilità del porto di Anversa ha fatto emergere anche preoccupazioni legate alla sicurezza. Nel 2013 un’indagine congiunta anti-droga delle polizie di Paesi Bassi e Belgio rivelò che per due anni i sistemi informatici delle compagnie che operavano nel porto e dei terminal dove venivano portati i container erano stati più volte hackerati. I trafficanti usavano i codici di sicurezza rubati per sottrarre impunemente i container contenenti la droga. La squadra Kali, ha detto De Vlieger, ha in progetto di collaborare con esperti informatici e nel frattempo i protocolli di sicurezza del porto sono stati rafforzati. Le preoccupazioni comunque rimangono, perché le stesse vulnerabilità del porto di Anversa emerse con il traffico di droga potrebbero essere usate da altri criminali per avviare nuovi traffici illegali.

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