Una donna alla base navale di Mar del Plata, dove si sono radunati i familiari dei 44 membri dell'equipaggio del San Juan. (EITAN ABRAMOVICH/AFP/Getty Images)
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  • giovedì 23 Novembre 2017

È stato rilevato un suono «compatibile» con un’esplosione il giorno della scomparsa del San Juan

È l'ultimo sviluppo nelle ricerche per il sottomarino scomparso con 44 persone a bordo, le cui riserve d'ossigeno dovrebbero essere ormai finite

Una donna alla base navale di Mar del Plata, dove si sono radunati i familiari dei 44 membri dell'equipaggio del San Juan. (EITAN ABRAMOVICH/AFP/Getty Images)

La Marina militare argentina ha detto oggi che lo scorso 15 novembre ha registrato un suono «compatibile» con un’esplosione nella zona in cui è scomparso il sottomarino San Juan, che aveva 44 persone a bordo e di cui non si hanno notizie proprio dallo scorso 15 novembre. Le ricerche stanno proseguendo, ma si sposteranno su un’area già perlustrata, circa 50 chilometri a nord della zona dell’ultima posizione registrata del San Juan, quella dalla quale è stato rilevato il rumore che potrebbe essere stato prodotto dall’esplosione del sottomarino.

Le riserve d’ossigeno del sottomarino però, come ha spiegato la Marina, erano sufficienti per sette giorni di navigazione in immersione, e sarebbero quindi terminate ieri: l’unica speranza di ritrovare vivi i 44 membri dell’equipaggio è che il San Juan sia riuscito in qualche modo a riaffiorare in superficie nella scorsa settimana, anche se non ci sono indizi che lo suggeriscano. Enrique Balbi, portavoce della Marina, ha detto che niente fa pensare che l’eventuale esplosione possa essere stata causata da un attacco militare. Giovedì i media europei hanno parlato anche di un oggetto avvistato vicino alla zona dove è scomparso il San Juan da un aereo dell’Aeronautica statunitense che sta partecipando alle ricerche: più tardi però è stato smentito che fosse un pezzo del sottomarino.

L’informazione sulla possibile esplosione è stata confermata dalla Marina argentina grazie all’aiuto dell’ambasciatore argentino in Austria, che fa parte di un’organizzazione internazionale per la rilevazione dei test nucleari. La Marina americana aveva però scoperto già ieri quella che aveva definito «un’anomalia idro-acustica».

Alle ricerche stanno partecipando aerei e navi inviate da molte nazioni, e le famiglie dei membri dell’equipaggio del San Juan sono state accolte nella base navale di Mar del Plata: nelle interviste che hanno dato ai giornali hanno protestato per come sono stati gestiti i soccorsi. In particolare, hanno accusato la Marina di avere atteso 48 ore dopo l’ultimo contatto per iniziare le ricerche, come però è suggerito dal protocollo militare.

L’ultimo contatto radio con il San Juan era avvenuto quando si trovava circa 430 chilometri al largo della costa: era partito da Ushuaia, nell’estremo sud del paese, ed era diretto verso la base navale di Mar del Plata, nel centro-nord. È scomparso apparentemente senza inviare richieste di soccorso. Le proteste dei familiari dei membri dell’equipaggio si sono concentrate anche sulle condizioni del sottomarino: la Marina argentina lo comprò nel 1985 dalla Germania, che aveva finito di costruirlo nel 1983, e tra il 2007 e il 2014 erano stati fatti dei lavori per estendere di circa 30 anni il suo utilizzo. È comunque il più nuovo dei tre sottomarini della Marina argentina.