Mark Rutte parla coi giornalisti prima di un incontro coi rappresentanti dei partiti che dovrebbero sostenere il nuovo governo. (STR/AFP/Getty Images)
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  • domenica 8 ottobre 2017

Forse nei Paesi Bassi si è trovato il governo

Sette mesi dopo le elezioni gli unici partiti che potevano mettersi d'accordo hanno trovato un compromesso, di nuovo sotto la guida di Mark Rutte

Mark Rutte parla coi giornalisti prima di un incontro coi rappresentanti dei partiti che dovrebbero sostenere il nuovo governo. (STR/AFP/Getty Images)

La prossima settimana il primo ministro olandese uscente Mark Rutte dovrebbe annunciare di avere trovato un accordo per formare una maggioranza di governo nei Paesi Bassi, circa sette mesi dopo le elezioni dello scorso 15 marzo, in cui nessun partito aveva ottenuto abbastanza voti per governare da solo. Le trattative tra i vari partiti per formare delle alleanze sono state lunghissime e sembravano non portare a nessun risultato, ma venerdì Rutte ha detto che i rappresentanti dei quattro partiti coinvolti nei negoziati hanno trovato un accordo che sarà presentato lunedì ai rispettivi gruppi parlamentari: se sarà approvato, martedì verrà presentato ufficialmente il governo. Ci vorranno in ogni caso almeno altre due settimane prima che il governo si insedi.

Le due forze politiche che bloccavano la formazione di una maggioranza hanno trovato un compromesso, secondo i giornali olandesi: sono i Democratici 66 (D66), laici, liberali ed europeisti, e l’Unione Cristiana, conservatrice e di ispirazione cristiana. Dovrebbero unirsi ad Appello Cristiano (CDA), partito di centro, e al Partito Popolare per la Libertà (VVD), di centrodestra e guidato da Rutte. In media, nei Paesi Bassi ci vogliono 72 giorni per formare un governo: questa volta ne sono stati necessari oltre 200. Lo stallo ha battuto il record precedente di giorni senza governo, stabilito nel 1977.

La maggioranza formata da VVD, CDA, D66 e CU era da diversi mesi considerata la più probabile, se non l’unica possibile, ma era ostacolata dai forti disaccordi tra i D66 e la CU: i primi sono stati il partito che ha reso i Paesi Bassi uno dei paesi con la legislazione più progressista per quanto riguarda i diritti civili (i matrimoni gay furono approvati nel 2001, ed è uno dei pochi paesi europei a permettere l’eutanasia per i malati terminali); la CU è invece un partito conservatore di ispirazione cristiana, e in passato ha proposto che i Paesi Bassi uscissero dall’euro; i D66 sono invece fortemente europeisti. Non è chiaro come i due partiti abbiano risolto le divergenze: secondo Politico si sono accordati sulla permanenza nell’euro, e la CU tollererà i tentativi dei D66 di estendere il diritto di eutanasia anche ai non terminali, ma ritirerà il sostegno al governo se la legge dovesse essere approvata, cosa che si ritiene improbabile. Gli altri punti principali su cui si è trovato l’accordo tra i quattro partiti, secondo De Volkskrant, sono le tasse, la spesa pubblica e i sussidi ai migranti.

Le previsioni sul governo non sono comunque molto ottimiste. Rutte ha governato per entrambi i suoi mandati in coalizioni piuttosto eterogenee: dal 2010 al 2012 con il Partito per la Libertà (PVV) di Geert Wilders, di estrema destra, e dal 2012 al 2017 con il Partito del Lavoro (PvdA), laburista. Dopo essere stati al governo con Rutte, spesso i partiti suoi alleati hanno perso consensi: è successo soprattutto ai laburisti, che alle ultime elezioni sono andati molto male (passando da 38 seggi a 9) e che infatti si sono rifiutati da subito di fare nuove alleanze con lui. Secondo gli osservatori, un nuovo governo di larghe intese presieduto di Rutte sarà impopolare, e il suo consenso sarà con ogni probabilità indebolito dalla fragilità dell’accordo tra CU e D66. A complicare ulteriormente le cose, il nuovo governo sarà sostenuto da una maggioranza molto risicata: di 76 seggi su 150 alla Camera bassa e di 38 su 75 al Senato (che è stato rinnovato nel 2015).

Nonostante i molti mesi di trattative, e i diversi tecnici incaricati di condurle per formare una maggioranza, non era comunque possibile formare un’alleanza diversa da quella che dovrebbe essere annunciata la prossima settimana. Da subito infatti tutti i partiti si erano rifiutati di collaborare con il PVV, la PvdA e i socialisti si erano rifiutati di sostenere Rutte, mentre i Verdi avevano detto di non poter trovare un accordo con gli altri partiti sul tema dell’immigrazione. I partiti della sinistra, dopo anni passati tra divisioni e collaborazioni con governi impopolari che sono costate moltissimi consensi, stanno provando a riguadagnarli stando all’opposizione. Wilders ha ottenuto un buon risultato alle ultime elezioni ma non è riuscito comunque a far diventare il PVV il primo partito, come qualcuno si aspettava, e proverà ad approfittare della precarietà del governo per aumentare i propri voti. La nuova coalizione, che avrà un orientamento di centrodestra, subirà con ogni probabilità forti e continui attacchi da destra e da sinistra.

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