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  • sabato 21 ottobre 2017

A che punto sono le indagini sulla sparatoria di Las Vegas

Gli investigatori continuano a indagare sulla vita di Stephen Paddock, ma non hanno ancora capito i motivi dietro l'attacco

Il corteo funebre del poliziotto Charleston Hartfield, morto nella sparatoria del primo ottobre, sulla Strip di Las Vegas, il 20 ottobre 2017 (David Becker/Getty Images)

Sono passati venti giorni dalla sparatoria di massa a Las Vegas, negli Stati Uniti, in cui sono state uccise 58 persone, ma le indagini fatte finora non hanno ancora portato a capire i motivi per cui il 62enne Stephen Paddock abbia riempito di armi da fuoco una camera d’hotel per poi sparare sul pubblico di un concerto country, e infine suicidarsi.

Su Paddock si sanno diverse cose: si sa per esempio che aveva messo da parte molti soldi facendo investimenti immobiliari, amava giocare d’azzardo con i video poker e acquistare armi da fuoco, non aveva molti amici, era cresciuto in una famiglia non ricca e suo padre era stato un rapinatore di banche e poi un evaso. Nei precedenti casi di sparatorie di massa, gli investigatori erano sempre riusciti a risalire alle motivazioni degli attentatori in poco tempo: con Paddock non è ancora successo. Le indagini non hanno rilevato particolari affiliazioni politiche o convinzioni religiose, né patologie psichiatriche note. Art Roderick, ex vicedirettore dell’agenzia federale di polizia US Marshals Service, ha detto a CNN che secondo lui Paddock «non voleva che sapessimo» le sue ragioni: «Voleva che continuassimo a farci delle domande. Questo caso è unico. Questo individuo è quasi una categoria a sé».

Alla lunga e dettagliata ricostruzione della sua identità fatta dal New York Times una settimana dopo la sparatoria, si può comunque aggiungere qualcosa, anche se non sono informazioni che chiariscano le ragioni del gesto di Paddock. Ad esempio, che aveva acquistato la sua casa di Reno pagando 370mila dollari (circa 314mila euro) in contanti e che aveva fatto diverse crociere in Europa con la sua compagna, Marilou Danley.

Si è anche saputo che nel 2013 Paddock face causa al Cosmopolitan Hotel di Las Vegas dopo essere scivolato e caduto all’interno del casinò. Nella sua testimonianza, Paddock disse di essere «il più grande giocatore di video poker del mondo». Gli investigatori hanno escluso del tutto l’ipotesi che il gioco d’azzardo c’entri con la sparatoria: hanno appurato che Paddock non aveva debiti con nessun casinò. Nella deposizione del 2013, Paddock disse anche di aver scommesso un milione di dollari (849mila euro) in una sola notte, dormendo di giorno e di aver pagato un anticipo dell’onorario di un anno intero al medico Steven Winkler, che gli aveva prescritto del valium per l’ansia. Nonostante questo, Paddock non ebbe avuto mai problemi ad acquistare armi da fuoco: dall’ottobre del 2016 ne comprò 33, soprattutto fucili. Lo fece in diversi stati: Nevada, Utah, Texas e California.

Della preparazione della sparatoria sappiamo che è stata meticolosa. Circa una settimana prima dell’attacco, Paddock aveva preso in affitto alcune camere in un palazzo di appartamenti di lusso chiamato The Ogden, di fianco al quale era in corso il festival all’aperto “Life is Beautiful”. Quando si è spostato al Mandalay Bay Resort and Casino, l’hotel da cui ha sparato il primo ottobre, aveva con sé due dozzine di armi da fuoco in dieci valigie: aveva preso una suite in un angolo dell’hotel al 32esimo piano e aveva installato delle telecamere per controllare l’arrivo delle forze dell’ordine. Il giorno prima della sparatoria aveva giocato d’azzardo ed era andato in giro per Las Vegas da solo.

Paddock aveva fatto un buco nella porta che conduceva alle scale di emergenza dell’hotel vicine alla sua suite, per impedire che fosse aperta: è stata proprio questa cosa ad attivare un allarme. La guardia di sicurezza dell’hotel Jesus Campos è stata la prima persona contro cui Paddock ha sparato ed è possibile che il suo intervento abbia in qualche modo fatto cambiare le tempistiche dell’attacco. In un’intervista con la conduttrice Ellen Degeneres, Campos ha raccontato di essere stato visto da Paddock mentre controllava la porta, di aver sentito il rumore di uno sparo e poi una sensazione come di bruciore, per poi accorgersi di essere stato ferito alla gamba. Circa 40 secondi dopo aver sparato a Campos, Paddock ha iniziato a sparare sul pubblico del concerto.

Paddock non ha lasciato nessuna lettera per spiegare le ragioni del suo gesto e quelle del suo suicidio. Sul pezzo di carta che gli investigatori hanno trovato nella sua camera erano scritti solo dei numeri: erano stime della distanza tra la stanza e le persone al concerto.

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