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  • venerdì 4 agosto 2017

Il Cile ha parzialmente depenalizzato l’aborto

Mercoledì 2 agosto in Cile – uno dei paesi più conservatori dell’America Latina in tema di diritti civili – è stata approvata una legge che in parte depenalizza l’aborto e lo rende praticabile in tre circostanze. Il Cile era uno dei sei paesi del mondo che proibiva l’aborto in qualsiasi caso. La nuova legge è stata approvata sia dalla camera bassa che dalla camera alta. Ora le donne potranno decidere di interrompere la gravidanza in caso di rischio per la loro vita, di difetti congeniti nel feto che portano alla morte e in caso di stupro. Le opposizioni hanno già fatto ricorso alla Corte Costituzionale, che dovrebbe decidere se accogliere o meno le loro richieste entro il prossimo 8 agosto.

La presidente socialista Michelle Bachelet – che è un’ex pediatra, non è credente, è madre divorziata di tre figli, dal 2010 al 2013 è stata direttrice esecutiva dell’Ente delle Nazioni Unite per l’uguaglianza di genere e l’empowerment femminile (UN Women) e che aveva promesso la depenalizzazione dell’aborto in campagna elettorale – ha scritto: «Oggi noi donne abbiamo recuperato un diritto essenziale che non avremmo mai dovuto perdere: prendere decisioni quando viviamo momenti di dolore». In Cile il divorzio è stato riconosciuto solo nel 2004, ma in materia di aborto non c’è stato alcun progresso, anche se secondo i sondaggi il 71 per cento dei cileni ha detto di essere favorevole all’aborto in caso di stupro, di rischio per il feto o per la salute della donna.

Il Cile aveva legalizzato l’aborto per motivi medici nel 1931, 18 anni prima che venisse permesso alle donne di votare. Ma durante la dittatura del generale Augusto Pinochet l’interruzione di gravidanza era stata vietata in tutte le circostanze e questa posizione è stata ed è tuttora sostenuta dalla chiesa cattolica, che ha nel paese una grande influenza. Finora le donne cilene che abortivano potevano essere punite con il carcere fino a cinque anni: l’aborto viene comunque praticato in modo illegale. Si stima che in Cile vengano eseguiti 120 mila aborti clandestini ogni anno: la maggior parte dei quali con il misoprostolo, farmaco che viene acquistato sul mercato nero. Le donne che potevano permettersi di viaggiare andavano ad abortire nella vicina Argentina o altrove. Quando gli aborti illegali fallivano o c’erano delle complicazioni, le donne cilene spesso sceglievano di non rivolgersi alle strutture ospedaliere poiché la legge obbligava i medici a denunciare le pazienti e a chiamare la polizia.

Una protesta femminista a favore del diritto di aborto a Santiago del Cile, 25 luglio 2017 (AP Photo/Esteban Felix)