Christel Ward, una delle donne che avevano accettato di farsi impiantare un contraccettivo a lungo termine in cambio di una riduzione della propria pena in un carcere del Tennessee, fuori dal tribunale federale di Nashville, il 17 agosto 2017 (AP Photo/Jonathan Mattise)
  • Mondo
  • sabato 19 Agosto 2017

In Tennessee si offrivano sconti di pena ai detenuti in cambio della loro sterilizzazione

Un giudice e uno sceriffo credevano potesse impedire la nascita di bambini con dipendenze da droga, e ora sono sotto processo

Christel Ward, una delle donne che avevano accettato di farsi impiantare un contraccettivo a lungo termine in cambio di una riduzione della propria pena in un carcere del Tennessee, fuori dal tribunale federale di Nashville, il 17 agosto 2017 (AP Photo/Jonathan Mattise)

Negli Stati Uniti è cominciata una causa contro un giudice, uno sceriffo e una vicesceriffa del Tennessee che lo scorso maggio offrirono a un gruppo di detenuti un breve sconto di pena se si fossero sottoposti a procedure di sterilizzazione. Gli interventi sarebbero stati definitivi nel caso degli uomini, con una vasectomia, e temporanei ma a lungo termine nel caso delle donne, con il Nexplanon, un impianto contraccettivo ormonale sottocutaneo: un bastoncino di plastica che viene inserito sotto la pelle e rilascia ormoni che per circa tre anni inibiscono l’ovulazione.

Secondo il suo ideatore, il giudice Sam Benningfield, l’iniziativa sarebbe stata proposta per combattere il problema del consumo di droghe, in particolare di farmaci a base di oppiacei, il cui abuso è uno dei più gravi problemi sociali degli Stati Uniti contemporanei. Benningfield sperava di impedire che le donne e gli uomini tossicodipendenti, che una volta usciti di prigione in molti casi tornano a consumare droghe, potessero generare figli a loro volta con dipendenze.

Il 27 luglio Benningfield aveva cancellato l’iniziativa, dopo che i giornali nazionali ne avevano parlato, attirando sul giudice e sull’ufficio dello sceriffo della White County molte critiche e accuse di aver introdotto una pratica di eugenetica. Benningfield aveva in realtà detto di aver cancellato l’iniziativa solo perché il dipartimento della Sanità dello stato del Tennessee si era rifiutato di pagare per le vasectomie dei detenuti e l’impianto dei Nexplanon per le detenute. Molti dei 221 detenuti della prigione di White County avevano comunque accettato lo scambio: a 32 donne sono stati impiantati i Nexplanon, mentre non c’era stato tempo per effettuare le vasectomie ai 38 uomini prima che l’iniziativa venisse cancellata. Lo sconto di pena promesso dal giudice era di 30 giorni.

Nella White County vivono circa 26mila persone, bianche per il 90 per cento, di orientamento politico principalmente conservatore e perlopiù cristiane. In media ogni anno vengono commessi 1.500 crimini, soprattutto furti e reati connessi alle droghe. Le persone che finiscono nel tribunale di Benningfield hanno commesso reati minori, come possesso di droga, guida in stato di ebbrezza, furti per un valore minore di 1.000 dollari o mancati pagamenti degli alimenti per un figlio: la pena massima che il giudice può imporre è di 11 mesi e 29 giorni.

La causa è stata intentata per conto di Christel Ward, una delle donne a cui era stato impiantato il Nexplanon, e di altri 15 detenuti. Ward chiede che l’iniziativa del giudice Benningfield sia dichiarata incostituzionale e che le sia rimosso gratuitamente il Nexplanon che le è stato impiantato; se dovesse pagarsi da sé la rimozione dell’impianto dovrebbe spendere 250 dollari, circa 210 euro. Gli avvocati di Ward e degli altri detenuti ritengono che il vero ideatore dello scambio offerto ai detenuti però non sia Benningfield, ma lo sceriffo della White County Oddie Shoupe e il suo ufficio.

Un’altra delle detenute che si è fatta impiantare il Nexplanon in cambio di uno sconto di pena di trenta giorni è Kristi Seibers, che non aveva precedenti legati alle droghe. È stata intervistata in un lungo articolo di BBC, in cui ha raccontato che il Nexplanon le ha causato una serie di spiacevoli effetti collaterali, tra cui mestruazioni lunghe due mesi, un’infezione vaginale, crampi, aumento del peso e calo del desiderio sessuale, cosa di cui si è accorta dopo essere stata liberata e essere tornata a vivere con il proprio compagno. Inoltre, dopo che l’iniziativa è stata cancellata, sia Seibers che Ward non hanno ottenuto lo sconto di pena promesso: si è scoperto che le loro condanne non prevedevano questa possibilità, cosa che ha messo ulteriormente in discussione lo scambio. Seibers e altre detenute che si sono fatte impiantare il Nexplanon non avevano problemi di consumo di droghe, e per questo molti critici di Benningfield lo hanno accusato di voler semplicemente impedire che detenuti avessero dei figli in generale, e non soltanto dei figli con dipendenze.

L’American Civil Liberties Union del Tennessee ha criticato l’iniziativa dicendo che «una scelta tra la sterilizzazione o i metodi contraccettivi e uno sconto di pena non è una vera scelta», soprattutto perché per molti dei detenuti stare in prigione anche solo per alcuni giorni può portare alla perdita della custodia dei figli, del lavoro o del proprio alloggio. In propria difesa Benningfield e l’ufficio dello sceriffo locale hanno detto che nessuno dei detenuti è stato costretto ad accettare lo scambio.

Gli Stati Uniti hanno una lunga storia di sterilizzazioni forzate degli indigenti, delle persone affette da patologie psichiatriche (al tempo in cui l’omosessualità era ritenuta una malattia) e delle minoranze etniche. In totale 32 stati hanno avuto un programma di sterilizzazioni finanziate dal governo federale nelle proprie prigioni o nei propri manicomi, e in alcuni casi la sterilizzazione era una condizione per essere rilasciati dalle prigioni. Alcune di queste pratiche sono state portate avanti fino agli anni Ottanta. Nel 2014 il governatore della California ha espressamente vietato le sterilizzazioni nelle prigioni dopo che decine di donne si erano fatte chiudere le tube in carcere senza aver dato un consenso informato legittimo.