Guardereste un film su Fruit Ninja?

Sempre più produttori di Hollywood sperano di sì, e cercano di fare film non sulle storie ma sulle cose, tipo gli emoji

In un recente articolo del New York Times Magazine, Alex French ha raccontato la storia di quelli che stanno provando a fare un film tratto da Fruit Ninja, il gioco per smartphone uscito nel 2010 e negli anni riproposto in diverse versioni. Quello che, con qualche evoluzione e variazione, consiste nell’usare il proprio dito come se fosse una spada per tagliare vari frutti che passano sullo schermo.

L’articolo è intitolato “Come tirare un film fuori dal niente – anche da un insensato gioco per cellulari”, e non racconta solo la storia di un produttore mezzo matto che sta provando a fare un film partendo da angurie infilzate in aria, bensì quella di una pratica ormai molto diffusa a Hollywood. Il 28 luglio, per esempio, negli Stati Uniti è uscito The Emoji Movie, che in Italia arriverà tra due mesi, con il titolo Emoji – Accendi le Emozioni. Parla della vita di alcuni emoji che vivono dentro uno smartphone, nella città di Textopolis, e di uno di loro che dovrebbe essere l’emoji usato per il “meh” ma che invece riesce a fare anche diverse espressioni, creando problemi. Tra i doppiatori della versione originale c’è anche Patrick Stewart – cioè Jean-Luc Picard di Star Trek, quello del facepalm che presta la sua voce all’emoji della cacca.

Nel suo articolo, French ha scritto che in base agli incassi di Emoji – Accendi le Emozioni (per ora ci sono solo le recensioni: pessime, incredibilmente pessime) le possibilità di vedere effettivamente un film su Fruit Ninja potrebbero aumentare o diminuire molto. Tripp Vinson, il produttore che sta provando a fare il film, potrebbe quindi scoprire di avere tra le mani una potenziale macchina da soldi o, forse, di aver fatto un investimento sbagliatissimo. Vinson è un produttore sulla quarantina che French descrive come «prepotentemente bello» e che nei 14 anni in cui ha lavorato a Hollywood ha prodotto o co-prodotto 19 film, soprattutto “film da popcorn”. Su Rotten Tomatoes i film che ha prodotto hanno un voto medio di 30 su 100. French ha scritto che anche se non è tra i favoriti per l’Oscar, sa fare il suo lavoro e soprattutto adattarsi ai tempi che cambiano.

Vinson è anche noto per essere quello la cui storia ispirò quella di Una notte da leoni (un film che però non è stato lui a produrre), perché dopo la sua festa di addio al celibato a Las Vegas sparì per un po’ di tempo. Ha raccontato (tra gli altri anche allo sceneggiatore che poi ha scritto il film) che si ubriacò e si sveglio senza ricordare molto in uno strip club, con un grosso conto da pagare. Ha però prodotto, negli anni: «un film in cui Pierce Brosnan fa il ladro (After the sunset), uno in cui Kevin Costner è un veterano della guardia costiera (The Guardian – Salvataggio in mare), un thriller psicologico con Jim Carrey (Number 23)», un paio di film sugli esorcismi, un thriller con Anthony Hopkins (Premonitions), una commedia romantica con Anna Faris e Chris Evans e uno di quei film in cui qualcuno deve fare una gara di ballo.

La storia di come Vinson decise di provare a fare un film su Fruit Ninja inizia nel 2013, quando scoprì che qualcuno stava per fare un film sui Lego, quello che sarebbe poi diventato The Lego Movie. Vinson ha detto a French che la cosa lo stupì molto, perché nei Lego «non ci sono veri personaggi, non c’è una storia, non c’è un tema di base. Non c’è niente». In quel periodo Vinson stava cercando nuove idee e si stava accorgendo che anziché pensare storie nuove, Hollywood stava cercando di fare film su “proprietà intellettuali” già esistenti, perché fare film su qualcosa che già esiste vuol dire offrire quel film a un pubblico che già esiste.

Come ha fatto notare French, ormai per Hollywood fare storie tratte da cose pre-esistenti è quasi una necessità: nel 1996, 9 dei 20 film che incassarono di più erano basati su sceneggiature originali. Nel 2016 solo uno (La La Land) non era il seguito di qualcos’altro, la continuazione di una saga o un film tratto da qualcosa di precedente. In certi casi si tratta di saghe o film tratti da libri, in altri di film tratti da giochi per cellulari, come è già successo per il film su Angry Birds, che è stato recensito in modo negativo ma ha incassato più di 300 milioni di euro in giro per il mondo.

