Jorn Andersen nella sua casa di Pyongyang intervistato da AFP (ED JONES/AFP/Getty Images)
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  • mercoledì 2 Agosto 2017

L’allenatore della Corea del Nord, norvegese

Jørn Andersen ha una missione non semplicissima: portare di nuovo la squadra ai Mondiali

Jorn Andersen nella sua casa di Pyongyang intervistato da AFP (ED JONES/AFP/Getty Images)

La Pyongyang International Football School è un’accademia calcistica giovanile frequentata ogni anno da circa duecento ragazzi. Si trova nella capitale della Corea del Nord ed esiste da quattro anni. Della Pyongyang International Football School non si conoscono né i programmi né i metodi di allenamento e di istruzione dei ragazzi che la frequentano, e le poche testimonianze raccolte dai giornali negli ultimi anni parlano solamente di lunghi allenamenti e lezioni teoriche. Si sa però con certezza che è il maggior investimento sportivo del regime di Kim Jong-un.

Sulla falsa riga degli importanti investimenti nel calcio che il governo cinese sta portando avanti da alcuni anni, anche la Corea del Nord sembra puntare molto sul calcio e soprattutto sulla crescita di nuovi buoni giocatori. Come parte del processo di miglioramento del calcio nordcoreano, un anno fa la nazionale ha assunto come allenatore un ex calciatore norvegese con cittadinanza tedesca, Jørn Andersen, con l’obiettivo di qualificarsi nuovamente ai Mondiali, come fece l’ultima volta nel 2010, e di affermarsi come una delle migliori nazionali asiatiche.

Andersen, 54 anni, è finito a lavorare e abitare a Pyongyang dopo una carriera passata perlopiù in Norvegia, Germania e Svizzera, per via dell’intermediazione di un imprenditore tedesco con dei contatti in Corea del Nord. Come Andersen ha detto recentemente ad AFP e al New York Times, la nazionale nordcoreana stava cercando un allenatore tedesco – non si sa perché – e l’imprenditore che lo contattò lo fece perché a conoscenza della sua doppia nazionalità, norvegese e tedesca. Nel 2015 Andersen era l’allenatore dell’Austria Salzburg, club fondato nel 2005 da alcuni tifosi in contrasto con le politiche societarie stabilite da Red Bull, azienda proprietaria della più famosa squadra della città austriaca. A dicembre dello stesso anno Andersen lasciò il suo incarico a Salisburgo e quasi contemporaneamente gli arrivò l’offerta della Corea del Nord, che accettò in breve tempo.

Allenare in Asia era uno dei suoi sogni, ha detto a Reuters: «Sono sempre stato affascinato dall’Asia e in carriera ho lavorato con diversi giocatori asiatici. Apprezzo molto la loro mentalità, quindi per me trasferirmi in Asia è stato come un sogno». Il primo e ultimo allenatore straniero della nazionale nordcoreana fu l’ungherese Pál Csernai, che rimase in carica dal 1992 al 1993. Andersen è in carica dall’11 maggio del 2016 e fra amichevoli e partite ufficiali ha guidato la squadra in undici incontri, vincendone cinque, nonostante non sia per niente facile organizzare partite amichevoli, per via soprattutto dei rapporti della Corea del Nord con gli altri paesi e per gli scarsi mezzi a disposizione.

La Corea del Nord ha mancato di poco l’accesso al terzo round delle qualificazioni asiatiche ai Mondiali del 2018, ma Andersen si dice ottimista: «I giocatori nordcoreani sono molto bravi tecnicamente e hanno una buona mentalità. Abbiamo iniziato recentemente degli allenamenti fisici specializzati e delle sedute dedicate quasi interamente alla tattica. Tutti insieme ci toglieremo delle soddisfazioni». Anche le condizioni dei giocatori stanno lentamente migliorando. Ora in nazionale ci sono due giocatori tesserati con squadre di prima divisione svizzera, il Losanna e il Lucerna, e lo scorso aprile Han Kwang Song, uno dei talenti più promettenti, è diventato il primo marcatore nordcoreano della Serie A grazie al gol segnato nella partita fra Cagliari, che lo ha comprato lo scorso marzo, e Torino.