Perché servirebbe più geografia a scuola

Si protesta da anni, ma la materia che per definizione spiega il mondo è sempre più trascurata e sconosciuta anche dagli insegnanti, spiega il Corriere della Sera

Una barca di migranti partita dalla Libia si avvicina all'Italia in mezzo al Mediterraneo lo scorso 25 settembre: i maggiori fenomeni di attualità sono comprensibili e spiegabili solo con la conoscenza della geografia fisica e umana, spiegano gli esperti (LaPresse - Guglielmo Mangiapane)

Nell’inserto del sabato del Corriere della Sera, un articolo fa il punto su una questione ormai vecchia di anni e sulla quale le condivise lamentele non ottengono nessun risultato: la perdita di rilevanza dell’insegnamento della geografia a scuola, con conseguente – spiega l’articolo – diminuzione anche delle competenze di chi dovrebbe insegnarla.

Lungi dall’essere un inventario polveroso di monti, confini e capitali, la geografia serve a leggere i paesaggi: «Vedere i negozi che chiudono e i centri commerciali, le fabbriche abbandonate, i poveri nelle metropolitane quando fa freddo: questa è geografia», dice Brusa. Materia principe per comprendere ragioni e movimenti delle masse che migrano. O per disegnare le trasformazioni del territorio, definire i piani paesaggistici, aiutare nella comprensione e nella prevenzione dei dissesti idrogeologici. Per capire e intervenire non bastano Google Maps e gps. Possono servire, non far conoscere. «Non danno i fondamenti disciplinari», dice Brusa. Quelli, però, non li dà più neanche la scuola, dove alla riduzione delle ore si è sommata la trasformazione della materia, la sua «espropriazione» da parte di altre discipline.

(leggi per intero su Corriere.it)

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