Prima del 2013, Vinson aveva già fatto qualcosa di simile producendo alcuni film tratti da storie già raccontate da qualcun altro: uno basato sulla storia di Hansel & Gretel e un paio sulle storie di Jules Verne (entrambe non coperte da diritti d’autore, perché particolarmente vecchie). Ma in quel caso si trattava di storie, non di prodotti (come invece per Lego Movie). Vinson, che in quel momento era alla ricerca di una nuova storia da trasformare in un film, la cercò nuovamente tra i libri non più coperti da diritto d’autore ma non trovò niente che lo convincesse. Provò allora con i videogiochi ma andò male anche lì. Perché, come ha detto a French, le più importanti case di produzione di videogiochi ormai si producono i film da sole e «molte altre sono difficili da convincere». Il motivo è che pochi film tratti da videogiochi vanno bene a Hollywood e le case che li producono temono che un brutto film faccia diminuire le vendite del videogioco, anziché farle aumentare.

Vinson decise quindi di provarci con i giochi per smartphone e finì per imbattersi in Fruit Ninja, che è stato scaricato più di un miliardo di volte. Contattò quindi Halfbrick, la società che lo produce. Sam White, vice presidente della sezione di Halfbrick che si occupa di fornire le licenze per l’uso dei prodotti della società, ha detto che «fu una telefonata spiazzante» perché sebbene la società avesse lavorato a una serie tv tratta dal gioco, «un film di Hollywood era una specie di sacro Graal». Vinson si accordò con Halfbrick, comprò i diritti per un film su Fruit Ninja e si mise a cercare qualcuno disposto a tirare fuori una storia da film da un’app che consisteva nel tagliare della frutta usando il dito come se fosse una spada: «Non c’erano protagonisti o antagonisti, non c’era una mitologia di fondo, una morale».

Vinson parlò della cosa con J. P. Lavin e Chad Damiani, due sceneggiatori che non sono ancora riusciti a trasformare un loro lavoro in un film. French ha scritto che sono entrambi sulla quarantina e che tirano avanti provando a vendere idee per programmi televisivi o film. Per esempio quella per “Terminally Phill”, in cui il membro di una confraternita finge di stare per morire per evitare di farsi cacciare dall’università; o “Kamikaze Love”, su un barista che si innamora di una donna giapponese che è stata portata negli Stati Uniti per sposarsi con un boss della Yakuza, la mafia giapponese. Hanno anche scritto la sceneggiatura per il film Max Steel, solo che il film è tratto da un’altra, non dalla loro.

Dopo aver parlato con Vinson, Lavin e Damiani scaricarono per prima cosa Fruit Ninja, perché non ci avevano mai giocato. French ha scritto: «Erano d’accordo su una cosa: non c’era niente» e ha aggiunto che il lato positivo del fatto che non ci fosse niente era che «avevano una grande libertà creativa». Iniziarono quindi a tirare fuori le idee: una aveva a che fare con un libro magico e un cattivo e oscuro signore della frutta, mentre un’altra riguardava un esperimento scientifico finito male. Vinson le bocciò. Poi ne ebbero una che lui approvò. French l’ha spiegata così:

Ogni duecento anni circa, una cometa passa vicino alla Terra depositando parassiti che finiscono in una fattoria e ne infettano i frutti. I frutti infettati si mettono quindi a cercare degli ospiti umani. L’unica cosa che può salvare l’umanità da morte sicura è una società segreta di ninja che uccidono i frutti cattivi e salvano gli umani dando loro un anti-frutto. I taglia frutta sono ovviamente reclutati in base alle capacità dimostrate dagli utenti giocando a Fruit Ninja.

Il film, nell’idea di Lavin e Damiani, dovrebbe quindi avere per protagonisti degli eroi per caso, dei giocatori di Fruit Ninja che, proprio perché particolarmente bravi, finiscono per salvare il mondo. Dopo aver trovato l’idea, Lavin e Damiani passarono quindi alla fase in cui si propone l’idea a vari finanziatori. Hanno raccontato che sembrò piacere a molti, ma che nessuno si decise a metterci davvero dei soldi. Qualche mese fa New Line Cinema, una sotto-società di Warner Brothers specializzata soprattutto in commedie e film horror, ha comprato la loro idea. Questo non vuole dire che l’idea di Vinson – trasformata in una storia da Lavin e Damiani – diventerà effettivamente un film. Le case di produzione comprano i diritti per fare decine di film – giusto per evitare che li comprino altri – ma poi ne producono solo una piccola parte.

Lavin ha detto: «Speriamo che Emoji – Accendi le Emozioni abbia successo perché sarebbe la prova che si possono fare film su proprietà intellettuali come quella». Le strade che potrebbe prendere il film su Fruit Ninja, quindi, sono infinite: potrebbe replicare il grande successo dei film sui Lego o potrebbe anche non essere nemmeno realizzato. French ha anche aggiunto di aver parlato del film su Fruit Ninja con Dan Lin, uno dei produttori dei film sui Lego. Ha detto che molte società lo chiamano per fare con i loro prodotti quello che ha fatto con i Lego, cioè inventarsi una storia e far loro guadagnare un sacco di soldi. Lin ha detto che, secondo lui, «il 95 per cento dei prodotti non sono però Lego-izzabili». French gli anche chiesto che cosa ne pensasse del film su Fruit Ninja. «Dio mio, chi lo sta facendo?», ha risposto Lin.

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