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  • martedì 16 Gennaio 2018

Perché Filippo Nogarin è indagato

Il sindaco di Livorno è sospettato di omicidio colposo per l'alluvione che lo scorso 10 settembre causò la morte di otto persone

(ANSA)

Il sindaco di Livorno del Movimento 5 Stelle, Filippo Nogarin, ha annunciato su Facebook di essere indagato per omicidio colposo plurimo in un’inchiesta per l’alluvione del Rio Maggiore che nella notte tra il 9 e il 10 settembre 2017 causò la morte di otto persone, tra cui un bambino di quattro anni. «Non sono stupito per questa indagine, visto che in quanto sindaco sono il diretto responsabile della Protezione civile comunale», ha scritto Nogarin, che ha aggiunto di aver saputo dell’indagine la scorsa settimana e di essere stato interrogato una prima volta lunedì mattina.

Questa mattina sono stato interrogato dai pubblici ministeri di Livorno che stanno indagando sull’alluvione del 10…

Posted by Filippo Nogarin Sindaco di Livorno on Montag, 15. Januar 2018

Secondo Repubblica, il procuratore di Livorno Ettore Squillace Greco e i tre sostituti, Antonella Tenerani, Giuseppe Rizzo e Sabrina Carmazzi, hanno chiesto a Nogarin chiarimenti su tre aspetti della vicenda: perché il 9 settembre non era stato alzato il livello di allarme meteo, come era organizzata la Protezione civile prima del disastro e quali sono stati gli atti compiuti dal sindaco per attivare i soccorsi. L’interrogatorio è durato cinque ore. Sempre secondo Repubblica, la procura avrebbe aperto anche un altro filone di inchiesta per il reato di disastro, al momento senza indagati. La procura sospetterebbe una responsabilità delle passate amministrazioni nella gestione del rischio idrogeologico, in particolare nella cura di tre torrenti che si trovano nella zona che ha subito l’alluvione, il quartiere di Ardenza dove abitano più di 2.600 persone (dei lavori sui torrenti aveva scritto all’epoca Marco Imarisio sul Corriere della Sera).

Nel dossier in cui ricostruisce la notte dell’alluvione, il Tirreno racconta che Nogarin vene informato del disastro solo alle 6.46 di mattina, più di due ore dopo lo straripamento del Rio Maggiore. Si è trattato dei punti su cui i magistrati si sono soffermati più a lungo. Come mai sia il sindaco che il dirigente della polizia municipale e della Protezione civile vennero avvertiti soltanto la mattina, diverse ore dopo l’alluvione? Prima che venissero avvertiti, i soccorsi si erano già attivati al pieno delle loro capacità, o ci sono stati ritardi e incertezze?

Nogarin ha spiegato che, per parte della notte, il suo telefono è rimasto irraggiungibile a causa del maltempo eccezionale. Nella notte, infatti, caddero sulla zona collinare poco sopra il quartiere di Ardenza 256 millimetri di pioggia, più di tutta quella registrata nei precedenti otto mesi. Nonostante il maltempo fosse stato in parte previsto, nessun allarme venne fatto scattare. La zona di Ardenza è sorvegliata in maniera particolare e gli abitanti del quartiere siano tutti registrati su uno speciale elenco della Protezione civile, per poter essere raggiunti rapidamente al telefono in caso di emergenza. «Era una evidente situazione di grave pericolo e come tale imponeva ai poteri locali di avvertire i cittadini in modo che potessero mettersi in salvo e magari salvare le proprie cose», scrive il Tirreno.

La pioggia si era fatta particolarmente insistente già prima di mezzanotte, ma la situazione si era normalizzata, prima di tornare nuovamente a peggiorare intorno alle 2. Alle 4 di mattina il Rio Maggiore esondò e la città viene colpita da quattro ondate di acqua e fango. Une delle onde colpì una casa in via Rodocanacchi, (vicino allo stadio Armando Picchi), uccidendo una famiglia di quattro persone che viveva nel seminterrato (soltanto una bambina riuscirà a salvarsi).

La mattina dopo era iniziata subito una polemica tra il comune e la regione. Quest’ultima, la sera prima del disastro, aveva diffuso un allarme di livello arancione, quello subito precedente all’allarme rosso. Nogarin disse che «arancione e rosso a casa mia sono due cose diverse. Essendo stata diramata un’allerta arancione non ho avvisato la cittadinanza», mentre il presidente della Toscana, Enrico Rossi, rispose che «anche con l’allerta arancione si possono prendere provvedimenti». Al momento, l’unico altro indagato è il dirigente locale della protezione civile, Riccardo Pucciarelli. Non è chiaro se anche il presidente Rossi sarà interrogato nei prossimi giorni.