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  • martedì 3 Ottobre 2017

Anche Papua occidentale vuole l’indipendenza

Dal 1963 è controllata dall'Indonesia: un movimento locale chiede l'indipendenza, ma l'ONU ha detto che non può occuparsene

La scorsa settimana la Commissione per la Decolonizzazione dell’ONU ha rifiutato di accettare una petizione firmata da 1,8 milioni di cittadini della Papua occidentale, una provincia dell’Indonesia che si trova nella metà occidentale dell’isola di Nuova Guinea (l’altra metà è uno stato indipendente, la Papua Nuova Guinea). Nella petizione il movimento per l’indipendenza della regione chiede che le Nazioni Unite nominino un rappresentante speciale per indagare sui crimini contro l’umanità commessi nella regione dall’esercito dell’Indonesia, e che la causa dell’indipendenza venga inserita nuovamente nell’agenda del comitato.


Uno scontro tra polizia e manifestanti a favore dell’indipendenza a Jakarta lo scorso dicembre (AP Photo/Dita Alangkara)

La petizione è stata organizzata di nascosto dal governo indonesiano, che aveva vietato la raccolta delle firme, ed è stata trasportata clandestinamente a New York, dove il leader esiliato del movimento indipendentista Benny Wenda l’ha presentata alla Commissione per la Decolonizzazione dell’ONU, conosciuta come C24. Giovedì scorso il presidente della commissione, il venezuelano Rafael Ramírez, ha detto che la petizione non poteva essere ricevuta. Ramírez ha spiegato che la commissione può occuparsi soltanto dei 17 territori “semi-autonomi” che le sono stati assegnati dall’Assemblea generale, che Papua occidentale non rientra nella lista e che le rivendicazioni dell’Indonesia sulla regione sono giustificate dal diritto internazionale.

Con l’eccezione del Sahara occidentale, la parte più meridionale del Marocco abitata dai Saharawi, quasi tutti i territori di competenza della commissione sono isole o arcipelaghi attualmente sottoposti all’amministrazione di Regno Unito, Francia e Stati Uniti con vari gradi di autonomia. Papua occidentale faceva parte dell’elenco fino agli anni Sessanta, quando era un territorio sottoposto all’amministrazione dei Paesi Bassi. L’Indonesia rivendicava la sovranità sulla regione e la invase nel 1961. Otto anni dopo l’esercito indonesiano scelse mille personalità e capi tribali della regione e li obbligò a votare a favore dell’annessione all’Indonesia in un referendum oggi molto contestato dagli abitanti della regione. Da allora l’Indonesia sostiene di esercitare legittimamente la sovranità su Papua occidentale.

In molti però non sono d’accordo. La maggior parte degli abitanti della zona sono melanesiani, un’etnia diversa da quella della maggioranza degli indonesiani. La maggior parte di loro parla una lingua simile e ha tratti somatici in comune con gli abitanti delle Isole Salomone, di Vanuatu, delle Isole Fiji e della Nuova Caledonia. La popolazione a loro più vicina è probabilmente quella della Papua Nuova Guinea, lo stato che occupa la metà orientale dell’isola della Nuova Guinea.

Dal referendum del 1969 i movimenti indipendentisti hanno organizzato una guerriglia a bassa intensità contro le forze indonesiane, che hanno risposto schierando contingenti militari nella regione e impedendo a organizzazioni non governative e osservatori internazionali di visitarla. Secondo le scarse testimonianze che provengono dalla regione, nel corso degli anni le forze di indonesiane hanno compiuto numerosi abusi, come assassinii, arresti illegali, torture e intimidazioni. Ancora oggi decine di attivisti si trovano in prigione per aver sostenuto pacificamente il movimento per l’indipendenza.