(Da "Stranger Things")

“Stranger Things” ve lo ricordate bene?

Tutto quello che dovreste sapere per arrivare pronti alla seconda stagione, che è su Netflix da oggi

(Da "Stranger Things")

La seconda stagione di Stranger Things è su Netflix da oggi, venerdì 27 ottobre. Ai pochi che le hanno viste, le nuove puntate sono piaciute molto. Ma è probabile le avreste guardate anche senza il loro consiglio: la prima stagione, che uscì senza grandi aspettative, fu un grande successo in tutto il mondo. Uscì però nel luglio 2016. Nel frattempo chissà quante altre cose avete viste e quante cose vi siete dimenticati. Se non avete sette ore e mezzo per riguardarvi tutti gli episodi vecchi, qui ci sono le cose utili per rinfrescarvi la memoria.

Cominciamo dall’inizio

Stranger Things è ambientata negli anni Ottanta ed è strapiena di citazioni anni Ottanta. I bambini, le biciclette e la cittadina fanno per esempio pensare a Stand by me – Ricordo di un’estate, tratto da un libro di Stephen King. E poi ci sono la musica synth da film di John Carpenter (1997: Fuga da New York) e i titoli scritti con un carattere – il Benguiat – che era quello dei primi libri di King.

Dove, quando, chi

La prima stagione è ambientata nel 1983 a Hawkins, una fittizia cittadina dell’Indiana. Nella sua apparente monotona normalità ricorda molto Derry di It, Castle Rock di Stand by me o l’Astoria dei Goonies. A Hawkins non è mai successo praticamente niente e per anni la cosa peggiore capitata da quelle parti è stata «quando un gufo ha attaccato la testa di Eleanor Gillespie, scambiandola per un nido». Ma c’è la misteriosa base di una losca agenzia governativa. All’inizio della serie sembra che nessuno se ne sia mai preoccupato, ma è da lì che iniziano i problemi.

Nella primissima scena si vede uno scienziato di quel laboratorio scappare da qualcosa. Ma non ce la fa, e quel qualcosa se lo mangia. Poi si passa a una casa in cui quattro ragazzi di 12 anni giocano a Dungeons & Dragons. Sono:

  • Mike Wheeler: quello nella cui casa stanno giocando.
  • Dustin Henderson: quello che dice le cose che fanno ridere.
  • Lucas Sinclair: quello scettico e diffidente.
  • Will Byers: quello che andando a casa dopo la partita si perde. Ma noi sappiamo che non si è perso. L’ha preso il Demogorgone, il mostro del laboratorio.

Dal laboratorio scappa anche Undici (Eleven, se vi piacciono le cose in lingua originale). È una ragazza con la testa rasata su cui stavano facendo esperimenti in un laboratorio. I ragazzi la trovano cercando Will. Ma lei ha passato anni nel laboratorio: all’inizio non parla e non è nemmeno pratica del mondo. Poi le cose migliorano. Ci torniamo dopo; ma, intanto, gli altri personaggi:

  • Jonathan Byers: è il fratello maggiore di Bill. Il New York Times lo ha definito «un tipo alla Holden Caulfield». È solitario e appassionato di fotografia.
  • Joyce Byers: è la mamma di Will e Jonathan ed è Winona Ryder. È una dei due adulti in città che non sembrano essere tonti.
  • Jim Hopper: è l’altro adulto che non sembra essere tonto. All’inizio è un ubriacone che se ne frega di tutto. Poi si da un gran da fare per salvare Will. Aveva una figlia, morta tempo prima.
  • Nancy Wheeler: è la sorella maggiore di Mike, va a scuola con Jonathan ma lei sta insieme a Steve, il belloccio pieno di sé che tratta male Jonathan.
  • Barb: è amica di Nancy, muore. È diventata un meme.

Questioni di cuore: Joyce va sempre più d’accordo con Hopper, ma tra loro non succede niente. Mike si innamora di Eleven e Eleven di Mike. Jonathan ha una gran cotta per Nancy, e anche lei non sembra essere indifferente a lui. Ma alla fine della prima stagione è comunque ancora con Steve.

Tutto quello che succede dopo

Temibili agenti del laboratorio inseguono Eleven e per prenderla uccidono anche degli innocenti. Mike nasconde Eleven a casa sua e scopre che lei ha poter psicocinetici: può muovere le cose con la mente. Si inizia a capire che Will se l’è preso il Demogorgone e che il laboratorio ha creato per sbaglio una specie di realtà parallela nota come Sottosopra. È lì che sta Will, che prova a comunicare con la madre attraverso l’elettricità: la scena delle luci e le lettere sul muro non potete non ricordarla, anche se sono passati 15 mesi.

Will sembra essere morto e invece no, e continua a mandare richieste d’aiuto. Intanto si capisce sempre meglio che tipo di esperimenti facevano su Eleven: usavano i suoi poteri per altri scopi e l’hanno fatta finire per sbaglio nel Sottosopra. Finisce nell’altra dimensione anche Nancy, che però si salva. A un certo punto tutti i buoni – i ragazzi, Hopper, Nancy e Jonathan – aiutano Eleven a ricreare le condizioni che le permettono di entrare nel Sottosopra: costruiscono cioè una specie di vasca di privazione sensoriale. Funziona e lei trova sia Barb (morta) che Will (vivo, ma diciamo che ci sono momenti in cui è stato meglio). Hopper e Joyce fanno un accordo con Brenner, il cattivo del laboratorio. Loro devono dire a lui dov’è Eleven, se lui permette loro di andare nel Sottosopra e salvare Will. Ma il Demogorgone esce dal Sottosopra e uccide Brenner e altri cattivi.

Alla fine è Eleven-contro-Demogorgone: lei riesce a salvare gli amici (dopo aver dato un bacio a Mike) ma sparisce. Will è salvo, ma gli succedono cose strane di cui non parla con nessuno. Negli ultimi minuti, Hopper sembra essere misteriosamente in combutta con alcuni misteriosi agenti. C’è anche una scena in cui Hopper lascia in una cassetta nel bosco dei waffle, il cibo che piace tantissimo a Eleven. Fine della prima stagione.

Se invece preferite, questa è la trama riassunta in sette minuti da Gaten Matarazzo, cioè Dustin.

Perché è piaciuta tanto?

Per tutte quelle cose anni Ottanta, perché secondo molti Millie Bobby Brown (Eleven) ha davanti una lunga e grande carriera da attrice (e sa pure cantare). Daniel D’Addario scrisse su TIME che il tono nostalgico della prima stagione di Stranger Things non era fatto solo di momenti o citazioni, ma era stato «creato grazie a un’atmosfera generale» in cui tutto aiutava a «realizzare un tipo di storia che non esiste più nella cultura popolare mainstream». Piacquero molto anche le attenzioni nel montaggio e nell’uso delle luci.

Questo video mostra l’uso, nella prima stagione, dei “contrast cut” (in cui il taglio collega due scene a contrasto, ad esempio il sogno di un campo fiorito alla scena di un incendio), e dei “graphic match cut” (in cui il taglio collega due scene in cui due oggetti dalla forma simile occupano la stessa posizione nell’inquadratura).

In questo si vede invece come nella prima stagione usarono sapientemente torce, fari, illuminazioni natalizie, l’ambiente oscuro della foresta, le lampadine che lampeggiano.

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